Le mille diagnosi sul Coronavirus. Ma Quale prognosi?

Come Noè e la sua famiglia, nell’Arca, si erano volontariamente reclusi in attesa che arrivasse la colomba ad annunciare la fine del diluvio, così anche noi ci siamo reclusi e siamo in attesa che finisca il contagio coronavirus e si possa ricominciare a vivere. Ma differentemente da Noè siam costretti ogni giorno ad ascoltare e leggere le mille opinioni–diagnosi di ciò che succederà.

Sul Corriere della Sera di oggi (3 aprile) è apparso un articolo: “Coronavirus, la verità è che per noi cambierà l’intera esistenza”, del Nobel per la letteratura 2019, la polacca (verde e di sinistra) Olga Tokarczuk, che annuncia la fine di questa civiltà spiegando, poeticamente, che noi siamo solo mortali e dovremmo domandarci cosa cerchiamo davvero.  Ma poi non ci dice cosa, e come, dovremmo cercare. La premio Nobel si limita a lamentare che in questa situazione emergono egoismi, diffidenze, diseguaglianze economiche e sociali. Viene fuori una famiglia che ci stanca, legami matrimoniali allentati, figli che diventano dipendenti da Internet. Il tutto ci farà comprendere la inutilità e sterilità della situazione attuale, aggiungendo che non dobbiamo meravigliarci se aumenterà il numero dei suicidi, omicidi, e malattie mentali. E così, ci spiega Olga, si dissolverà il paradigma della civiltà che ci ha formato negli ultimi 200 anni, cioè che siamo i signori del Creato, possiamo tutto e il mondo appartiene a noi. Questa conclusione, che sembrerebbe in principio riferirsi alla civiltà illuminista, diventa   sospettabile di essere ambientalista, ma soprattutto   piena di sfiducia verso l’uomo. Questa è la verità? Mah!

In realtà il sistema che dovrebbe oggi essere rifiutato è un sistema disordinato che ha rifiutato leggi naturali. Un sistema nichilista che ha rifiutato che la vita abbia un senso, in cui l’uomo geniale in conoscenza, ma immaturo in sapienza, ha lasciato che gli strumenti sofisticati, da lui creati, prendessero autonomia morale e gli sfuggissero di mano incontrollati. Questo sistema non era sostenibile, e ben due Pontefici saggi (San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) ci avevano avvertito, inascoltati, da decenni. Non può infatti essere sostenibile un sistema dove l’essere umano è considerato un animale solo intelligente, frutto del caos, evoluzione di un bacillo, di cui è ridotto ad avere pari dignità. Non è sostenibile poter considerare la creatura umana un animale intelligente che la scienza potrebbe perfezionare, se non fosse per la religione cattolica che si ostina (si ostinava) a conferirgli una sacra dignità di figlio di Dio.

Questa pandemia, con le sue sofferenze, potrà far riflettere l’uomo a ricercare il suo ordine naturale e riequilibrare in lui conoscenza e sapienza?  Il grande e sensibile scrittore americano di famiglia ebraica, Saul Bellow, anch’egli Nobel per la letteratura nel 1976, scrisse una considerazione memorabile: <la sofferenza è l’unico mezzo valido per rompere il sonno dello Spirito>. Ecco una riflessione per queste angosce che stiamo vivendo. Anche Eschilo, il grande drammaturgo greco del V°sec. a.C., nel suo Agamennone, scrive che <La saggezza si conquista con la sofferenza>. Queste due considerazioni laiche, mi permettono di riferirmi al pensiero cattolico sulla sofferenza, essendo così dimostrato che questa non è retaggio del cattolicesimo, bensì della saggezza. La sofferenza chiarisce all’uomo il senso della vita, lo rende più comprensivo verso il prossimo, ma soprattutto da all’uomo consapevolezza della propria forza, gli rafforza la capacità di resistere, ma ancor più di riscostruire.

Capacità di ricostruire, ecco quello di cui oggi abbiamo bisogno. È vero, questa sofferenza di coronavirus indebolisce chi ha fede solo in sé stesso. Ma questa sofferenza fortifica chi ha fede nel Creatore e si sente bisognoso di acquisire le virtù necessarie a fronteggiare detti effetti del coronavirus, conquistando le citate capacità di “resistere e ricostruire”. Virtù necessarie, dicevo. Laicamente preciso che non mi voglio riferire solo alle ben conosciute virtù Teologali (Fede, Speranza, Carità), ma a quelle Cardinali, quelle apprezzate da Platone, cioè: Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza. Perchè queste virtù son oggi chiave di successo nella battaglia che stiamo combattendo. La Prudenza ci aiuta a discernere in ogni crcostanza cosa è bene o male scegliere. La Giustizia ci permette di realizzare ciò che è bene. La Fortezza, nelle difficoltà, ci dà la fermezza, la costanza e la forza per resistere e non scoraggiarsi. La Temperanza ci aiuta ad accogliere, accettare le privazioni che dovremo affrontare. In ciò consiste la grandezza delle virtù che nascono nella saggezza della civiltà cristiana, dimenticate, ma da riscoprire. Ecco, questa è una indicazione, una prognosi da proporre a chiunque.

Fonte: La Verità, 7 Aprile 2018

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