Quel che l’arcivescovo Gregory avrebbe dovuto dire invece di criticare il Presidente

Quel che l’arcivescovo Gregory avrebbe dovuto dire invece di criticare il Presidente
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email

L’arcivescovo di Washington Wilton Gregory si è scagliato contro la visita del presidente Trump e della First Lady al Santuario Nazionale di San Giovanni Paolo II, nella capitale, il 2 giugno. L’evento, programmato da tempo, ha causato un pandemonio anche perché è avvenuto il giorno dopo che il presidente si era recato alla chiesa episcopaliana di  St. John, vicina alla Casa Bianca. Trump ha visitato questa storica chiesa il 31 maggio, ossia il giorno dopo che i manifestanti le avevano dato fuoco.

Quando i dimostranti sono stati sgombrati dalla zona per facilitare il tragitto a piedi del Presidente, i media e la sinistra hanno subito etichettato il fatto come un servizio fotografico a spese dei poveri manifestanti. Alla loro voce si è unita quella del clero progressista, che ha trasformato le sue critiche in un vero e proprio evento mediatico. Anche padre James Martin, il gesuita ‘costruttore di ponti’, ha twittato la sua indignazione per il gesto religioso del Presidente.

 

L’arcivescovo giudica

Il 2 giugno, quando il Presidente ha visitato il santuario cattolico, la dichiarazione ufficiale dell’arcivescovo ha insinuato che i direttori del Santuario Nazionale di San Giovanni Paolo II erano stati manipolati dall’amministrazione per fungere da sfondo della campagna presidenziale.

“Trovo sconcertante e biasimevole che qualsiasi struttura cattolica permetta di essere così palesemente usata in modo improprio e manipolata in una maniera tale da violare i nostri principi religiosi, i quali ci chiamano a difendere i diritti di tutte le persone, anche di quelli con cui potremmo non essere d’accordo”, ha detto mons. Gregory, riferendosi, appunto, a qualcuno con cui evidentemente non è d’accordo.

La dichiarazione ha molto peso, poiché l’arcivescovo è l’ex presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. Il prelato abbandona così lo stile vago normalmente usato dai vescovi nel trattare con politici e leader americani. E giudica severamente le azioni del Presidente affermando di conoscere i suoi motivi interiori, che solo Dio può sapere.

 

Ciò che i cattolici hanno bisogno di ascoltare 

Questo coinvolgimento dell’autorità ecclesiastica in questioni di piccola politica non è quello di cui i cattolici e gli americani hanno bisogno in questo momento. Le questioni chiave da affrontare vanno ben oltre il fatto che il presidente ci piaccia o meno. In effetti, è “sconcertante” che i cattolici debbano ascoltare tutto ciò quando bramano invece una guida e un orientamento spirituale. Le vaghe banalità progressiste su giustizia sociale e dignità umana non fanno nulla per fermare la violenza, piuttosto ne garantiscono la copertura.

I cattolici hanno bisogno di ascoltare tre cose dall’arcivescovo Gregory in questo momento di crisi.


Una chiara condanna

Prima di tutto una forte e inequivocabile condanna di quanto sta accadendo nelle rivolte. Gli incidenti brutali che hanno scatenato la protesta non devono essere il pretesto per una violenza peggiore. Da quando la somma di due errori porta a una cosa giusta?

Il ruolo della Chiesa è di parlare contro l’ingiustizia, la violenza e gli attacchi ai più vulnerabili. È tempo di parlare contro gli agitatori che stanno usando tattiche terroristiche per distruggere i resti di ordine nella nostra società. Dovrebbero esserci preghiere per le donne indifese, i vecchi e i bambini, che vengono spietatamente attaccati nelle strade o addirittura intrappolati in edifici in fiamme, mentre i rivoltosi bloccano l’accesso alle autopompe. 

Bisogna dire qualcosa per consolare i poveri proprietari le cui piccole imprese e vite sono rovinate. Dovrebbero esserci preghiere speciali per la sicurezza dei poliziotti che ogni notte rischiano (e danno) la propria vita per proteggere i loro vicini dai pericoli. Infatti, “nessuno ha un amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici” (Giovanni 15,13).

L’arcivescovo dovrebbe censurare invece la distruzione insensata della proprietà e la deturpazione dei monumenti. I luoghi di culto della Chiesa vengono incendiati e ricoperti di graffiti.

Ambigue richieste di “solidarietà” con le proteste, divenute violente, servono solo a infiammare la situazione e ad appoggiare le narrazioni di lotta di classe, così contrarie ai Vangeli, che invece promuovono l’armonia sociale.

 

Un appello per tornare in chiesa

Un secondo messaggio che i cattolici devono ascoltare dall’arcivescovo riguarda la riapertura delle chiese e l’accesso ai sacramenti. Intere regioni della nazione ne sono ancora prive. Le persone stanno morendo senza confessione né conforti religiosi. In un momento in cui i manifestanti affollano le strade, chiese che possono contenere centinaia di fedeli sono spesso limitate a 10 o 25 persone. E non sembra esserci alcuna fretta ecclesiastica per riaprire.

I cattolici vogliono ascoltare un messaggio coerente dai vescovi, un’assicurazione che sono sensibili all’urgenza della situazione. I leader devono essere espliciti nel sottolineare la contraddizione tra ristoranti e grandi magazzini semi-pieni e chiese quasi vuote. Abbiano pietà dei fedeli, che non hanno il nutrimento spirituale dei sacramenti per non morire.


Dove sono i motivi per il perdono e la correzione?

Ultimo messaggio per i cattolici da parte dell’arcivescovo dovrebbe essere il riconoscimento che la violenza e la lotta sociale sono una conseguenza dei peccati della nazione. Questo è il momento di parlare del peccato. I peccati della blasfemia pubblica, dell’aborto procurato, del “matrimonio” tra persone dello stesso sesso, delle ore di storia per bambini guidate da Drag Queen, dell’uso di droghe e altri mali simili stanno facendo a pezzi il paese.

I vescovi cattolici dovrebbero guidare i fedeli nella preghiera, chiedendo perdono. Dovrebbero esserci atti di riparazione nelle chiese riaperte e suppliche speciali alla Madre di Dio perché abbia pietà della nazione e ponga fine alla violenza. Vi dovrebbe poi essere l’invito ai fedeli a modificare le loro vite e a non peccare più. Insomma, il messaggio che deve essere ascoltato è lo stesso dato dalla Madonna a Fatima nel 1917. Oggi il mondo sta assistendo alle conseguenze dell’avere ignorato i suoi avvertimenti.

Ci sono poche possibilità che l’arcivescovo Gregory consegni questi messaggi. La maggior parte dei nostri vescovi cattolici preferisce dichiarazioni vuote che si conformino alle ultime mode del vangelo sociale o dei teologi in errore. Procedono lungo il sentiero dell’autodemolizione. I fedeli che insistono nel seguire la tradizione della Chiesa ricevono ben poco incoraggiamento. Nel frattempo, l’America brucia. Molto sconcertante.

Fonte: TFP.org, 3 Giugno 2020

©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

More to explorer

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.