I sogni post-COVID del World Economic Forum (Davos) tra promozione del “non contatto” in Corea del Sud e la scomparsa dell’umanità

I sogni post-COVID del World Economic Forum (Davos) tra promozione del "non contatto" in Corea del Sud e la scomparsa dell'umanità

Il WEF (World Economic Forum) ha molto da dire sull’era “post-COVID” che vuole anche influenzare in una direzione molto specifica attraverso la promozione del Great Reset (La Grande Ripresa) pianificato per il prossimo gennaio. Di recente, il sito weforum.org ha pubblicato una lusinghiera presentazione del “non contatto” che conta con tutti i favori della Corea del Sud, oltre a cinque libri assolutamente da leggere, ovviamente ambientalisti, l’ultimo dei quali presenta un’eroina che si suicida nel bel mezzo di una conferenza per dimostrare che solo la scomparsa dell’umanità potrà salvare gli alberi e il nostro pianeta…

Il sito del World Economic Forum tiene a specificare – come di consueto – che le opinioni espresse in questi forum non esprimono necessariamente quelle dell’organizzazione, ma resta il fatto che detti articoli sono stati scelti da loro e diffusi sotto il loro logo. E poi vanno tutti nella stessa direzione.

Il World Economic Forum, lo sapete: è quello che, sotto la guida del suo fondatore Klaus Schwab, dal 1971 organizza incontri annuali molto discreti a Davos, dove s’incontrano i grandi esponenti del globalismo. Man mano che gli incontri sono diventati meno discreti e più pubblicizzati, il WEF è andato rivelando sempre più chiaramente la sua impronta sui temi della previsione sociale ed economica. Il suo sito, weforum.org, delinea abbastanza chiaramente il futuro sognato dal globalismo distribuendo biasimi e/o punti favorevoli ai potenti del giorno.

Ora capita che assegni un punto favorevole alla Corea del Sud. Questa ha mostrato risultati notevoli nella lotta alla diffusione del coronavirus di Wuhan, con meno di 15.000 contagiati e solo 305 morti, nonostante una popolazione di oltre 50 milioni di abitanti, il tutto senza lockdown. Ma grazie a questa non-crisi, il governo di Moon Jae-in vuole promuovere a tutti i costi il “distanziamento sociale”, attraverso una crescente promozione di una società “non contatto”.

È stata persino inventata una parola per descrivere l’ideale sudcoreano: “nontatto” (untact) in contrapposizione a “contatto” (contact); neologismo degno della neo-lingua di cui parla il libro 1984. Un tempo, i contatti, gli incontri, l’assenza d’isolamento , gli scambi con la famiglia, gli amici, i conoscenti, i colleghi, i vicini e i commercianti di ogni genere facevano parte della ricchezza della vita. E anche oggi gli anziani vi diranno che la solitudine è la peggiore sofferenza della vecchiaia. Ma il coronavirus sembra avere la funzione di spazzare via le tante libertà e i piaceri della vita. Abbiamo bisogno di “untact”, di “nontatto”!

Rosamond Hutt spiega l’11 agosto sul sito web del WEF: “Il governo della Corea del Sud vuole che le persone utilizzino servizi senza contatto sia nella lotta per fermare la diffusione del COVID-19 che per sostenere il rilancio economico”. Come? Grazie alla robotizzazione, l’automazione e il digitale.

L’articolo cita un bar di Daejeon il cui barista è un robot che si occupa di preparare e di servire le bevande al fine di ridurre il contatto tra dipendenti e clienti. Avrei dovuto dire il dipendente, giacché il bar si avvale solo di un pasticcere che fa anche le pulizie e si occupa del rifornimento. Come è risaputo, il peggior nemico dell’uomo è l’uomo!

Un “Digital New Deal” – finanziato attraverso un pacchetto di stimolo quinquennale da 62 miliardi di dollari – aiuterà la Corea del Sud a espandere questi servizi decisamente disumani. In programma: la costruzione di 18 ospedali “intelligenti” per l’assistenza sanitaria a distanza, in particolare di persone anziane e vulnerabili, l’aiuto per l’organizzazione d’incontri virtuali e per l’assistenza a distanza post-vendita di piccole e medie imprese, oltre a investimenti tecnologici nella robotica e nei droni.

Le spese via “chat bot” e le consultazioni a medici virtuali sono già in aumento.

Al di là della semplificazione e del risparmio di tempo che le videoconferenze difatti possono apportare, occorre tuttavia comprendere che la graduale eliminazione degli interlocutori umani in carne ed ossa porta anche all’eliminazione del calore umano. Si tratta di una nuova grande sostituzione che si sta verificando sotto le spoglie dell’epidemia della paura. La sostituzione dell’uomo con la macchina …

La robotizzazione in arrivo e di cui il WEF parla regolarmente come la “quarta rivoluzione industriale” e che dovrebbe essere accompagnata dall’istituzione di un reddito universale, trova il suo “facilitatore” nel COVID-19. Gli uomini, terrorizzati da un virus che quasi non ha ucciso in Corea del Sud e che non uccide molto di più in Francia, vengono a poco a poco condizionati: non si toccano più, non si vedono più, ritengono l’altro un soggetto contagioso, si sentono felici di interagire solo con gli schermi. Questo è l’ideale della loro “nuova normalità”.

Ora, lo sappiamo dalla Genesi: “Non è bene che l’uomo sia solo”. Ed è suo compito lavorare con il sudore della fronte, anche se ciò significa condividere pane, sale e vino con i suoi compagni e, per cominciare, condividere alcuni batteri!

Sono le fondamenta stesse della nostra vita umana e sociale che vengono decisamente e gradualmente smantellate da nuovi ‘medici’ che anziché guarire uccidono. Sono stati smantellati il senso dell’amore umano, della famiglia, della procreazione, dell’identità maschile e femminile, cioè, tutto quanto ci era già stato dato dagli inizi. E sono in procinto di esserlo, l’amicizia, la compagnia, la vicinanza umana, il lavoro, che sono anche doni di Dio. Come non vedere in questo l’odio del Maligno verso questa umanità chiamata non al “distanziamento sociale”, bensì alla vita eterna con Dio già in questo paradiso che è chiamata a riempire pure col generoso dono della vita?

Qualcuno potrebbe pensare che sto divagando. Ma il 29 luglio, ancora sul sito del WEF un tale Ti-han Chang, specialista in Asia-Pacifico e docente presso l’Università del Lancashire Centrale, ci informa che si è proposto di trarre vantaggio dalla nuova preoccupazione ecologica, nata – secondo lui – grazie al coronavirus e al lockdown quasi planetario, per leggere cinque romanzi illuminanti per i nostri tempi.

“Questi cinque libri vi aiuteranno a entrare in contatto con l’ambiente e a comprendere l’importanza e l’urgenza della crisi climatica”, scrive. Tutte le ideologie del momento vi sono rappresentate: decolonizzazione, ecologismo, femminismo, affermazione dei diritti degli animali, denuncia del patriarcato, problema del “vortice di spazzatura” nel Nord Pacifico, ecc.

Il quinto romanzo, The Overstory di Richard Powers, raccomandato senza riserve,  presenta una ricercatrice immaginaria, la dott.ssa Patrica Westerford che pubblica uno studio per mostrare come gli alberi sono esseri sociali che sanno comunicare tra loro. “La sua idea, sebbene presentata come controversa nel romanzo, è in realtà abbastanza ampiamente accettata dagli attuali studi scientifici”, afferma l’articolo del WEF.

Poi aggiunge: “Nonostante i suoi lavori pionieristici, la dottoressa Westerford finisce per togliersi la vita bevendo estratti di alberi velenosi durante una conferenza, al fine di chiarire che l’unico modo per gli esseri umani di salvare alberi e pianeta è cessando di esistere.”

“Perfetto per il vostro elenco di letture”, commenta Ti-han Chang, senza nessun’altra considerazione che questa: “Ecco alcuni libri che pongono particolare enfasi sulle questioni ambientali. ” Sarà il caso di concludere che il WEF pensa di aver trovato la soluzione?

Fonte: Le blog de Jeanne Smits, 13 Agosto 2020

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