“Elementare, caro Ivereigh”

“Elementare, caro Ivereigh”

Non a tutti viene concesso il fiuto di Sherlock Holmes né la sua logica inesorabile. A quanto pare il sig. Austen Ivereigh non è stato beneficiato da questi doni del suo illustre connazionale. Non può dire di se stesso ciò che Conan Doyle mette sulle labbra del suo personaggio: “Sono un cervello, Watson. Il resto di me è una semplice appendice”.

In un tweet dell’8 maggio, riferendosi al documento dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira (IPCO) intitolato “La più grande operazione di ingegneria sociale e trasbordo ideologico della storia”, ha scritto quanto segue:

“Quindi questa è la fonte della petizione paranoica di Viganò firmata da Müller e supportata da Sarah. La TFP è stata anche la fonte della paura alla ‘Pachamama’ durante il Sinodo. Confermando ancora una volta che questi integristi e tradizionalisti brasiliani influenzano anche i cardinali”.

Al che è seguito un secondo tweet:

"Oh! La TFP è quella che organizza proteste omofobe, dando la caccia (ad esempio) a @JamesMartinSJ quando tiene discorsi nelle parrocchie".

Che il giovane Alexander Tschugguel, dopo il suo beau geste di lanciare le statuette della Pachamama nel Tevere, abbia tenuto la sua prima conferenza americana nella sede della TFP a Washington e abbia affermato che Rivoluzione e Controrivoluzione è il libro che più lo ha ispirato dopo la sua conversione, non significa che la TFP sia stata la fonte della sua impresa, il cui merito va attribuito interamente al suo fervore di cattolico militante.

Infatti, se Ivereigh, che oltre ad essere giornalista insegna corsi di storia contemporanea della Chiesa a Oxford, seguisse le regole della sua professione, avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione alle dichiarazioni del giovane austriaco. Questi infatti ha detto ripetutamente che ha deciso di rimuovere gli idoli esposti nella chiesa di Santa Maria in Traspontina a causa dell’indignazione suscitatagli da una conversazione avuta con i militanti della Rete Pan-amazzonica e dopo aver consultato un sacerdote suo amico.

Della TFP, Ivereigh avrebbe potuto invece citare i numerosi articoli solidamente documentati e pubblicati prima del Sinodo Panamazzonico, con i quali aveva lanciato l’allarme sulla penetrazione di culti e di credenze pagane nella cosiddetta Teologia India, i cui esponenti più in vista erano stati nominati da Papa Francesco consultori dell’evento. Ma molto probabilmente non si è preso la fatica di leggerli.

L’episodio citato mostra che Ivereigh non sembra aver afferrato la profonda sottigliezza di uno degli insegnamenti di Holmes al suo simpatico collaboratore, il dottor Watson: “Tu conosci il mio metodo. È fondato sull’osservazione delle inezie”.

Addirittura una minore propensione a fare distinguo Ivereigh l’ha dimostrata nel secondo fatto menzionato nel suo tweet: la presunta influenza del documento dell’istituto brasiliano sull’appello promosso da mons. Viganò e firmato da alcuni cardinali e prelati.

A prima vista, entrambi i documenti hanno alcuni elementi importanti in comune:

1. la denuncia del carattere sproporzionato del panico generato dall’OMS, dalle autorità nazionali e dai media in relazione al coronavirus, nonché la disapprovazione delle catastrofiche conseguenze economiche e sociali che il grande lockdown comporterà;

2. l’utilizzo di tali fattori per una manovra di ingegneria sociale su larga scala;

3. la cooperazione di settori della gerarchia cattolica nella creazione di questo clima e nel suo uso politico; 

4. la rivendicazione dei diritti della Chiesa nei confronti dello Stato.

Ma se il signor Ivereigh avesse un migliore fiuto investigativo, si sarebbe reso conto che ci sono anche non piccole differenze tra i due documenti.

Lo studio dell’IPCO, avvalendosi sempre di una abbondante documentazione, denuncia l’agenda essenzialmente ideologica della “nuova normalità”, i cui principali beneficiari sono, da un lato, la Cina comunista e, dall’altro, le correnti ecologiste, globaliste e di ultra-sinistra. La petizione di Mons. Viganò, invece, denuncia un’agenda marcatamente economica a beneficio finanziario di un settore del macrocapitalismo globalizzato: i grandi laboratori farmaceutici che ricavano buona parte dei loro profitti dai vaccini.

È il tipo di dettagli che non sfuggirebbe a Sherlock Holmes, ma che il sig. Ivereigh non comprende del tutto a causa dei suoi pregiudizi ideologici anti-TFP acquisiti in gioventù, quando frequentava i circoli cattolici progressisti in America Latina.

Lo stesso pregiudizio torna a manifestarsi nel definire come “omofobe” le proteste che la TFP Student Action organizza nei luoghi cattolici che accolgono con favore la predicazione pro-LGBT di padre James Martin.

Ivereigh non troverà mai nei documenti della TFP alcuna frase irrispettosa o oltraggiosa nei confronti delle persone omosessuali, ma solo una condanna dottrinale, fondata sull’insegnamento tradizionale della Chiesa, sulle relazioni omosessuali e sul loro riconoscimento legale. La difesa dell’ordine naturale creato da Dio è un sintomo di “omofobia”, cioè una paura irrazionale e persistente verso i simili? A quanto pare, la logica di Ivereigh è ben lungi dall’essere la “più perfetta macchina di ragionamento e osservazione che il mondo abbia visto”, per dirla con il Dr. Watson quando descrive il suo amico. Alla luce dei suddetti tweet e dopo un incontro immaginario con Ivereigh, Sherlock Holmes probabilmente brontolerebbe con un gesto di disprezzo: “Sono un po’ esausto. Mi chiedo: ‘come si sentirebbe una batteria quando scarica elettricità in un non conduttore?’”.

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