Il problema non è mai il problema: il vero problema è la Rivoluzione

Il problema non è mai il problema: il vero problema è la Rivoluzione

J. BascomL’orribile morte per soffocamento, il 25 maggio scorso, del nero americano George Floyd da parte dell’ex poliziotto bianco di Minneapolis Derek Chauvin ha provocato uno sdegno universale in tutto lo spettro politico statunitense. I conservatori non meno dei liberali hanno chiesto che Chauvin fosse accusato di omicidio. L’avvocato della contea di Hennepin, nel Minnesota, accusa Chauvin di omicidio di secondo grado per avere tenuto Floyd a terra in una situazione di arresto respiratorio per quasi nove minuti mentre implorava aria. Probabilmente passerà molto tempo dietro le sbarre.

L’omicidio di George Floyd causato da Derek Chauvin è stato un chiaro esempio di abuso della polizia. I poliziotti corrotti e violenti, sebbene rari, sono vecchi quanto il crimine stesso. Chauvin aveva una storia di denunce di abusi e avrebbe dovuto essere licenziato molto prima. Nonostante nulla possa restituire alla vita George Floyd, le circostanze della sua tragica morte e la registrazione video sui social media hanno prodotto un ampio consenso sulla necessità di attuare riforme per prevenire tali morti in futuro.

A Minneapolis e altrove si sono rapidamente organizzate manifestazioni pacifiche in onore di Floyd e contro gli abusi della polizia. Ma nello spazio di quarantotto ore i criminali e gli agitatori del movimento Antifa, professionisti di estrema sinistra, con l’aiuto prezioso dei media e dei politici progressisti, hanno strumentalizzato i sentimenti su George Floyd allo scopo di promuovere un’agenda politica marxista.

All’ex socialista divenuto conservatore, David Horowitz, piace citare un detto usato dagli attivisti di estrema sinistra degli anni Sessanta, Studenti per una Società Democratica (SDS): “Il problema non è mai il problema. Il problema è sempre la rivoluzione”. Indipendentemente dalla questione su cui stavano combattendo – istruzione, alloggio, abusi della polizia o conflitti razziali – tutto ciò costituiva un mero pretesto per nascondere il loro obiettivo radicale: una rivoluzione comunista in America. Mentre la maggior parte degli americani stava discutendo il merito della questione stessa, la SDS e altri radicali di sinistra davano le linee guide al dibattito, infiammando e strumentalizzando le emozioni per neutralizzare gli avversari in modo da poter rovesciare le istituzioni americane e distruggere la società.

I discendenti del XXI secolo della SDS, cioè, Black Lives Matter (BLM) e Antifa, hanno fatto la stessa cosa con la morte spaventosa e tragica di George Floyd. Come la SDS negli anni Sessanta, Antifa usa problematiche altamente emotive per infiammare il più possibile i conflitti di classe e razziali. Tali conflitti, a loro parere, è necessario per il rovesciamento della società e la vittoria della rivoluzione socialista.

L’ultima cosa che gli Antifa e i loro alleati vogliono è risolvere il problema. Sanno benissimo che la violenza e i saccheggi stanno distruggendo non solo negozi e automobili, ma ogni possibilità di approvare riforme significative. Infiammando la lotta di classe e la lotta razziale, sperano di fratturare il Paese e imporre una rivoluzione socialista.

Cruciale per la loro propaganda è l’idea che l’America sia un paese “razzista”. Le nostre istituzioni sono intrinsecamente contaminate dal “razzismo” contro i neri e le altre minoranze razziali. “La supremazia bianca”, affermano, non solo sta opprimendo i neri ma li sta uccidendo in un vero “genocidio”. La polizia è uno dei principali strumenti di questa “supremazia bianca”. I progressisti affermano che i dipartimenti di polizia “razzisti” danno la “caccia” ai neri in una “epidemia” di violenza.

Ovviamente, tale narrativa è una menzogna. I fatti mostrano una storia molto diversa. Secondo l’FBI, i neri americani (che rappresentano il 13% della popolazione degli Stati Uniti d’America) commettono il 52% di tutti gli omicidi nel Paese. I neri americani hanno sette volte più probabilità di commettere un omicidio rispetto ai bianchi e sei volte più probabilità di esserne vittime. Il 93% dei neri vittime di omicidio sono stati uccisi non da bianchi o dalla polizia, ma da altri neri americani. Il 62% degli omicidi neri sono legati alla droga e il 40% alle gang delinquenziali.

Che dire delle morti per mano della polizia? Non sta uccidendo le minoranze razziali i percentuali senza precedenti? Come sottolinea Heather MacDonald nel The Wall Street Journal, questa accusa è un mito. Nel 2019, la polizia ha ucciso 1.004 persone negli Stati Uniti, di cui 235 erano neri. Nello stesso anno la polizia ha ucciso mortalmente anche nove neri disarmati e diciannove bianchi disarmati. Nel 2018, sono state 7.407 le vittime di omicidi per mano di neri. Presupponendo gli stessi numeri per il 2019, ciò significa che quei nove neri disarmati rappresentano solo lo 0,1% di tutti i decessi per omicidio per mano di neri dell’anno scorso.

Ironia della sorte, la polizia ha una probabilità 18,5 volte maggiore di essere uccisa da un maschio nero rispetto a un maschio nero disarmato da un agente di polizia. Inoltre, uno studio del 2015 del Dipartimento di Giustizia ha scoperto che gli agenti di polizia neri e ispanici di Filadelfia erano più propensi a sparare a sospetti neri disarmati rispetto agli agenti di polizia bianchi.

Fermo restando che ogni morte, di bianchi o di neri, è una terribile tragedia, le morti di neri da parte della polizia sono molto rare rispetto ai vasti numeri di neri uccisi ogni giorno da altri neri. Fortunatamente, il tasso di omicidi per tutte le razze è precipitato drasticamente negli ultimi decenni. Il numero complessivo di omicidi è sceso da 10,2 per ogni 100.000 abitanti nel 1980 a 4,6 nel 2010, quasi il minimo storico.Come le indagini sul “Russia-gate”, le udienze di Brett Kavanaugh, l’impeachment e ora le rivolte e i saccheggi dopo la morte di George Floyd, il problema non è realmente il problema. Sovversivi come quelli dell’Antifa e i loro fiancheggiatori nei media vogliono dirottare la legittima richiesta di riforma per incitare all’odio razziale, fratturare il Paese e imporre all’America una rivoluzione politica. Vedono ciò come il modo migliore per il socialismo di trionfare finalmente in America con qualsiasi mezzo necessario.

Fonte: TFP.org, 8 Giugno 2020

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