Il “complottismo” alla luce della dottrina cattolica

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José Antonio UretaIl segretario generale delle Nazioni Unite, ed ex presidente dell’Internazionale Socialista, Antonio Guterres ha rilasciato un’intervista all’Osservatore Romano, organo ufficioso della Santa Sede da quasi 160 anni. Sollecitato su come affrontare il sentimento di paura diffuso negli ultimi tempi, l’alto dignitario ha risposto che “nelle ultime settimane c’è stata una impennata delle teorie del complotto e dei sentimenti xenofobi”, facendo un velato riferimento alle accuse sollevate contro il governo comunista cinese. Nutrimento della paura sarebbe “una epidemia di disinformazione”, una vera “montagna di storie e post fuorvianti pubblicati sui social media”.

Al fine di rettificare le notizie, Guterres informa di aver “lanciato una iniziativa delle Nazioni Unite di risposta alle comunicazioni chiamata Verified, volta a dare alla gente informazioni accurate e basate sui fatti” e incoraggia i leader religiosi a utilizzare le proprie reti di comunicazione per “sostenere i governi nel promuovere le misure di salute pubblica raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – dal distanziamento fisico a una buona igiene – e per  smentire false informazioni e voci”1.

L’intervista mette in evidenza che attualmente vi è uno scontro tra due punti di vista circa la cosiddetta “crisi del coronavirus”, che sarebbe meglio chiamare “crisi del lockdown”: da una parte c’è la versione ufficiale, ampiamente diffusa dai media mainstream, mentre dall’altra c’è la versione alternativa, limitata ai social network. Ma la versione alternativa sta guadagnando così tanti sostenitori che le Nazioni Unite si sono viste costrette a montare una doppia offensiva di discredito: il sistema Verified  per monitorare e confutare ciò che viene detto sui social network e l’applicazione della infamante etichetta di “complottiamo” per quanti mettono in discussione la versione ufficiale. Una etichetta con lo stesso scopo di quella, più vecchia, di “fascista”, ovvero denigrare e mettere a tacere gli avversari.

Ancor prima di questa intervista di Guterres, questa etichetta era stata impiegata dai vescovi tedeschi per qualificare l’appello lanciato dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Insomma, una vergognosa scorciatoia per sfuggire al dibattito con i cardinali e i prelati che l’avevano firmato.

Che valore ha questa etichetta? Ha qualche senso, dal punto di vista della dottrina cattolica, l’ipotesi di una congiura anticristiana? Come interpretare la “nuova normalità” dopo il lockdown: una evoluzione spontanea o il risultato di una delle più grandi operazioni di ingegneria sociale e trasbordo ideologico della storia, come denunciato recentemente dall’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira?

Sono tre gli aspetti della questione e meriterebbero tutto un libro; in questa sede però si cercherà di trattarli nel modo più sommario possibile.

 

Qual è il valore scientifico dell’etichetta “complottista” e degli studi sociologici sulle “teorie del complotto”

I sociologi che hanno reso popolare il concetto di “Teoria del complotto” la descrivono come una spiegazione semplicistica di eventi naturali o umani che deriverebbero dall’azione malvagia di un gruppo di persone – una minoranza o un intero “sistema” – che agiscono in segreto per uno scopo diverso da quello indicato dalla versione “ufficiale” o “ovvia”. Agli occhi degli adepti della teoria, la trama nascosta verrebbe scoperta collegando diversi eventi o dettagli disconnessi, ma discrepanti dalla versione generalmente ammessa (o non spiegabili da essa), e che si chiarirebbero solo ammettendo la possibilità di una macchinazione.

Secondo tali sociologi, gli inventori e i seguaci di queste spiegazioni sarebbero persone offuscate dalla complessità della realtà o, peggio, spiriti paranoici che credono che la forza trainante dietro gli eventi della storia non sia il libero operare delle persone o il caso, bensì una cospirazione di dimensioni apocalittiche, frutto della lotta tra il bene assoluto e il male assoluto, davanti alla quale tali spiriti morbosi si sentono vittime indifese.

La popolarità delle teorie del complotto sarebbe anche il risultato dell’ansia delle società occidentali contemporanee di fronte agli scenari inquietanti di oggi: catastrofi ecologiche, terrorismo, crescente frammentazione e complessità della realtà,  velocità dei  cambiamenti e delle informazioni, rischi associati alle nuove tecnologie, eccetera. Anche un senso di perdita di valori etici e religiosi e di chiare regole sociali contribuirebbe a tale ansia, portando a una sfiducia nelle istituzioni sociali esistenti e all’impressione di non avere alcun controllo sull’ambiente in cui la persona vive.

Onde l’elevato numero di persone che oggi credono in diversi “complotti”: si va da quelli che avrebbero causato l’assassinio di John Kennedy (attribuito alla CIA o alla mafia siciliana) alla morte di Lady D (ordita dai servizi segreti britannici); dall’attacco islamista alle Torri Gemelle (presumibilmente organizzato dal Mossad israeliano o dalla CIA), fino alle fantasiose versioni secondo cui l’arrivo dell’uomo sulla luna sarebbe frutto di un fotomontaggio o che la Terra è effettivamente piatta.

Due aspetti sono discutibili in questo concetto sociologico di “teoria del complotto” e nell’etichetta di “complottista” appiccicata a coloro che mettono in dubbio la versione ufficiale o la spiegazione dei media di un evento o di una realtà.

Il primo aspetto discutibile è che tale visione attribuisce a tesi ridicole, prive di prove, che circolano in gruppi insignificanti, lo stesso livello intellettuale degli studi di grande calibro scientifico prodotti da intellettuali o istituzioni rinomati. Pertanto, ad esempio, l’etichetta di “teoria del complotto” consente di escludere intellettualmente gli innumerevoli scienziati interdisciplinari che mettono in discussione con dati seri le previsioni o le conclusioni del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC). Oppure le denunce, solidamente fondate, delle associazioni di genitori preoccupate per i programmi scolastici volti a imporre la teoria gender nel curriculum educativo dei loro figli, una evoluzione chiaramente trainata dalla potente lobby LGBT.

Il secondo aspetto contestabile di questo concetto sociologico è che le “teorie del complotto” così ridicolizzate sono, per la maggior parte, “di destra” e raramente “di sinistra”. E ciò, nonostante il fatto che nei cosiddetti media progressisti s’insegni ufficialmente che la borghesia è in combutta con i politici per sfruttare i proletari, o che i maschi si organizzano tra loro per impedire lo smantellamento del patriarcato e la liberazione delle donne, oppure che le grandi compagnie petrolifere comprano politici, media e scienziati per promuovere l’attuale insostenibile modello di sviluppo industriale. Come mai allora due pesi e due misure, quando è noto che ci sono gruppi di pressione in entrambe le direzioni? Perché la “teoria del complotto” dovrebbe riguardare solo la denuncia di ciò che va contro la credenza ufficiale o corretta dal punto di vista medico e non le denunce diametralmente opposte fatte dalle correnti di sinistra contro i rappresentanti e i difensori dell’attuale ordine?

 

La cospirazione anticristiana è una realtà o un’ipotesi paranoica? 

La teologia e la filosofia della storia sono le scienze che forniscono elementi per rispondere a questa domanda, che è molto attuale. Che nel corso della storia umana vi sia una lotta tra la Città di Dio e la Città dell’uomo è una convinzione insegnata dalla Chiesa sin dai tempi di Sant’Agostino. Ma ci si chiede: una tale lotta implica necessariamente una cospirazione da parte delle forze del male?

Numerosi teologi, filosofi e storici cattolici hanno studiato la questione, giungendo a un consenso, almeno generico, sull’esistenza di una “congiura anticristiana”, per dirla con il titolo della nota opera di mons. Henri Delassus.

Le ragioni teologiche sono assai evidenti e le riassume molto appropriatamente p. Henri Ramière S.I. nella sua opera Il Regno di Gesù Cristo nella storia – Introduzione alla Teologia della Storia. Dopo aver dimostrato che Dio ha avuto un fine nel creare e che segue un piano nel governo del mondo (“il Regno di Gesù Cristo, ecco l’espressione che riassume meglio il piano divino e che esprime al meglio la restaurazione universale e la ricapitolazione che San Paolo ci mostra come termine di tutti i disegni di Dio (Ef 1,10)”), il grande promotore della devozione al Sacro Cuore di Gesù inizia a studiare “il piano satanico”2 che mira a vendicare sulla Terra la sconfitta che il capo degli spiriti ribelli subì in Cielo. “È ciò che indica il nome Satana, che significa avversario”, perché “egli ha solo luce, energia e potere per opporsi al Bene e combattere contro l’Amore divino”.

Secondo P. Ramière, Satana non mira solo a ostacolare e distruggere il piano divino, ma aspira a realizzarne una contraffazione: “Il sogno del suo odio è trascinare i figli di Dio come schiavi, in modo da poter insultare nelle loro persone Colui che lo ha vinto”. Ma per riuscirvi, il diavolo “ha bisogno, come Gesù Cristo, di apostoli, soldati, confessori, sacerdoti e persino martiri”.

Nell’antico paganesimo il demonio aveva già, a imitazione di Dio, templi per i sacrifici, oracoli, misteri, sacerdoti e adoratori. Ma “così come la vera Chiesa era ancora solo abbozzata, anche la chiesa diabolica non aveva ancora ricevuto l’ultima organizzazione” e, inoltre, “gli uomini non erano ancora sufficientemente illuminati per raggiungere il grado di malvagità necessario a Satana per la completa realizzazione dei suoi terribili obiettivi”. Gli idolatri l’hanno riconosciuto come un dio solo perché non conoscevano il vero Dio, ma egli vuole adepti che si uniscano a lui con piena conoscenza di causa e per un mistero di iniquità:

Quando un uomo arriva al punto di considerare l’obbedienza volontariamente data a Dio come la peggiore infelicità, è in grado di legarsi con un apparente amore a colui che lo conduce alla rivolta e che cerca di aiutarlo con tutto il suo potere. L’odio all’ordine produce, allo stesso tempo, l’odio all’amore e l’amore all’odio. È completa malvagità”.

E così come la santità consiste nell’amare Dio fino al punto di dimenticare se stessi, la perfetta iniquità consiste nell’amare il male fino al sacrificio di se stessi in favore dei suoi interessi.

Per realizzare i suoi piani malvagi di contraffazione e sviluppare meglio i suoi piani di dannazione, Satana cerca di scimmiottare la gerarchia della Chiesa di Gesù Cristo stabilendo diversi poteri che salgono di grado in grado per guidare l’opera del male. “Mentre le difficoltà di comunicazione tra i diversi popoli venivano superate dalle scoperte scientifiche e il piano di Satana diventò più comprensibile per i suoi seguaci, si rendeva più facile l’azione uniforme e combinata della malvagità”, aggiunge padre Ramière. “Questo esercito ha imparato oggi una disciplina che prima gli era sconosciuta. In effetti, obbedisce, con sorprendente puntualità alle parole d’ordine, a volte rimanendo fermo, a volte ritirandosi, a volte avanzando con furioso slancio. Tutti i mezzi a sua disposizione sparano allo stesso tempo e attaccano continuamente i bersagli loro assegnati”.

Questo piano diabolico, passando attraverso le vicissitudini della storia, dovrà raggiungere la sua pienezza alla fine del mondo, con l’arrivo “dell’uomo che dovrà essere la manifestazione suprema dell’odio satanico e che offrirà il male incarnato nella sua persona all’adorazione degli altri uomini”. Quest’uomo di peccato “sarà l’Anticristo per eccellenza e completerà il lavoro che tutti gli anticristi parziali hanno abbozzato”, producendo quella che San Paolo chiama la suprema “apostasia” (2Ts 2, 3). Tuttavia, “questo supremo successo di Satana, nel momento in cui sembrerà trionfare in tutto il mondo, attirerà l’intervento supremo di Colui che lo ha già sconfitto”, conclude P. Ramière. Sulla base di quanto già detto, si può affermare senza esitazione che negare la possibilità di una congiura anticristiana implica negare dati incontrovertibili della fede. Tra gli altri, la ribellione di Lucifero e la sua opera di perdizione, le nefaste conseguenze del peccato e il mistero d’iniquità a cui esso conduce, la vita umana come un campo di battaglia il cui risultato finale si avrà nella Parusia.

Alcuni lettori potrebbero obiettare che ciò, pur valido in teoria, nella pratica, a causa della diversità delle personalità e per l’opposizione degli interessi, è difficile  da realizzarsi, perché è assai complicato, per un gruppo di uomini, organizzarsi per compiere il male in modo universale.

Don Bosco, il grande pedagogo e conoscitore delle profondità dell’anima umana, comprovò esattamente l’opposto di ciò che costoro presuppongono:

 “Per quanto riguarda i cattivi, dirò solo una cosa, che forse può sembrare improbabile, ma che è vera così come la dico: supponiamo che tra 500 studenti in una scuola ce ne sia uno che ha una vita depravata; dopodiché arriva un nuovo studente pervertito. Entrambi provengono da regioni e luoghi diversi, sono persino di nazionalità diverse, hanno fatto corsi in luoghi diversi, non si sono mai visti né incontrati. E ciò nonostante, al secondo giorno di scuola, e forse solo dopo qualche ora, li vedrai insieme durante la ricreazione. Sembra che uno spirito malvagio li induca a indovinare chi è contaminato dalla propria oscurità, oppure è come se un magnete demoniaco li attirasse per stabilire una intima amicizia. Il detto “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” è un modo molto semplice per trovare pecore rognose prima che si trasformino in lupi rapaci3.

Commentando questo brano, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira osservava che, avendo raggiunto un certa profondità, il male conferisce alle anime cattive un penetrante acume e un’attrazione reciproca. L’unione che ne risulta accentua in loro le cattive caratteristiche e aumenta il loro odio per il bene, incitandole a lottare per cambiare l’ambiente, il che, a sua volta, le porta al proselitismo e alla combinazione di sforzi, dalla cui articolazione si genera una organizzazione:

Occulta come la massoneria, semi-nascosta come il giansenismo o il modernismo, dichiarata come il luteranesimo o il comunismo, questa associazione si propone di combattere in tutti i settori: ideologico, artistico, politico, sociale, economico, ecc. al fine di  raggiungere i suoi obiettivi. In una parola, fa la rivoluzione4, osserva il pensatore brasiliano. Una rivoluzione che è stata la spina dorsale degli eventi degli ultimi secoli, secondo la luminosa descrizione di Pio XII di un misterioso “nemico” che da lungo tempo ha minacciato la Chiesa e il mondo:

Esso si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell’unità nell’organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l’autorità; talvolta l’autorità senza la libertà. È un ‘nemico’ divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato. Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sulla umanità: un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio5.

 

La Chiesa difende l’anti-massonismo semplicistico di alcune correnti della destra laica?

Nel costruire questo mondo senza Dio, la Massoneria ha svolto un ruolo importante, da essa stessa riconosciuto.

Durante la visita che François Hollande fece, a Parigi, alla loggia principale del Grande Oriente, in occasione dei 300 anni di esistenza della massoneria nel Paese, l’allora presidente gallico ne lodò l’operato dicendo enfaticamente: “La Repubblica sa cosa vi deve”. A suo parere, “la massoneria non ha fatto la Rivoluzione Francese, ma l’ha preparata”, dal momento che “molti massoni furono gli artigiani dei grandi testi di quella rivoluzione”.

Allo stesso modo, ha riconosciuto che la maggior parte “delle leggi di libertà adottate tra il 1870 e il 1914 sono state pensate ed elaborate nelle logge”, tra cui la famosa legge di separazione tra la Chiesa e lo Stato. Dopo tre secoli, ha aggiunto, la massoneria promuove sempre gli stessi valori: “primo, la libertà. Libertà contro l’oscurantismo, contro il fanatismo, contro il fondamentalismo. L’assoluta libertà di coscienza, contro i dogmi. Libertà di pensiero contro coloro che intendono far censure” (un riferimento inquietante giacché fu nel nome della lotta per la libertà e contro l’“oscurantismo” e il “fanatismo” che migliaia di preti cattolici vennero ghigliottinati, fucilati, annegati, incarcerati e banditi dal territorio durante la Rivoluzione Francese, della cui preparazione le logge si vantano…).

Questo eloquente riconoscimento del ruolo della massoneria nella scristianizzazione della Francia non ha impedito a François Hollande di denunciare quei “complottisti” che lo mettono in evidenza: “Basta fare un clic su Internet per vedere riapparire i cospiratori, cioè, tutti coloro che pensano che voi siete qui per preparare chissà che complotto, quale pianificazione, quale progetto. Tutto ciò è perfettamente folle”, ha pontificato. Non sembra però così folle in quanto poco dopo afferma che, nella temibile questione del “trans umanesimo”, l’utopia di un uomo “aumentato”, “lo sguardo della massoneria è una bussola preziosissima in questo periodo e una luce che aiuta a comprendere le sfide e a darne risposta”6.

Dato che i membri o gli amici della Massoneria come François Hollande riconoscono il suo ruolo centrale nel promuovere la scristianizzazione dell’Occidente, è lecito chiedersi se un cattolico debba accettare senza esitazione le denunce di un certo “antimassonismo” secolare o pagano, che attribuisce alle logge un piano puramente politico o economico di dominio mondiale e che in ogni cambiamento politico, economico o sociale vede un loro intervento diretto.

L’aspetto più manchevole di questo  semplicistico “anti-massonismo” – che presta il fianco all’accusa delegittimante di “complotismo” – è che rimuove completamente dalla sua visione della realtà l’aspetto religioso sopra detto. In altre parole, il ruolo del diavolo e delle cattive passioni che portano gli uomini ad allontanarsi da Dio.

Per Plinio Corrêa de Oliveira, la forza motrice più dinamica della Rivoluzione è quella delle passioni disordinate e in particolare dell’orgoglio e della sensualità, che portano l’uomo a ribellarsi contro l’ordine posto da Dio nell’universo e a sognare un’utopia anarchica, in cui coesistano la piena uguaglianza e la piena libertà. Da queste profonde tendenze alla ribellione – che si esprimono in mille aspetti della vita quotidiana e negli ambienti e costumi di una società – emergono poi le idee rivoluzionarie che le giustificano e che preparano gli spiriti a un cambiamento nella situazione concreta dei fatti; cambiamento che può essere improvviso e radicale o lento e graduale, a seconda dello stato di decadimento morale e religioso di quella società. In altre parole, ciò che da Antonio Gramsci in poi è stato chiamato Rivoluzione Culturale è di gran lunga il fattore più importante nel processo rivoluzionario, senza il quale la Rivoluzione nelle idee e nei fatti non potrebbe svilupparsi o fallire.

L’antimassonismo semplicistico è totalmente inconsapevole di questa realtà più profonda del processo rivoluzionario e porta i suoi sostenitori a pensare che derivi esclusivamente dalle cattive idee diffuse nella società e dalle manovre politiche di gruppi di pressione nascosti.

Un’altra differenza fondamentale risiede nel fatto che questo “anti-massonismo” semplicistico crede che lo scopo ultimo di tali lobby sia solo il raggiungimento del potere assoluto al fine di sottoporre la popolazione alla schiavitù universale e ottenere così grandi ricchezze e una situazione di privilegio. In realtà, come sopra detto, le forze collegate dell’iniquità – a volte sacrificando i loro stessi interessi – cercano l’allontanamento delle anime da Dio e la loro conquista da parte del demonio, nonché la costruzione di un mondo in cui disordine e volgarità si ergano come un’offesa continua al divino Creatore.

Da questa abissale differenza tra una visione religiosa e morale del processo rivoluzionario e dei suoi agenti e una visione secolare ed esclusivamente politica risulta una disparità totale sul modo di interpretare i fatti.

 

La “crisi del coronavirus” alla luce del concetto cattolico di congiura anticristiana

La crisi causata dalla diffusione, a partire da Wuhan, del virus Sars-Cov-2 è un buon study case per verificare, nella pratica, la differenza tra la visione cattolica e controrivoluzionaria dell’azione degli agenti della Rivoluzione e la visione semplicistica di alcuni seguaci dell’anti-massonismo laico.

Oggi è dimostrato che le proiezioni dell’OMS e dell’Imperial College sull’eventuale numero di vittime di Covid-19 erano il risultato di modelli matematici imperfetti e basati su indici esagerati della mortalità del virus. In Europa si parla della fine della sua diffusione, almeno in questo momento, e il bilancio delle vittime globale è 5 volte inferiore alle previsioni meno allarmistiche, senza segnali, per ora, di una seconda ondata espansiva. È comunemente ammesso che il clamore pubblicitario fatto attorno a queste previsioni apocalittiche abbia causato il panico nella popolazione, il che, a sua volta, ha portato la stragrande maggioranza dei funzionari dei governi a prendere drastiche misure di confinamento, con il rischio di essere stigmatizzati come irresponsabili, se non genocidi. Ovviamente l’improvvisa e prolungata riduzione dell’attività economica sta già avendo effetti disastrosi sulla disoccupazione e sulla sopravvivenza di migliaia di medie e piccole imprese, che richiedono un massiccio intervento statale nell’economia, per la gioia della sinistra e degli ecologisti, che in questo momento ne approfittano per chiedere piani di salvataggio condizionati all’accettazione di un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Allo stesso modo, i difensori della governance globale sottolineano che solo una risposta solidale e planetaria è in grado di risolvere una crisi globale.

In altre parole, il grande beneficiario della “nuova normalità” è la Rivoluzione anticristiana, i cui fautori hanno sempre sognato una Repubblica Universale dai contorni mutevoli nel tempo e che ora si presenta sotto la veste di una società aperta, multiculturale, socialista ed ecologica.

Tuttavia, la visione cattolica ed equilibrata della congiura anticristiana e la sua caricatura semplicistica portano a osservazioni e conclusioni molto diverse riguardo questa immensa manovra di ingegneria sociale e trasbordo ideologico dell’umanità.

Il “complotismo” semplicistico si concentra sul sospetto che il virus sia stato prodotto intenzionalmente in un laboratorio di Wuhan, come parte di un programma di produzione di armi biologiche, o che, almeno, da lì sia sfuggito dopo una cattiva manipolazione. D’altra parte, esso dissotterra sia studi che anticipavano una crisi virale sia addirittura romanzi di fantascienza che già evocavano, in caso di una nuova pandemia, misure rigorose di distanziamento sociale. Ciò starebbe a dimostrare che i governatori non hanno fatto altro che obbedire preventivamente a un piano dettagliato. Infine, i complottisti semplicistici congetturano che i cambiamenti abbiano come obiettivo prioritario l’imposizione della vaccinazione obbligatoria della popolazione mondiale a beneficio di Big Pharma (il complesso industriale farmaceutico), come preparazione all’inserimento di microship sottocutanei per la raccolta di informazioni sull’intera specie umana, al fine di trasformarla in un insieme di zombi nel nuovo ordine mondiale.

Il fulcro delle ipotesi e delle analisi di una visione autenticamente controrivoluzionaria è assolutamente un altro.

In primo luogo, la visione controrivoluzionaria cerca di scrutare le cause culturali remote dell’atteggiamento della popolazione nei confronti dell’epidemia, nonché le condizioni psicologiche che hanno portato le autorità a intraprendere azioni immediate, sebbene disastrose a lungo termine. Poiché dà prevalenza ai fattori religiosi e morali, questa visione mette in evidenza l’abbandono della predicazione dei quattro novissimi  – morte, giudizio, paradiso e inferno – e la sua concomitanza con il graduale declino della pratica religiosa e, soprattutto, con la diffusione nella società di una concezione pagana ed edonistica della vita, che trasforma la salute nel valore supremo dell’esistenza e tende a considerare la morte come un rebus incomprensibile e malvagio; concezione questa che facilita gli atteggiamenti di panico.

Lo riconosce persino il filosofo agnostico Luc Ferry, già ministro della Pubblica Istruzione francese tra il 2002 e il 2004, in una recente rubrica sul quotidiano Le Figaro. Confrontando la reazione della popolazione all’attuale pandemia con quella avuta durante l’influenza di Honk Kong del 1968-1969 (che non allarmò quasi nessuno nonostante avesse causato un numero simile di morti a quelle del Covid-19), egli deduce che, in questi cinquant’anni, c’è stato un cambiamento nei confronti della morte che lascia gli agnostici o i meno religiosi in una situazione di sconforto: “Essi sono meno protetti dalle promesse delle grandi religioni davanti alla morte, ma anche più esposti a causa dell’affetto che si è sviluppato in maniera esponenziale nella famiglia moderna. Per la maggior parte di loro il cielo è diventato vuoto, non c’è né cosmo né divinità che possa fornire un minimo significato alla morte di un essere amato”. Per questi agnostici non c’è alternativa “che rimuovere radicalmente questa funesta scadenza [la morte], il che spiega a mio avviso l’ampiezza delle reazioni di ansia che stiamo vedendo davanti alla pandemia”7.

In secondo luogo, una visione controrivoluzionaria mette in evidenza l’impatto che questo profondo cambiamento nelle tendenze ha avuto nel campo delle idee, le cui conclusioni hanno, a loro volta, ispirato le decisioni prese al fine di arginare l’epidemia. In altre parole, va indagato come la paura neo-pagana della morte favorisce ciò che il filosofo americano Matthew Crawford chiama “precauzionismo”: “Una tendenza che sta guadagnando slancio da decenni e che ora sta vivendo un momento di trionfo a causa del virus. Si tratta di una determinazione ad eliminare tutti i rischi dalla vita e corrisponde chiaramente a una sensibilità borghese”. Ma il “precuzionismo” solleva un paradosso: “Più siamo sicuri, più il rischio che rimane diventa intollerabile”.

Per Crawford “la facilità con cui abbiamo recentemente accettato il potere degli esperti della sanità per rimodellare i contorni della nostra vita comunitaria – forse in modo definitivo – è dovuta al fatto che il precauzionismo ha ampiamente soppiantato altre sensibilità morali che potrebbero offrire una certa resistenza. (…). Il precauzionismo è diventato un mezzo di intimidazione morale”8.

Una intimidazione degli spiriti che, a sua volta, ha determinato un cambio di paradigma in materia di sicurezza sanitaria, innescando il passaggio dalla vecchia paura di una conflagrazione atomica – evanescente dopo il crollo dell’URSS – alla paura di fronte a rischi emergenti, come un attacco bioterroristico o nuove malattie infettive particolarmente letali o resistenti.

Se, fino alla fine del XX secolo, le politiche di prevenzione cercavano di calcolare le reali probabilità di una minaccia sanitaria sulla base di dati attendibili di epidemie passate, col passaggio di millennio è subentrato un nuovo criterio: il principio di preparedness (preparazione); vale a dire, la convinzione che un Paese debba essere in grado di affrontare ogni eventualità, anche la peggiore, portando i responsabili della sicurezza sanitaria a concentrare i loro esercizi di anticipazione su eventi di scarsa probabilità, ma dalle conseguenze catastrofiche.

Questo slittamento intellettuale è stato analizzato molto bene da Patrick Sylberman, professore di Storia della Sanità presso la Scuola Superiore di Studi sulla Salute Pubblica di Parigi, in un libro pubblicato nel 2013 dal titolo Tempêtes microbiennes. Essai sur la politique de sécurité sanitaire dans le monde transatlantique (Tempeste microbiche. Saggio sulla politica di sicurezza sanitaria nel mondo transatlantico).

L’autore identifica tre assi principali nel cambio di paradigma del concetto di sicurezza sanitaria: 1. la crescente importanza attribuita a scenari immaginari per prevedere le risposte e addestrare i riflessi; 2. la preferenza sistematica per la logica del peggio come criterio di razionalità, anche se sappiamo che gli eventi accadono raramente come sono immaginati e, quindi, fissarsi sul peggio può ostacolare il pensiero nello scopo di arrivare a una valutazione realistica; e 3. la tentazione di imporre un civismo superlativo alla popolazione, nella speranza di rafforzare l’adesione alle istituzioni politiche e l’accettazione di quarantene, vaccinazioni o l’istituzione di grandi riserve sanitarie9.

“La sicurezza sanitaria è oggi l’oggetto o il pretesto di un precipitare vertiginoso nella finzione”, concludeva il professor Sylberman nel 2013, aggiungendo: “Numeri esagerati, analogie infondate, scenari di terrore biologico sono marcati esempi di questo crollo”10. Ogni somiglianza con il presente è puramente casuale…

Da quanto sopra, sembra che le misure di confinamento radicale della popolazione e un certo ricatto per cui si offre un rilascio parziale dagli “arresti domiciliari” in cambio di un maggiore controllo sulla vita privata delle persone (con applicazioni su telefoni cellulari o registrazioni di visite a ristoranti e altri luoghi pubblici), non sono solo l’esecuzione di un piano da film di fantascienza (una manciata di cospiratori alla ricerca di immensi guadagni finanziari o politici), ma il risultato di un lungo processo psicologico e ideologico basato sul neopaganesimo edonista diffusosi in Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le forze che hanno favorito questa evoluzione non l’hanno creata ex nihilo, ma hanno cavalcato, guidato ed esacerbato – attraverso il cinema, la televisione, l’arte, la cultura, ecc. – le tendenze più profonde della popolazione, favorite da passioni disordinate e tentazioni diaboliche.

Come affermato da Plinio Corrêa de Oliveira, dall’inizio il processo rivoluzionario aveva “le energie necessarie per ridurre ad atti tutte le sue potenzialità, che oggi mantiene abbastanza vive in modo da causare, attraverso sconvolgimenti supremi, la distruzione definitiva che è la sua finalità logica”. Tale distruzione definitiva tocca, oggi, quei resti di civiltà e ordine da spazzare via con la  “nuova normalità” pauperista ed ecologista.

Questo processo rivoluzionario a volte segue percorsi molto tortuosi, ma senza smettere di progredire incessantemente verso la sua tragica fine. Perché, nel suo corso, è influenzato e condizionato, in diversi sensi, “da fattori estrinseci di ogni tipo: culturali, sociali, economici, etnici, geografici e altri”, afferma l’autore di Rivoluzione e Controrivoluzione.

Quello che è importante evidenziare per la corretta comprensione del tema che ci riguarda – ovvero come distinguere la vera denuncia della congiura anticristiana dal falso “complottiamo” – è che gli agenti della Rivoluzione (la Massoneria e le altre forze segrete) sono solo uno di questi fattori estrinseci, ma non la principale forza propulsiva, costituita piuttosto dalle passioni disordinate di orgoglio e sensualità. Vale la pena ripeterlo fino alla sazietà: la Rivoluzione non è un semplice processo politico; deriva da un’immensa crisi religiosa e morale.

È vero, tuttavia, che senza l’aiuto di questi agenti, la Rivoluzione non sarebbe in grado di ottenere la vittoria desiderata. “Pensare che la Rivoluzione sarebbe giunta allo stato in cui si trova senza tale azione equivale ad ammettere che centinaia di lettere dell’alfabeto gettate da una finestra possano disporsi spontaneamente al suolo, in modo da formare un’opera qualsiasi, per esempio l’Inno a Satana di Carducci”, conclude il compianto fondatore della TFP.

Una tale visione, teologicamente e storicamente fondata e così equilibrata, del ruolo limitato degli agenti della Rivoluzione, merita l’etichetta dispregiativa di “complottiamo”? Certo che no. Sorge quindi la domanda: la diffusione di varie “teorie del complotto”, tra cui le migliori sono semplicistiche e le peggiori semplicemente ridicole, chi favorisce se non agli agenti della Rivoluzione stessa, che così rimangono ancora più liberi di operare, visto il discredito risultante dalla denuncia di una congiura anticristiana, etichettata come “complottista”?

Purtroppo, in questa materia, come in molte altre, “i figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce” (Lc 16,8).

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