Attenzione! Il futuro del Brasile e della Civiltà Cristiana è minacciato da un virus!

C’è stato o c’è in molti Paesi un confronto pubblico sulla strategia appropriata per affrontare l’epidemia di virus SARS-Cov2. Non si tratta solo di un dibattito tecnico tra specialisti in virologia ed epidemiologia (circa le migliori misure per contenere il virus) o tra medici (riguardo il miglior trattamento per i pazienti di Covid-19), ma è sfociato anche nell’ambito del diritto, della filosofia politica e della religione, a causa del confinamento della popolazione e delle restrizioni alle libertà pubbliche – in particolare quella di culto – imposte dalle autorità nazionali o regionali, nonché del ruolo nefasto svolto dal regime comunista cinese nell’odierna congiuntura e delle richieste da parte di alcune correnti ideologiche di una nuova governance mondiale (prima sanitaria e poi economica, ecologica e persino religiosa). In ogni paese, questo dibattito ha assunto caratteri specifici, ma le questioni fondamentali in discussione sono molto simili ovunque. Da questo punto di vista, è di interesse particolare la Dichiarazione pubblicata il Venerdì Santo dall’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, dal titolo: “Attenzione! Il futuro del Brasile e della civiltà cristiana è minacciato da un virus! – Il concetto cattolico di Bene Comune è l’antidoto contro la manipolazione ideologica della pandemia di coronavirus”. Tale dichiarazione fornisce chiarimenti dottrinali, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, validi per tutti i tempi e tutti i luoghi, anche se la loro applicazione pratica può variare a seconda della realtà locale. I nostri lettori trarranno sicuramente beneficio dalla sua lettura.

IL CONCETTO CATTOLICO DI BENE COMUNE È L’ANTIDOTO CONTRO LA MANIPOLAZIONE IDEOLOGICA DELLA PANDEMIA DI CORONAVIRUS

Il Brasile e quasi tutti i paesi stanno vivendo la Settimana Santa più triste della loro storia a causa della minaccia di una pandemia, ma soprattutto a causa della privazione delle celebrazioni e delle grazie di questa festività, attraverso la quale la Chiesa ricorda, dal lontano 389, la Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Viviamo, quindi, uno di quei momenti che segnano la storia e definiscono il futuro che ricadrà sulle generazioni che seguiranno.

La pandemia di Coronavirus, oltre al suo aspetto medico, potrebbe portare ai più grandi cambiamenti che l’umanità abbia mai dovuto affrontare in questi duemila anni di cristianesimo.

Trasformazioni che sono già in atto senza che quasi nessuno le analizzi in profondità e presenti una visione d’insieme in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica, e che vengono assorbite con rassegnazione di fronte a una calamità pubblica presentata con proporzioni apocalittiche.

“Confisca”, “ridistribuzione del reddito”, “nuovo modello economico”, “imposta patrimoniale”, “organizzazione della produzione al fine di affrontare la pandemia” ecc., sono temi sempre più comuni nei media. Allo stesso tempo, si diffondono notizie ricolme del vecchio rancore della “lotta di classe”, mettendo a confronto le quarantene nelle “magioni” e nelle “favelas”.

Dire che il mondo “non sarà mai più lo stesso” è diventato un nuovo “slogan”, ripetuto in vari ambiti sociali. Sarà un mondo più “egualitario”, “ecologico”, “post-industriale”. 

Tuttavia, questo “nuovo mondo”, secondo i suoi profeti, non consisterebbe in una correzione degli errori del passato e in un “Ritorno all’ordine” [1], basato sulla Legge Naturale e sui principi di una società organica, ma in un mondo utopico, come quello degli ecologisti e degli indigenisti più radicali, o quello sognato dai sostenitori di una governance mondiale, prima sanitaria, poi ecologica e, per finire, politica, se non  addirittura filosofica e religiosa.

Per ovviare a questo pericolo e ispirandosi all’opera Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo, pubblicata dal Prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel 1966, l’Istituto che si vanta di portare il suo nome presenta al pubblico brasiliano questa prima analisi dei rischi che affrontiamo in quest’ora critica, nella speranza che sia utile per mettere all’erta spiriti generosi, che potrebbero essere vittime involontarie di una vasta manipolazione ideologica.      

Tale analisi è fatta sulla base dei principi della Dottrina Sociale della Santa Chiesa, che ora più che mai devono essere ricordati, dal momento che vengono taciuti da così tante cattedre episcopali infettate dal virus della Teologia della Liberazione.

Sono proprio questi principi dell’insegnamento tradizionale della Chiesa cattolica che, in questo momento di confusione e relativismo, indicheranno la direzione necessaria a una umanità che ha riposto tutta la sua fiducia nella tecnica e nella scienza moderne e che, all’improvviso, si trova immersa nell’insicurezza di fronte a un futuro incerto e minaccioso.

 

  1. Il vero concetto di bene comune

In nome del “bene comune”, la preoccupazione per la salute fisica degli uomini ha monopolizzato la discussione pubblica.

Tuttavia, il bene comune non è limitato al senso utilitaristico e “secolare” che ha preso il sopravvento nelle democrazie moderne; il suo vero concetto ha una serie di conseguenze particolarmente valide per l’attuale crisi.

Dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa [2]:

         164 (…) Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s’intende «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente». (…) Come l’agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l’agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.

E anche:

            170 Il bene comune della società non è un fine a sé stante; esso ha valore solo in riferimento al raggiungimento dei fini ultimi della persona e al bene comune universale dell’intera creazione. Dio è il fine ultimo delle sue creature e per nessun motivo si può privare il bene comune della sua dimensione trascendente, che eccede ma anche dà compimento a quella storica. Questa prospettiva raggiunge la sua pienezza in forza della fede nella Pasqua di Gesù, che offre piena luce circa la realizzazione del vero bene comune dell’umanità. La nostra storia — lo sforzo personale e collettivo di elevare la condizione umana — comincia e culmina in Gesù: grazie a Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui, ogni realtà, compresa la società umana, può essere condotta al suo Bene sommo, al suo compimento. Una visione puramente storica e materialistica finirebbe per trasformare il bene comune in semplice benessere socio-economico, privo di ogni finalizzazione trascendente ovvero della sua più profonda ragion d’essere.

Come separare la preoccupazione per l’economia da altri aspetti della vita umana ridurrebbe l’uomo alla sua dimensione meramente storica e materialistica, così la preoccupazione per la salute fisica, se non fosse armonizzata con le altre esigenze trascendenti dell’uomo e subordinata al bene morale, finirebbe per negare il “bene comune” stesso.

 

  1. Il bene comune è prima di tutto spirituale

È quindi una grave inversione di valori e una negazione del vero “bene comune” chiudere le chiese in questo momento, impedendo ai fedeli di avere accesso ai sacramenti.    

Il ministero religioso è di evidente utilità pubblica. Le chiese devono essere aperte, il culto pubblico deve continuare e i sacramenti devono continuare ad essere amministrati, a condizione che, naturalmente, le regole prudenziali siano rispettate per evitare il contagio.

In ogni caso, i sacerdoti devono avere pieno diritto di movimento – analogo a quello del personale sanitario o degli agenti dell’ordine pubblico – in modo che possano servire i fedeli, specialmente i moribondi, negli ospedali e asili.

Da un punto di vista giuridico, nel caso di un’attività lecita e esplicitamente protetta dalla Costituzione federale, il Potere pubblico non può impedirne l’esecuzione purché le norme di salute e prudenza siano rispettate. E, soprattutto, spetta alla Chiesa – e non allo Stato – avere l’ultima parola su questo argomento.

Su questo, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico a Washington, in una recente intervista ha detto: “Comprendo e condivido le preoccupazioni fondamentali sulla sicurezza che le autorità richiedono per la salute pubblica. Proprio come hanno il diritto di agire su questioni che riguardano i nostri corpi, così l’autorità ecclesiastica ha il diritto e il dovere di occuparsi della salute delle anime, e non può privare i suoi fedeli del nutrimento della Santissima Eucaristia, né tantomeno della Confessione, della Messa, del Santo Viatico”.

Il rispetto per la pratica religiosa diventa tanto più necessario quando si sa che il sistema immunitario delle persone, in particolare degli anziani e le persone con malattie gravi, è indebolito dal panico, dalla depressione psicologica e dall’afflizione. La privazione della pastorale religiosa non può che avere un impatto deleterio sulla salute pubblica. In effetti, lo stesso Presidente della Repubblica, Jair Bolsonaro, l’ha riconosciuto in un recente decreto, considerando le Messe come un’attività essenziale.

Tradiscono la loro sacra missione quei pastori che non solo si piegano, senza protestare, alla violazione del diritto naturale e costituzionale della libertà di praticare la religione, ma che addirittura si anticipano alle autorità applicando le norme sanitarie anche più rigorosamente di quanto il potere pubblico abbia indicato.

 

  1. Il bene comune risulta da una armonizzazione di vari interessi

La salute è uno degli elementi principali della vita collettiva. Ma non è un valore supremo, né un diritto assoluto che prevalga sul bene morale o che possa mettere a repentaglio l’esistenza e il futuro di una nazione.

Ancora è il Compendio della Dottrina Sociale Cattolica che ci dice [3]:

                   169 Per assicurare il bene comune, il governo di ogni Paese ha il compito specifico di armonizzare con giustizia i diversi interessi settoriali. La corretta conciliazione dei beni particolari di gruppi e di individui è una delle funzioni più delicate del potere pubblico. Non va dimenticato, inoltre, che nello Stato democratico, in cui le decisioni sono solitamente assunte a maggioranza dai rappresentanti della volontà popolare, coloro ai quali compete la responsabilità di governo sono tenuti ad interpretare il bene comune del loro Paese non soltanto secondo gli orientamenti della maggioranza, ma nella prospettiva del bene effettivo di tutti i membri della comunità civile, compresi quelli in posizione di minoranza.

Non è sufficiente seguire la volontà della minoranza o anche della maggioranza. Va preso in considerazione il bene comune del paese.

Pertanto, si deve cercare un equilibrio tra le esigenze di lotta all’epidemia e quelle richieste dalla vita collettiva [4], che non può essere gravemente minacciata, anche nei suoi valori più fondamentali, da decisioni provocate dal panico.

Decisioni che possono portare non solo a più morti a causa del virus, ma anche a morti e fame derivanti da imprevedibili disastri sociali ed economici.

È inoltre paradossale vedere organizzazioni internazionali, gruppi ideologici e mediatici, ardenti difensori del sacrificio di vittime innocenti attraverso l’aborto e l’eutanasia, divenire ora sostenitori appassionati del diritto alla vita come valore unico. La loro ipocrisia rivela che la loro vera motivazione è quella di promuovere un’agenda ideologica.

Per alcuni, tale agenda consiste nell’utopia di un Nuovo Ordine Mondiale totalitario. Per altri, al contrario, in una dissoluzione dell’attuale civiltà e nel cammino verso la vita tribale utopica difesa dai seguaci della Teologia della liberazione e dell’ecologismo radicale.

 

  1. Nell’ambito temporale, spetta al Potere Esecutivo armonizzare i diversi interessi in conflitto, in nome del vero bene comune

Non spetta alle organizzazioni internazionali, né agli esperti di salute, né ai media, né alle lobby ideologiche, ma solo all’autorità pubblica determinare le misure appropriate per combattere l’epidemia e, contemporaneamente, armonizzare gli interessi in conflitto. Questa autorità riceve da Dio il potere e le grazie soprannaturali per prendere le sue decisioni, che vanno ubbidite a meno che non contraddicano il bene morale, fondamento di tutta la Legge Naturale.

La lotta contro il Coronavirus, nella misura in cui ha implicazioni sociali, politiche, economiche e persino religiose (come la chiusura delle chiese) non è solo una questione di salute pubblica. Il suo impatto va ben oltre la salute fisica e immediata dei cittadini.

Di conseguenza, nelle democrazie moderne, in cui vi è una separazione dei poteri, il bene comune richiede che l’ordine istituzionale sia rispettato e che, pertanto, a decidere quali siano le misure appropriate da prendere siano le autorità del potere esecutivo, nei loro rispettivi livelli         

Spetta a queste autorità delineare gli scenari delle conseguenze in ciascun settore – e non solo dal punto di vista della sanità pubblica – al fine di essere in grado di prendere la decisione adatta alla società nel suo insieme.

È una seria minaccia al bene comune che il Potere Legislativo o il Potere Giudiziario si attribuiscano il diritto di decidere su tali questioni, come è accaduto in alcuni casi e non solo in Brasile, andando oltre le loro funzioni naturali, legiferando o controllando la legalità di certe misure.

Un’incursione del potere giudiziario nella sfera del potere esecutivo non solo eccede le sue funzioni, ma è anche paradossale, poiché tale potere è sempre stato concepito a difesa delle libertà pubbliche di fronte alle limitazioni imposte da altri poteri statali. Ora questa situazione sembra invertirsi e vediamo decisioni giudiziarie che negano persino il diritto d’espressione [5] di quanti sono contrari a un “pensiero unico” che viene imposto a tutta la società.

 

  1. Il bene comune esige che le limitazioni alle libertà pubbliche siano transitorie

Un altro paradosso è quello della sinistra brasiliana. Coloro che, in un non troppo lontano passato della nostra storia, erano difensori delle libertà pubbliche e dei diritti individuali, oggi promuovono misure estreme di controllo della popolazione e vogliono che tali misure siano applicate per un tempo indefinito.

Alcuni addirittura difendono la necessità di meccanismi di controllo internazionali in grado di combattere efficacemente situazioni come il Coronavirus.

E non è raro che si faccia riferimento al sospetto e propagandato successo del modello cinese che, secondo i suoi sostenitori, avrebbe combattuto la diffusione del virus senza riguardo alle garanzie individuali …     

L’isolamento obbligatorio in molti paesi non è più un’ipotesi lontana. A causa della pandemia, oltre il 40% della popolazione mondiale è già confinata nelle proprie case [6].

Nel suo libro principale, Rivoluzione e Controrivoluzione, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira afferma la necessaria transitorietà di un governo forte per affrontare una crisi come questa.

Parlando del concetto di “dittatura”, ha scritto: “Vi sono circostanze che esigono, per la salus populi, una sospensione provvisoria di tutti i diritti individuali e l’esercizio più ampio del potere pubblico. Perciò la dittatura può, in certi casi, essere legittima“.

Tuttavia, per essere legittima, ci vogliono certi requisiti, tra cui:

1 – “(…) Deve sospendere i diritti, non per sovvertire l’Ordine, ma per proteggerlo. E per Ordine non intendiamo soltanto la tranquillità materiale, ma la disposizione delle cose secondo il loro fine e secondo la rispettiva scala di valori”. (…)

2 – “Per definizione, questa sospensione deve essere provvisoria, e deve preparare le condizioni perché, il più rapidamente possibile, si ritorni all’ordine e alla normalità. La dittatura, nella misura in cui è buona, si adopera a far cessare la sua stessa ragion d’essere. L’intervento del potere pubblico nei diversi settori della vita nazionale deve essere fatto in modo che, nel più breve tempo possibile, ogni settore possa vivere con la necessaria autonomia”.       

Invece, una dittatura rivoluzionaria, che mira cioè a scristianizzare l’Occidente: “… tende a perpetuarsi, viola i diritti autentici e penetra in tutte le sfere della società per annientarle, disarticolando la vita della famiglia, nuocendo alle élite naturali, sovvertendo la gerarchia sociale, nutrendo la moltitudine di utopie e di aspirazioni disordinate, estinguendo la vita reale dei gruppi sociali e assoggettando tutto allo Stato: in una parola, favorisce l’opera della Rivoluzione. Esempio tipico di tale dittatura è stato l’hitlerismo. Perciò la dittatura rivoluzionaria è fondamentalmente anticattolica”.      

Il principio che dovrebbe applicarsi, quindi, nell’attuale emergenza, è che l’estensione e la durata delle restrizioni alle libertà pubbliche e alla vita normale dovrebbero essere le minori possibili e non viceversa.

 

  1. Persino in situazioni di emergenza, il bene comune richiede il rispetto del principio di sussidiarietà

Mentre le autorità pubbliche rappresentano il capo del corpo sociale, svolgendo un ruolo direttivo essenziale, la vita nella società deriva dall’attività e dall’energia sviluppate da tutte le cellule del corpo sociale.

Spetta non solo allo Stato, ma anche alla società civile, contribuire a combattere la pandemia. Un combattimento le cui attività non possono essere semplicemente assunte dal governo con il pretesto dell’emergenza nazionale.

Sia la proprietà privata che la libera impresa, nonché i diritti dei genitori e delle società intermedie devono essere rispettati in tutta la misura possibile e, anche se  fosse necessario limitarli, devono essere risarciti in modo equo e tempestivo per il danno causato.

Sempre dal Compendio della Dottrina sociale della Chiesa:

  1. La sussidiarietà è tra le più costanti e caratteristiche direttive della dottrina sociale della Chiesa, presente fin dalla prima grande enciclica sociale. È impossibile promuovere la dignità della persona se non prendendosi cura della famiglia, dei gruppi, delle associazioni, delle realtà territoriali locali, in breve, di quelle espressioni aggregative di tipo economico, sociale, culturale, sportivo, ricreativo, professionale, politico, alle quali le persone danno spontaneamente vita e che rendono loro possibile una effettiva crescita sociale. È questo l’ambito della società civile, intesa come l’insieme dei rapporti tra individui e tra società intermedie, che si realizzano in forma originaria e grazie alla «soggettività creativa del cittadino». La rete di questi rapporti innerva il tessuto sociale e costituisce la base di una vera comunità di persone, rendendo possibile il riconoscimento di forme più elevate di socialità.              

In questo momento di quarantena, non possiamo dimenticare i medi e piccoli imprenditori, i liberi professionisti, i lavoratori autonomi e le loro famiglie, che ancora rappresentano un resto di vita organica nelle società globalizzate in cui viviamo. Questi saranno duramente colpiti dalla crisi economica, che sta già mostrando i suoi primi sintomi.

Quanto di migliore c’è nel Brasile sta nella sua gente generosa, laboriosa e innovativa.

Tali caratteristiche – derivanti dai valori morali e trascendentali con cui la Divina Provvidenza ci ha generosamente nutrito – hanno segnato profondamente il nostro Paese e sono messe seriamente a rischio nella crisi attuale.

Da un punto di vista pratico, il rispetto della sussidiarietà è tanto più necessario in quanto è chiaro che il settore privato è molto più rapido nel reagire e flessibile nell’applicazione dei rimedi che non l’apparato statale, pesante e burocratico. Il suo contributo è quindi indispensabile; non solo per affrontare l’epidemia, ma soprattutto per gli sforzi di ricostruzione nazionali che seguiranno, poiché il paese dovrà affrontare involontariamente una depressione mondiale che potrebbe essere la più grande degli ultimi secoli.

 

  1. Il bene comune esige il rafforzamento della sovranità nazionale

L’epidemia di Coronavirus ha rivelato la fragilità del mondo globalizzato e interconnesso, tutto basato sul canto delle sirene di un mercantilismo che sacrifica i “circuiti corti” di produzione e consumo a favore di “circuiti lunghi”,  non adeguatamente preparati per far fronte alle varie contingenze della vita umana (catastrofi naturali, cambiamenti geopolitici, ecc.).

Il palesamento di questa fragilità – che ha mostrato la dipendenza di buona parte del mondo dai voleri delle autorità della Cina comunista – dovrebbe portare a uno sforzo di reindustrializzazione del Brasile e ad una politica di partenariati commerciali che rendano la nostra economia meno dipendente dalla Cina e più orientata a soddisfare le esigenze del consumo nazionale.

Per lo stesso motivo, dobbiamo garantire che i gioielli della nostra industria, delle nostre terre e della nostra ricchezza nazionale, svalutate dalla depressione in arrivo, non cadano nelle mani di dubbi capitali stranieri, in particolare quello delle grandi società cinesi, tutte controllate dallo Stato e dal Partito Comunista.

 

  1. Il modello cinese di controllo sociale

Il coronavirus è nato in Cina. Ora, mediante un grande stratagemma pubblicitario, i cinesi ci offrono le mascherine per proteggerci dal virus. La stampa ha già cominciato a chiamare questa azione “Diplomazia delle mascherine” [7].

In questo mondo in cui una falsa nozione del bene comune prevale sul suo vero concetto, molti governi sono disposti a ignorare il comunismo cinese – incluso la sistematica mancanza di rispetto per i diritti individuali della popolazione, ridotta a dover svolgere lavoro schiavo – per ricevere aiuto in questo momento di pandemia.

È un’enorme rottura delle barriere ideologiche operata in tutto il mondo, senza che la stragrande maggioranza delle persone se ne accorga.

In questo contesto, non sorprende che il presidente cinese abbia persino chiamato il presidente Trump per “offrire aiuto” [8].

La Cina è stata presentata non solo come un paese modello nel contenere il virus, ma si è anche resa nota per la sua capacità di controllo sociale attraverso nuove tecniche di localizzazione digitale, riconoscimento facciale ecc.

Per quanto riguarda la Cina, per inciso, non ci sono dati affidabili. Sia la stampa sia Internet vengono censurate dalle autorità cinesi, le quali sostengono che il paese avrebbe isolato il Coronavirus.

Vi è, tuttavia, qualcosa di ampiamente pubblicizzato dallo stesso Partito Comunista Cinese ed è la sua capacità di utilizzare le ultime tecnologie per identificare e rintracciare le persone [9].

Attraverso il riconoscimento facciale sui telefoni cellulari – che indicano la posizione dei suoi utenti – le autorità cinesi sono in grado di seguire ogni individuo e sapere con chi ha avuto contatti.

Nulla sembrerebbe in questo momento più utile e seducente, e allo stesso tempo più contrario alle autentiche libertà individuali in una società organica in cui si rispetta il principio di sussidiarietà.

Non sarà in via di attuazione un nuovo modello di società interconnessa, globalizzata e socializzata in uno stato forte e sempre più livellatore?

 

  1. Il pericolo di una dittatura del pensiero unico

Il coronavirus è reale e il suo pericolo non deve essere sottovalutato; ma, a causa di un pericolo per la salute pubblica, in nome di un malinteso bene comune, non è possibile sacrificare valori, rompere le barriere ideologiche nei confronti del comunismo, accettare un “cambio di paradigma” orientato verso un nuovo mondo che sarà l’antitesi della Cristianità.

Inoltre, vi è un’altra dittatura in preparazione. La dittatura del “pensiero unico”, che cerca di mettere a tacere coloro per i quali l’uomo non è solo corpo, l’economia non riguarda solo il denaro e il vero bene comune non rinuncia ai valori morali.

In un momento in cui queste barriere ideologiche cadono per paura di un virus, è più importante che mai ricordare i principi sociali della dottrina cattolica.

 

  1. Trasbordo Ideologico Inavvertito

Nel novembre del 1965, Plinio Corrêa de Oliveira pubblicò sulla rivista Catolicismo il suo studio sul tema del Trasbordo ideologico inavvertito e del dialogo [10].

In esso, l’illustre pensatore e leader cattolico descrive la manovra attraverso cui si può condurre inavvertitamente un’intera popolazione a cambiare il modo di vedere una certa realtà.

Trattando il pericolo rappresentato all’epoca dal comunismo internazionale, senza trascurare la minaccia nucleare, Plinio Corrêa de Oliveira attirava l’attenzione su altri tipi di manovre, molto più discrete e profonde.

Manovre che avrebbero messo in moto un processo che, alla fine, avrebbe fatto cambiare posizione al “paziente”.

L’attuale pressione esercitata sull’opinione pubblica, presentando numeri spaventosi di morti e osteggiando qualsiasi opinione divergente, non sarebbe un modo per cambiare la società in cui viviamo con il pretesto di un problema di salute pubblica?

Non staremmo forse assistendo ad una grande manovra di trasbordo ideologico inavvertito, di cui saremmo anche delle vittime?  

Limitiamoci per ora a considerare quanto ha scritto il 6 aprile sul quotidiano parigino Le Figaro, sotto l’ espressivo titolo “Il confinamento: una medicina peggiore della malattia?”, il rinomato editorialista Renaud Girard, specializzato in questioni geopolitiche:

Le morti causate dal Covid-19 supereranno le centomila persone. Ciò causerà la sofferenza di centinaia di migliaia di famiglie, il che è ovviamente molto triste. Ma il buon senso deve prevalere. Molto prima della comparsa di Sars-CoV-2, le classiche malattie polmonari ostruttive stavano già uccidendo molti. Nel 2016, secondo l’OMS, hanno spento tre milioni di vite. Tuttavia, in quell’anno l’economia del pianeta non si è fermata.

Gli incidenti stradali l’anno scorso hanno ucciso oltre un milione di persone in tutto il mondo. Tuttavia, non abbiamo vietato la circolazione. Fortunatamente, il numero di morti sulle strade è stato ridotto attraverso azioni mirate (limiti di velocità, misure penali contro l’alcool al volante, airbag in auto, riparazioni stradali, ecc.). Anche contro il Covid-19 dovrebbero essere adoperate azioni mirate (screening di massa, isolamento e cure per le persone infette, attrezzature ospedaliere con respiratori, ecc.). Tutto ciò in attesa dello sviluppo di un vaccino.

Tuttavia, la mortalità mondiale potrebbe aumentare molto, per via della disorganizzazione del mondo causata da un prolungato confinamento generale. La medicina può essere peggio della malattia. Le recessioni economiche riducono l’aspettativa di vita. (…)

 “Nel Covid-19, di solito è la reazione eccessiva del sistema immunitario che finisce per uccidere il paziente. Non riproduciamo in geopolitica questo errore della natura! Restiamo calmi e asteniamoci da misure politiche radicali, che sono pericolose nel medio futuro di tutto il nostro pianeta!”[11].

 

  1. Il ruolo del Brasile

Le affollate manifestazioni che negli ultimi sette anni hanno riempito viali, strade e piazze nelle nostre città hanno avuto ripercussione mondiale e hanno contribuito a mettere il Brasile al suo posto, cioè, a renderlo un punto di riferimento.        

Governi conservatori sono stati eletti in diversi Paesi, ma in nessuno di essi abbiamo visto un tale afflusso di persone che scendevano in piazza contro il socialismo, il comunismo e le loro conseguenze.

Le grida “Rivoglio il mio Brasile” e “La mia bandiera non sarà mai rossa” erano indicative non solo del desiderio di un governo conservatore, ma anche della profonda reazione di un Paese stanco di tacere mentre il mondo politico lo ignorava.       

Questo è il Brasile ora a rischio. A rischio di una disunione dei conservatori, a rischio di un trasbordo ideologico inavvertito, che è molto più grave di quello rappresentato dal Coronavirus.

In questo momento storico, non sono solo i brasiliani a vedere la loro patria minacciata; la sta a osservare anche una parte del mondo che vede con speranza la reazione anticomunista che qui è stata così manifesta.

Il modo in cui il Brasile reagirà e affronterà la crisi innescata dal Coronavirus potrà avere una portata ancora difficile da misurare, ma non sarà certamente limitata ai nostri confini.

 

Conclusione

Nell’attuale emergenza, è necessario alzare gli occhi e considerare gli eventi da una prospettiva di lungo periodo e da un livello superiore.

Poiché Dio è onnisciente e onnipotente, sarebbe assurdo immaginarlo inconsapevole di questa pandemia diffusa in tutto il mondo, o come un Dio preoccupato solo di rafforzarci spiritualmente per affrontare il pericolo e il dolore, ma incapace di cambiare radicalmente il corso degli eventi.

Nella sua infinita Saggezza, Dio ha permesso che cause secondarie scatenassero la pandemia. Non è irragionevole chiedersi se nella sua misteriosa intenzione ci sarebbe solo il desiderio di mettere alla prova la nostra virtù, o se non ci sarebbe, soprattutto, il desiderio di correggerci dai nostri vizi e peccati, come un buon Padre che non vuole che i suoi figli si perdano per sempre.

Nel corso della storia, tutte le generazioni di fedeli hanno considerato le pestilenze come avvertimenti o punizioni divine, elevando alla sublime Maestà la commovente antifona cantata in Quaresima: Parce, Domine, Parce populo tuo quem redemisti, Christe, sanguine tuo ut non in aeternum irascaris nobis , “Perdona, Signore, il tuo popolo, redento dal sangue di Cristo; non rimanere in eterno adirato con noi”.

Privati dei sacramenti e delle bellissime processioni e cerimonie della Settimana Santa, noi brasiliani vorremmo alzare a Dio il grido penetrante di Nostro Signore nella sua agonia: “Eli, Eli, lamma sabactáni?” – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46). Ma, a differenza del Divino Redentore, nelle cui labbra la lamentela aveva perfettamente senso, dal momento che Egli è l’Agnello immacolato che si è rivestito dei nostri peccati, dalle nostre labbra la domanda non riesce ad essere pronunciata, perché la nostra natura nazionale non lo consente.

Negli ultimi decenni, tuttavia, quante leggi contrarie alla Legge di Dio! Quante bestemmie pubbliche, sostenute dalla magistratura e da altre autorità! Quante vittime innocenti sacrificate con l’aborto! Quanta corruzione dei costumi con l’accettazione del “matrimonio” tra persone dello stesso sesso, con le unioni libere, col divorzio! Quanta perversione dei bambini con l’ideologia gender! Quanto incitamento all’invidia, al furto e all’odio di classe! Quanto materialismo e ateismo pratico! … Soprattutto, quale immensa defezione dei Pastori che non guidano il loro gregge a dovere!

Come gli abitanti di Ninive nell’Antico Testamento, ciò che Dio, come un buon Padre, vuole da noi non è la morte, ma il pentimento e la conversione; non solo individuale, ma come nazione, in modo che possiamo essere di nuovo la Terra della Santa Croce in tutta autenticità.     

Questa conversione – e alcuni dei suoi requisiti sono stati indicati sopra – richiederà molti sacrifici da tutti in vista del bene comune, ma non saremo in grado di sostenerli se avremo trascurato l’onnipotenza della grazia divina e della potente intercessione di Maria Santissima, che rimase in piedi presso la Croce e che in questa tragica ora di suprema fedeltà ci è stata data come Madre.

Per scongiurare efficacemente il Coronavirus, le misure prudenziali di isolamento sociale e igiene non sono sufficienti. Soprattutto, sarà necessario chiedere aiuto a Dio attraverso la Madonna, con un sincero proposito di conversione. Questa richiesta acquisirà ancora più forza e adeguatezza se formulata dalle autorità.

In tal modo, il Brasile sarà in grado di attraversare la passione che lo affligge senza conoscere la morte, e risorgerà a Pasqua con la forza trionfante di Cristo risorto, in un’umanità rinnovata secondo la promessa della Madonna a Fatima: “Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà!“.

ATTENZIONE! IL FUTURO DEL BRASILE E DELLA CIVILTÀ CRISTIANA È MINACCIATO DA UN VIRUS!

Istituto Plinio Corrêa de Oliveira

10 aprile 2020

Venerdì Santo, Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo

________________________________________

[1] Questo è il titolo del best seller di John Horvat, vicepresidente della American Society for the Defense of Tradition, Family and Property, di cui sono state diffuse oltre 330 mila copie (cfr. https://www.returntoorder.org/)

[2] https://bit.ly/2RLoNcM

[3] Idem Ibidem

[4] Connesse con il problema sanitario ci sono poi le questioni dell’economia e della pace sociale, dato che l’epidemia mette in pericolo la funzionalità delle filiere produttive ed economiche e il loro blocco, se continuato nel tempo, produrrà fallimenti, disoccupazione, povertà, disagio e conflitto sociale (Mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste, “Coronavirus, l’oggi e il domani. Riflessioni su un’emergenza non solo sanitaria”).

[5] https://bit.ly/3ahgg7Y

[6] https://glo.bo/2XGoN1C

[7] In mezzo alla pandemia, la Cina fa la diplomazia delle mascherine: https://bit.ly/3evBhzd

[8] In una telefonata, Xi Jimping offre aiuto a Trump: https://bit.ly/2XGxZTx

[9] https://bit.ly/2RLkuOL

[10] http://www.intratext.com/X/ITA0486.HTM

[11] https://bit.ly/34JkBzz

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1 commento su “Attenzione! Il futuro del Brasile e della Civiltà Cristiana è minacciato da un virus!”

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