La prepotenza usata contro la redattrice Bari Weiss del New York Times indica una tirannia in arrivo

John Horvat IIIl liberalismo prospera sotto la facciata di una fallacia a cui tutti devono aderire: non esiste una verità assoluta. Certo, tutti sanno o almeno sospettano che esista la verità assoluta. In un ordine liberale, tuttavia, le persone fingono che non esista in modo che tutti possano andare d’accordo. Dietro questa facciata, le persone possono credere a tutto ciò che vogliono purché non facciano del male a nessuno e si attengano alle regole di un cortese e civile discorso.

Il problema con un sistema senza verità assoluta è che ogni errore può anche trovare riparo. Ogni assurdità deve essere la benvenuta mentre le contraddizioni più eclatanti coesistono e si scontrano. Dietro questa finta e imponente facciata che nasconde e tollera tutto, il disordine comincia a zampillare. Man mano che il buon senso va scemando, il sistema finisce per guastarsi. Le persone si fanno del male mentre il discorso civile si va disfacendo.

 

Il bullismo subito da Bari Weiss

Il bullismo che ha subito recentemente la capo redazione della pagina delle opinioni del New York Times, Bari Weiss, segna una pietra miliare nella rottura dell’ordine liberale che è prevalso così a lungo in America e in Occidente. La scrittrice ha recentemente sbalordito il mondo con la sua infuocata lettera di dimissioni pubblicata sul suo sito web.

L’abile giornalista ha messo così la sua calligrafia sulla parete ormai fatiscente della menzionata facciata. Ormai l’errore non cerca più riparo dietro quella facciata ma vuole prendere il comando. Una folla rivoluzionaria ha creato il “cancel culture” (la “cultura del cancellamento”) che pretende spazzare via coloro che osano non essere d’accordo. Per lei, dimettersi era il modo migliore di evitare la ghigliottina e mantenere la testa ben attaccata sulla testa.

 

Un tentativo di puntellare la facciata 

Ironia della sorte, la sezione Opinioni del Times aveva assunto la signora Weiss come capo redazione tre anni fa proprio per puntellare il consenso liberale e sostenere la vacillante facciata. Il suo compito era quello di far ascoltare tutte le opinioni, anche le più contraddittorie, dietro la tollerante apparenza della pagina delle opinioni del NY Times.

Dopo non averne azzeccata una sull’ elezione del presidente Donald Trump nel 2016, il NY Times cercò di correggere i suoi errori aprendo alle opinioni di centristi, conservatori e altri che raramente comparivano sulla pagina editoriale del giornale. Facilitando il libero scambio di idee, l’assunzione della Weiss doveva rappresentare il giornalismo liberale al suo meglio.

Tali speranze ottimistiche si dimostrarono presto mal fondate. Introducendo scrittori moderati, la capo redattrice centrista si trovò non solo davanti all’ira di lettori infuriati ma pure di colleghi e impiegati che si opposero ai suoi sforzi. Non poteva essere tollerata la promozione di opinioni diverse dalla narrativa progressista ufficiale.

 

Bullismo e accuse

Nella sua lettera al direttore del NY Times A.G. Sulzberger, la signora Weiss denuncia il bullismo dei suoi colleghi. Poiché ha tentato d’introdurre un certo grado di obiettività nella pagina degli editoriali, l’hanno accusata falsamente di essere razzista e persino di essere nazista. Lei che è ebrea!

Scrive: “Il mio lavoro e il mio personaggio sono apertamente oltraggiati nei gruppi social a livello aziendale in cui opinano regolarmente i redattori della testata. In essi alcuni colleghi insistono sul bisogno di cacciarmi in modo da fare di questa azienda qualcosa di veramente “inclusiva”, mentre altri postano degli emoji figurando un’ascia accanto al mio nome.”

La lettera afferma che la direzione del NY Times non ha fatto nulla contro quegli impiegati che pubblicamente la calunniano “su Twitter come una bugiarda e una bigotta senza alcun timore che a queste molestie possano seguire azioni appropriate”.

 

Sostituzione di una narrativa per un’altra

La signora Weiss è ancora fedele alla narrativa liberale di una facciata senza verità assoluta. È delusa dal fatto che un discorso educato e civile non sia più possibile sulla pagina delle opinioni. Forse spera che l’ordine liberale possa ancora trovarsi al di fuori del New York Times.

Tuttavia, l’aspetto più terrificante della sua lettera è la sua scoperta di una nuova “ortodossia” che punta a una diversa narrativa in cui non si tollera alcuna opposizione e cancella gli altri con brutale efficacia. Essa viene esercitata con “estrema selettività”, favorendo tutti coloro che promuovono temi e cause progressiste, ecologiche e LGBTQ +. Nessuno osi opporsi. Dice che i redattori vivono nel terrore di offendere questa ortodossia. Gli opinionisti stanno attenti per non rovinare le loro carriere. Il NY Times si sente in questo modo sicuro di poter accettare la pubblicazione di certe opinioni talché alla fine è Twitter il vero “capo redattore finale”, notando che “l’autocensura è diventata la norma”. La signora Weiss afferma inoltre che “Se l’ideologia di una persona è in linea con la nuova ortodossia, loro e il loro lavoro rimangono non analizzati. Tutti gli altri vivono nella paura dell’apocalisse digitale”. 

 

Una nuova tirannia è in atto 

La cosa più spaventosa di questa nuova ortodossia è che si applica non solo al New York Times e ai media in generale, ma questa nuova Gestapo sta investendo l’America in tutti i campi. Non si preoccupa più dei diritti e del discorso pubblico. Vuole solo abbattere brutalmente quella facciata che ha schermato i suoi errori, i quali ora vuole proclamare e imporre a tutti. Nessuna statua ‘offensiva’ deve essere lasciata in piedi. Tutti devono inchinarsi e sottomettersi alle sue esigenze. Eppure, nessuno mette in discussione questa ortodossia. Nessuno cerca di trovare con quale autorità illegittima afferma di esercitare il suo potere.

Tuttavia, tale tirannia è prevedibile. Si trova nella negazione del liberalismo della verità assoluta e della corrispondente autorità divina. All’interno di tale sistema, come osservava Leone XIII, ogni uomo determina la sua verità e diventa la sua propria autorità. Il risultato finale è un regime di licenza illimitata di passioni sfrenate.

Il bullismo usato contro Bari Weiss segna una nuova fase nel paradigma liberale per cui getta via la sua vecchia maschera di tolleranza e rivela la sua faccia giacobina radicale.

Sotto la maschera della libertà e della diversità, tutto va permesso. Ogni avversa autorità va rovesciata. Le vecchie moralità, strutture, credenze religiose e sistemi legali che frenano le passioni sono ora ostacoli al libero esercizio delle idee liberali. La nuova ortodossia consiste nel distruggere anche le manifestazioni più piccole e timide di queste strutture restrittive.

Questo cambiamento non rappresenta solo una riforma del sistema attuale ma una rivoluzione contro l’ordine cristiano. Quanto prima il pubblico si renda conto che le vecchie regole non si applicano più, tanto più facile sarà radunarsi attorno alla verità assoluta e all’autorità divina di Dio, affrontando la tirannia in arrivo con una controrivoluzione.

Fonte: tfp.org, 22 Luglio 2020

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