Covid-19 e Torre di Babele

C’è qualcosa di quasi biblico nel caos e nella confusione attuali. Per la sua immensa portata sfida la spiegazione o narrativa secolare. Non molto tempo fa, eravamo un popolo, eppure ora siamo frammentati in mille pezzi. È difficile da capire.

Questa frantumazione è in atto da parecchio. Negli anni abbiamo assistito a una polarizzazione che si rifletteva in elezioni nazionali sempre più combattute. Le differenze politiche e culturali ci dividevano sempre di più, anche nelle cose più semplici e scontate, come la necessità di onorare la bandiera e l’inno nazionale. Tuttavia, rimaneva qualche traccia di dibattito pubblico ordinato. Una patina di interazione sociale e prosperità economica faceva sì che le cose andassero avanti, indipendentemente dalle proprie posizioni politiche.

Ora, quella patina è quasi sparita. È come se molte menti fossero confuse e non riuscissero più a comunicare come una volta. Il distanziamento sociale per COVID è diventato una immagine materiale del sempre maggiore allontanamento nei nostri cuori. I dibattiti diventano spesso imprecazioni e oscenità urlate a vicenda. La rabbia sostituisce la comune cortesia.


Una scena di gravità biblica

La nostra è una scena di gravità biblica. Ricorda la difficile situazione di coloro che costruirono la Torre di Babele. Abbiamo perseguito obiettivi sbagliati e così abbiamo perso l’unità. Il racconto della Genesi riguardante la Torre di Babele ci parla dei figli di Noè, che parlavano “tutti una sola lingua” e “poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo “.

E il Signore vide il loro lavoro e “confuse la loro lingua, affinché non si capissero l’un l’altro”. Inoltre “il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra”. (Gen 11,1-9).

 

Una civiltà senza Dio 

La nostra società è divenuta una gigantesca Babele, ed è attraverso questo prisma che potremmo capire la nostra situazione.

Abbiamo creato una civiltà senza Dio, una società high-tech in cui ci vantiamo di non aver bisogno di Dio. Produciamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per prosperare. La nostra società super organizzata ha tutto sotto controllo. La legge morale di Dio è rigettata e disprezzata. Ogni piacere o passione sfrenata possono essere soddisfatte nella nostra cultura decadente.

La conseguenza logica di una civiltà senza Dio consiste nel dichiararci noi stessi dei. Possiamo costruire i nostri corpi e cambiare la natura delle cose. Infatti, questa idea di diventare dei è la tesi di un libro bestseller, “Homo Deus”, in cui l’autore Yuval Noah Harari afferma che abbiamo conquistato la natura e ora cercheremo di trasformarci in dei.

Come per quelli di Babele, non sembravano esserci limiti a ciò che avremmo potuto realizzare nella nostra civiltà senza Dio. Abbiamo costruito una torre verso il paradiso sotto forma di una utopia tecnologica dove possiamo reinventarci e trascendere le nostre contingenze mortali.

 

Confusione delle menti

E ora interviene il coronavirus. Se c’è una cosa che caratterizza la risposta alla crisi è la confusione ovunque. Non c’è unità. Soprattutto, non c’è saggezza. Tutti sono in disaccordo tra loro su tutto quanto riguarda il COVID-19 (persino il suo nome). Una confusione generalizzata che si estende oltre il divario conservatore-progressista.

Le persone non sono d’accordo sull’origine e la natura del virus, su come viene trasmesso, prevenuto o trattato. Le prime norme di lockdown si basavano su un rapporto ormai provato erroneo dell’Imperial College di Londra che prevedeva l’apocalisse. Ci sono mille opinioni diverse sull’uso delle mascherine o sul distanziamento sociale. Famiglie, comunità e imprese sono divise.

I media diffondono notizie false e tutti sono confusi. Molti diffidano delle statistiche, delle linee guida e dell’uso della paura come strumento di applicazione di politiche governative. Litighiamo sui trattamenti.

 

La popolazione si disperde e si frantuma

Nel panico dell’epidemia i governi chiudono tutto. Le attività commerciali sono state chiuse mentre il culto religioso è stato gravemente ostacolato o vietato del tutto.  Cliniche abortive, negozi di liquori e dispensari di marijuana sono stati autorizzati a continuare aperti come servizi essenziali. Il COVID è la parola magica che apre la grotta di Ali Babà con trilioni di dollari in aiuti economici e finanziamenti per progetti di stampo liberal.La vita familiare e le relazioni sociali sono in frantumi, poiché i nonni non possono visitare i nipotini, i parenti evitano altri parenti, i vicini s’isolano da tutti. I piacevoli contatti personali che una volta facevano parte della nostra vita ora si realizzano online e dietro mascherine di stoffa. Nello stesso tempo, scoppiano proteste razziali che violano tutte le norme sanitarie, con l’autorizzazione e persino la partecipazione frequente di quei funzionari che impongono ad altri di restare a casa. Rivolte, saccheggi e distruzione di proprietà si succedono.

Nessuno conosce il futuro giacché mentre alcuni dicono che un vaccino sarà pronto presto, altri dicono che potremmo aspettare anni o che non saremo mai liberi dal virus. La nuova normalità è la confusione.

La sfera politica è altrettanto piena di confusione e in stallo. La crisi è nelle mani di governatori e sindaci che si sono arrogati poteri arbitrari e straordinari, che molti definiscono dittatoriali. Alcuni stati impongono la quarantena ad altri stati. I sindaci sfidano i governatori e applicano misure proprie sul COVID. Gli sceriffi e le forze dell’ordine affermano che non faranno rispettare gli ordini sul virus. I governatori combattono il presidente, gli altri governatori, i legislatori del loro stato, gli sceriffi e i sindaci. Tutto è caos.

La nostra torre che raggiunge il cielo – una civiltà senza Dio – potrebbe benissimo essere chiamata Babele.

 

Smettiamo di costruire la torre 

Tutto questo succede perché ci siamo allontanati da Dio. La nostra civiltà senza Dio ha prodotto non solo una grande ricchezza ma anche una società piena di peccato, disordine e vizio. Le nostre passioni sfrenate ora chiedono la fine di ogni moderazione. L’accumulo delle nostre iniquità ha raggiunto il punto in cui le strutture sociali che mantengono l’ordine vengono sopraffatte. La crisi del coronavirus è solo un catalizzatore di ciò che sta facendo crollare il sistema. Dopo aver esiliato Dio, l’obiettivo è ora la fine della civiltà.

L’unico modo per porre fine alla confusione è smettere di costruire la torre. Ciò significa rifiutare una cultura basata su una civiltà senza Dio. In mezzo all’inferno che abbiamo creato, dobbiamo renderci conto che è ora di smettere di trasgredire la legge di Dio e di tornare con forte determinazione a Dio e alla Sua legge morale. Allora le nostre menti confuse si uniranno e riposeranno nel Signore Dio, nostro rifugio e forza.

Fonte: Return to Order, 4 Agosto 2020. Traduzione a cura di Fatima Oggi

© La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su email
Condividi su whatsapp

Newsletter

Newsletter_left

  • Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.

Archivi

Post Recente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.