Covid-19, Formicola: ci suicidiamo per paura di morire…

COVID 19, FORMICOLA: CI SUICIDIAMO PER PAURA DI MORIRE…

I numeri hanno la testa dura. Perciò, pur non avendo alcuna attitudine anche per la semplice aritmetica, mi piacciono. Essi riflettono la struttura stessa della creazione nella sua oggettività. La matematica come tale è una creazione della nostra intelligenza: la corrispondenza tra le sue strutture e le strutture reali dell’universo – […] il libro della natura è scritto in linguaggio matematico – suscita la nostra ammirazione” (B. XVI, Verona, 19-10-2006).

Certo, i numeri si possono falsificare; certo si possono ignorare; ma questo non modifica la realtà che dovrebbero rappresentare, tutt’al più si può ingannare qualcuno, si possono ingannare molti e persino tutti per qualche tempo, ma non tutti per sempre. E così si ha voglia di scrivere quando si fanno i conti, sommando due più due, tre nella colonna del dare e cinque in quella dell’avere. L’eventuale dissesto s’imporrà ugualmente. Prima o poi. E così in teologia, con buona pace di qualche gesuita.

I numeri sono impietosi, dunque, come la stessa realtà. Devo dire che naturalmente un discorso fondato sui numeri è giustificato – anzi doveroso – quando si parla di fenomeni sociali, come un’epidemia, che in quanto tale è definita appunto dai numeri. Ma questo non può e non deve escludere la umana pietas, che non ignori che dietro quei numeri c’è un corteo di sofferenza e di dolore. Anche un solo morto è un morto, con il suo lascito di lacrime, non un’unità d’un conteggio, e così per chi s’è ammalato e ha patito il dolore e magari le conseguenze del male che l’ha afflitto. Né la COVID 19 è una banale influenza, ma un’influenza che sa essere maligna, molto maligna. Ma tutto questo giustifica quanto accaduto?

Lo racconto con le parole del giornalista e scrittore irlandese John Waters, certo molto più perspicue delle mie, pubblicate dalla Nuova Bussola Quotidiana il 19 maggio, alla stregua della seguente tabella, riservando un ulteriore commento d’analisi delle cifre in un successivo intervento.

“Le statistiche della ‘pandemia’, che già apparivano molto discutibili, si rivelano ora frutto di esagerazione, manipolazione e falsificazione dei tassi di mortalità. Le statistiche che indicano le conseguenze del ‘lockdown’ sono tuttavia sconcertanti e, già fin dall’inizio, descrivono una civiltà in crisi. Negozi, magazzini e aziende sono stati costretti a chiudere. La produzione industriale è precipitata. Scuole e università sono chiusi. Le strade si sono svuotate, le strutture sportive sono chiuse, così come i teatri, i cinema, le caffetterie, i ristoranti, i bar e quasi tutti i servizi che si trovano in una normale società civile. Alle persone è stato ordinato dal governo di rimanere a tempo indefinito nelle proprie case e di non avere interazioni sociali con nessuno al di fuori della propria famiglia. Agli over 70 è stato proibito lasciare la propria casa. Anche in tempo di guerra, il popolo della Gran Bretagna, sotto l’attacco quotidiano degli aerei da guerra tedeschi, non era soggetto a tali restrizioni draconiane. Il paese era in guerra e minacciato di imminente invasione, eppure era ancora possibile una vita normale.

“Mentre scorrono i giorni, le settimane, i mesi di questo lockdown, l’Occidente […] ha sperimentato una crescente alienazione e sconforto, provocati dall’improvvisa esplosione di disoccupazione, chiusure di imprese, povertà diffusa e crescenti difficoltà, dislocazione sociale, aumento del crimine e della violenza, perdita di case e proprietà a causa di mutui non pagati, problemi di salute provocati da ansia e depressione, collasso di piccole imprese e imprese familiari, enormi perdite di posti di lavoro, ‘morti per disperazione’, inclusi suicidi, alcolismo e altre dipendenze, e così via: tutto questo, a sua volta, si traduce in una riduzione della salute e del benessere, personale e generale, annullando completamente e anzi sovvertendo  quelli che erano gli obiettivi dichiarati del lockdown”.

Insomma, ci siamo suicidati, ci stiamo suicidando, per paura di morire, come dice un documento dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira (https://fatimatragedyhope.info/it/2020/04/30/la-maggiore-operazione-dingegneria-sociale-e-di-trasbordo-ideologico-della-storia/). E forse non ce n’era, non ce n’è, (tanta) ragione.

Fonte: Stilvm Curiae, 19 Maggio 2020

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