Il “dispotismo illuminato” del nuovo millennio: la dittatura degli “specialisti”

Il "dispotismo illuminato” del nuovo millennio: la dittatura degli "specialisti"

La tendenza è iniziata alcuni decenni fa. All’inizio furono i giudici in cause penali che, invece di valutare essi stessi il grado di responsabilità degli imputati o la credibilità dei testimoni, iniziarono a chiedere agli psicologi delle perizie per coprirsi le spalle. Poi vennero i politici che, per agire, cercavano copertura nei rapporti tecnici di specialisti per ogni questione. Ebbene, oggi sono i tecnici a guidare il mondo.

Prendiamo, ad esempio, le controverse misure di confinamento imposte ai 2/3 dell’umanità per ostacolare la diffusione del “virus cinese”, responsabile dell’insufficienza respiratoria e delle morti con Covid-19.

Praticamente tutti i governi hanno istituito équipe di epidemiologi e virologi per riceverne consigli. In realtà, però, queste équipe – andando ben oltre il loro mero ruolo consultivo – sono passate a “pilotare” le azioni governative, imponendo le loro indicazioni, agevolate dal fatto che l’opinione pubblica è stata precedentemente condizionata da dichiarazioni, rapidamente diffuse e amplificate da media avidi di sensazionalismo, volte a creare il panico circa la virulenza dell’epidemia e la mortalità del virus.

A metà febbraio, ad esempio, quando il Sars-Cov-2 stava migrando dalla Cina all’Italia, la scienziata italo-americana Ira Longini, una delle consulenti dell’OMS, ha dichiarato in una conferenza stampa che il virus avrebbe infettato il 66% dei 7,7 miliardi di abitanti del pianeta, causando la morte di 45-50 milioni di persone in tutti i continenti (sulla base dei dati statistici forniti dalle autorità cinesi). A partire da una notizia dell’agenzia Bloomberg, decine di media e migliaia di pagine Internet hanno riferito che il nuovo coronavirus potrebbe infettare 2/3 dell’umanità, ecc.

Una settimana dopo, la scuola medica dell’Imperial College di Londra ha diffuso una proiezione di mezzo milione di morti nel Regno Unito e di oltre due milioni negli Stati Uniti, in quanto si trattava di un virus “con una mortalità paragonabile a quella dell’influenza H1N1 del 1918”, cioè l’influenza “spagnola”, che di spagnola aveva solo il nome giacché proveniva dall’est. Poiché questa pandemia d’influenza uccise tra i 50 e i 100 milioni di persone, visto l’aumento della popolazione avvenuto nel frattempo, oggi essa causerebbe oltre 200 milioni di morti. Questo è stato il motivo per cui l’Imperial College ha “consigliato” un rigoroso lockdown della popolazione.

Una volta che queste proiezioni sono state rese pubbliche dai media, con il conseguente spavento dell’opinione pubblica, quale leader politico o governo avrebbe avuto il coraggio di non confinare i suoi cittadini al fine di non rischiare in futuro l’accusa di genocidio?

A quanto pare a nessuno è importato che, allo stesso tempo, altri specialisti, tanto o più qualificati degli esperti dell’OMS o dell’Imperial College, considerassero queste proiezioni esagerate e dissentissero dal suggerimento di un lockdown totale. Voci isolate sono rimaste semplicemente inascoltate, come quella del dott. Hendrik Streeck, il virologo che probabilmente ha visto più pazienti in Germania e che ha rilasciato un’intervista al principale quotidiano del paese, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, affermando che Sars-Cov-2 non era così pericoloso come si diceva dappertutto. O la voce del dottor Pablo Goldschmidt, prestigioso virologo argentino che ha lavorato per 40 anni in uno dei principali ospedali di Parigi: denunciando una vera paranoia, Goldschmidt ha dichiarato ingiustificate le misure adottate, arrivando ad ipotizzare che l’elevata incidenza di morti in Lombardia (regione in cui l’epidemia è iniziata in Europa) potrebbe essere dovuta all’alta concentrazione di industrie ed edifici con presenza di amianto, che porterebbero, nella popolazione più anziana, ad un’altissima incidenza di carenze polmonari latenti (soprattutto a Milano e Bergamo), un dato non trasferibile in altre aree.

Il panico era già così diffuso nell’opinione pubblica mondiale, che nessun capo di governo è tornato indietro quando il Prof. Ferguson, team leader dell’Imperial College, ha confessato candidamente in un tweet che il modello matematico utilizzato per progettare misure di controllo contro Covid-19 è stato scritto più di 13 anni fa in linguaggio programmatico C (un linguaggio estremamente vulnerabile), contenente “migliaia di righe prive di documenti”, rendendo quasi impossibile la verifica esterna (!).

Dopo la scoperta che Ferguson aveva trasgredito le misure di confinamento ricevendo due volte a casa l’amante, “una attivista ambientalista”, il corrispondente da Londra del Corriere della Sera, un giornale tutt’altro che avverso al lockdown totale, il 7 maggio così scriveva sul conto del professore dell’Imperial College: “Certo che le ha davvero sbagliate tutte, il professor Neil Ferguson (…). Non è la prima volta che Ferguson commette un errore grossolano. Lui è l’esperto che a marzo ha messo paura a Boris Johnson, dicendo che senza misure drastiche la Gran Bretagna sarebbe andata incontro a mezzo milione di morti da coronavirus (…). Ferguson non è nuovo a previsioni apocalittiche: che in passato si sono rivelate sempre infondate”.

Ed ecco che il più prestigioso giornale italiano ci rivela alcune delle perle che ornano la scheda accademica del prof. Ferguson: “Nel 2001, in piena epidemia da mucca pazza, il professore produsse uno studio in base al quale preconizzava che il morbo avrebbe ucciso 50mila persone: in questo modo convinse il governo di Tony Blair a massacrare oltre sei milioni di capi di bestiame fra mucche, pecore e maiali, non solo quelli infetti, ma anche tutti quelli delle fattorie circostanti. Ma nel 2011 un rapporto accusò Ferguson di ‘gravi errori’ per aver ignorato la composizione delle fattorie e il fatto che la malattia colpiva alcune specie più di altre: intanto però il danno procurato all’economia ammontava a 10 miliardi di sterline. E la ‘mucca pazza’ aveva fatto solo 177 vittime. Nel 2005 il virologo rincarò la dose, asserendo che l’influenza aviaria avrebbe ucciso nel mondo ben 200 milioni di persone: alla fine i morti furono solo 282. E nel 2009 una stima del governo di Londra basata sui pareri di Ferguson asserì che in Gran Bretagna l’influenza suina avrebbe spedito all’altro mondo 65mila abitanti: i decessi si fermarono a 457. Nelle ultime settimane, il professore aveva avvertito che la Svezia sarebbe andata incontro a un’ecatombe per il cocciuto rifiuto di imporre il lockdown: ma intanto gli svedesi continuano a passarsela benissimo”.

Peggio ancora, nessun governo ha anticipato le date di “rilascio” della popolazione dopo che l’Istituto di Virologia dell’Università di Bonn ha formalmente negato la letalità precedentemente attribuita a SARS-CoV-2 sulla base di uno studio approfondito nel villaggio di Gangelt, il “Wuhan della Germania”: la ricerca ha dimostrato che il tasso di infezione era stato del 15% nella popolazione e il tasso di mortalità solo dello 0,37%, cioè cinque volte inferiore rispetto alle proiezioni moderate che l’Università John Hopkins aveva previsto per il paese.

Ancora più assurdo è il fatto che attualmente le “task force” di esperti che programmano le fasi per la graduale liberazione della popolazione hanno pensato bene alla riapertura del commercio, dei mercati di strada, dei piccoli musei, ecc., ma hanno rimandato al massimo il riavvio delle celebrazioni liturgiche, anche quando le autorità religiose in certi luoghi assicuravano che la regola della “distanza sociale” sarebbe stata rispettata. Nonostante questi esperti probabilmente non pratichino alcuna religione, sembrano conoscere meglio del parroco le dimensioni delle chiese, il numero di persone che di solito partecipano alle funzioni, il grado di responsabilità che hanno per rispettare le norme, ecc.

Il presupposto della “espertocrazia” è che solo la scienza sarebbe in grado di valutare le situazioni di crisi e proporre le soluzioni appropriate, senza tener conto del fatto che si tratta di nuove sfide di cui si sa molto poco e che non esiste consenso tra gli scienziati.

Inoltre, la dittatura degli esperti non tiene conto del fatto che gli scienziati in un’area specifica vedono problemi e propongono soluzioni da un angolo limitato e che le loro analisi e proposte spesso sono in conflitto con quelle sostenute da scienziati di altre zone.

Ciò si è reso palese nella crisi aperta dal coronavirus. È evidente che, per rallentare l’espansione del virus (qualunque sia la sua contagiosità e la sua letalità), è meglio isolare il più possibile; ma è altrettanto evidente che se l’intera popolazione viene confinata per un lungo periodo di tempo, nessuno può lavorare e questo si traduce in rovina economica, innescando così un circolo vizioso di miseria e deterioramento della salute. Un economista preferisce che nessuno smetta di lavorare nonostante il rischio di diffondere il contagio; un epidemiologo preferisce invece che il mondo intero sia messo agli arresti domiciliari nonostante il rischio futuro di catastrofe economica e sociale.

A chi spetta decidere? Questo è precisamente il ruolo dell’autorità pubblica, che deve vegliare sul bene comune e cercare di armonizzare gli interessi contrastanti. E nelle democrazie moderne, in cui vi è una separazione di poteri, ciò spetta specificamente all’esecutivo. Sta ad esso prendere misure per promuovere il bene più grande o, almeno, per prevenire il male più grande. A tal fine, l’autorità pubblica deve essere guidata dalla prudenza – una virtù che va oltre la semplice conoscenza scientifica – e deve esercitare un ruolo strettamente politico, ascoltando tutte le parti.

L’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira ha pubblicato due documenti che approfondiscono la questione e meritano di essere letti per intero. Il più recente riguarda la manipolazione del panico per promuovere un’agenda ideologica e una “nuova normalità” ecologica, socialista e globalista (vedi qui); quello precedente mostra che il concetto cattolico del bene comune è l’antidoto contro la manipolazione ideologica della pandemia di coronavirus e dovrebbe guidare la soluzione della crisi (vedi qui).

Ciò che non può accadere in alcun modo è una usurpazione dei poteri dell’esecutivo, sia da parte di una “tecnocrazia” di esperti che godono della simpatia dei media, sia da parte della magistratura, che si prende il diritto di anticipare le autorità pubbliche imponendo le misure ritenute appropriate, come è accaduto nello stato brasiliano di São Luiz do Maranhão e in alcuni comuni vicini, dove il governatore ha dichiarato con un tweet che avrebbe adempiuto la decisione giudiziale.

Con il pretesto di combattere un virus, stiamo tornando al regime di “dispotismo illuminato” prevalso nell’Europa continentale nella seconda metà del XVIII secolo, fondato sullo slogan “tutto per il popolo, ma senza il popolo”, ritenuto ignorante.

Come il suo antenato, il nuovo dispotismo illuminato dei comitati di esperti ha un pregiudizio marcatamente anti-religioso, il che non sorprende, dal momento che il materialismo è uno dei preconcetti ideologici più diffusi tra gli scienziati di oggi.

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