La penetrazione del Partito Comunista cinese nelle università americane

Nel luglio scorso, il procuratore generale William Barr ha tenuto un discorso sulla minaccia cinese al Museo Gerald Ford di Grand Rapids, nel Michigan. La scelta della sede fatta dal procuratore generale è stata ironica, in quanto il Segretario di Stato natio di Gerald Ford, Henry Kissinger, fu l’architetto delle attuali relazioni USA-Cina. Il signor Barr non ha usato mezzi termini per denunciare la gravità della situazione. “Le politiche economiche predatorie della RPC  [Repubblica popolare cinese] stanno avendo successo. Per cento anni, l’America è stato il più grande Paese manifatturiero del mondo, permettendole di servire come “arsenale della democrazia”. La Cina ha superato nel 2010 gli Stati Uniti nella produzione manifatturiera. La RPC è ora l’”arsenale mondiale della dittatura”.

Il procuratore generale ha menzionato in particolare un’entità cinese. “Il Partito Comunista cinese cerca anche di infiltrare, censurare o cooptare istituti accademici e di ricerca americani. Ad esempio, dozzine di università americane ospitano gli “Istituti Confucio”, finanziati dal governo cinese, che sono stati accusati di fare pressioni sulle università che le ospitano per mettere a tacere se non addirittura far cancellare discussioni o eventi su argomenti considerati controversi da Pechino”.

 

Un cane nella mangiatoia?

I professori universitari di sinistra potranno liquidare tali commenti come razzismo anti-asiatico, ma forse si sorprenderanno nello scoprire che i comunisti cinesi ammettono che il procuratore generale ha ragione. Il famoso portale Politico cita un discorso tenuto da Li Changchun al Politburo cinese nel 2011:

“L’Istituto Confucio è un marchio avvincente per espandere la nostra cultura all’estero e fornisce un importante contributo al miglioramento del nostro soft power. Il marchio “Confucius” ha un’attrattiva naturale. Usando la scusa di insegnare la lingua cinese, tutto sembra ragionevole e logico”.

Per i non addetti ai lavori, l’Istituto Confucio presenta un’immagine molto più servizievole sul suo sito web.

“Il Confucius Institute U.S. Center è un’organizzazione senza scopo di lucro che promuove il valore dell’educazione globale. Promuoviamo l’insegnamento e l’apprendimento della lingua e della cultura cinese negli Stati Uniti e consentiamo scambi interpersonali, approfondendo la comprensione interculturale e lo sviluppo del linguaggio”. Con una retorica mirata a riscaldare i cuori della sinistra utopica, continua: “Nel proporre le storie e l’impatto degli Istituti Confucio in tutto il Paese, amplifichiamo le voci singole dei nostri studenti e aiutiamo a diffondere il messaggio del valore dell’educazione globale oltre i confini dei campus universitari”.

La pagina web dell’Istituto Confucio presso la George Washington University di Washington, DC, è più specifica. “L’istituto insegna mandarino a tutti i livelli attraverso lezioni di gruppo e lezioni private personalizzate. L’istituto offre una varietà di programmi culturali durante tutto l’anno, tra cui spettacoli d’arte, conferenze, celebrazioni natalizie tradizionali cinesi e tavole rotonde incentrate sugli eventi attuali. I membri della comunità DC possono entrare in contatto con la cultura cinese senza viaggiare all’estero. Il GW Confucius Institute funge anche da centro di risorse e supporto per docenti e studenti della GW i cui interessi accademici si concentrano sulla Cina”.

Tra gli altri programmi, l’Istituto GWU ha ospitato un forum di conversazione cinese, una celebrazione del Capodanno Lunare al Kennedy Center (dal nome “Dumpling Night”) e presentazioni nelle scuole medie locali. Le foto mostrano opere d’arte cinesi, ballerini e tante tante facce sorridenti.

 

Le università guadagnano 

Dal viaggio del presidente Nixon in Cina nel 1971, il governo degli Stati Uniti ha promosso legami più stretti tra accademici cinesi e americani. Tre modi di pensare andavano a sostegno di questa politica. Molti leader americani sostenevano l’idea ingenua e sbagliata che un contatto più stretto avrebbe favorito la “liberalizzazione” della Cina. I presidenti Nixon e Ford – consigliati da Henry Kissinger – credevano che legami sino-americani più stretti avrebbero messo in difficoltà l’Unione Sovietica. E, infine, pensavano che la Cina non rappresentasse una minaccia economica giacché all’epoca la nazione era a malapena in grado di nutrirsi da sola. Tutti questi presupposti sono ora cambiati. Tuttavia, l’apertura delle università al comunismo cinese non è cambiata. In troppe università regna una specie di comunismo a bassa intensità. Quell’atmosfera costituisce un vivaio ideale per il lavoro dell’Istituto Confucio.

Ospitando gli Istituti Confucio, le università ne traggono anche vantaggi economici. Un articolo di Politico presenta la questione come una semplice decisione aziendale: “Sono una specie di franchising di ristoranti: apri il kit e sei in affari. Le università americane possono continuare a offrire corsi completi mentre in realtà stanno appaltando l’istruzione in cinese…. Sono soldi gratis per le facoltà”.

 

Interrogativi e critiche 

Nel 2017, la National Association of Scholars (NAS) ha pubblicato il documento “Appaltando alla Cina”, un rapporto incentrato sugli Istituti Confucio. Il documento di 184 pagine fornisce solide ragioni per tenere d’occhio le loro attività.

1. Libertà intellettuale. Gli istituti Confucio osservano la legge cinese, compresi i codici vocali. Gli insegnanti pagati dai cinesi devono astenersi dal toccare argomenti delicati.

2. Trasparenza. I dettagli sui contratti e sulle politiche di assunzione sono per lo più non consultabili. Alcune università hanno compiuto sforzi straordinari per evitare controlli, annullando riunioni e vietando al NAS di visitare i loro campus.

3. Intrecci con la Cina. Gli Istituti Confucio vengono controllati dal governo cinese. Le università ricevono un incentivo economico per non criticare le politiche cinesi.

4. Soft Power. La Cina e la cultura cinese vengono mostrati in una luce positiva, evitando la storia politica e in particolare le violazioni dei diritti umani. Non si deve riferire nulla sulla situazione a Taiwan, Tibet e Hong Kong.


Investigazione del governo degli Stati Uniti

Il governo cinese sta anche utilizzando gli Istituti Confucio per entrare nei programmi e nelle risorse di ricerca universitaria americana. Nel 2018, il direttore dell’FBI Christopher Wray ha informato il Comitato di Intelligence del Senato di queste attività.

“Vorrei solo dire che l’uso di raccoglitori [di informazioni] non tradizionali, specialmente in ambito accademico, che si tratti di professori, scienziati o studenti, lo vediamo in quasi ogni ufficio sul campo che l’FBI ha in tutto il paese. Non è solo nelle grandi città, ma anche nei centri piccoli. Ed esiste praticamente in ogni disciplina. Penso che il livello di ingenuità da parte del settore accademico su questo tema stia creando i suoi problemi. Stanno sfruttando l’ambiente molto aperto di ricerca e sviluppo che abbiamo e che veneriamo, ma ne stanno approfittando.

“Coltiviamo preoccupazioni sugli Istituti Confucio. Ne abbiamo osservato lo sviluppo per un po’. Sono solo uno dei tanti strumenti usati per trarre vantaggio. Di recente abbiamo assistito a una diminuzione del loro entusiasmo e impegno per questo settore particolare, ma è qualcosa che comunque seguiamo con cautela e in alcuni casi abbiamo sviluppato misure investigative appropriate”.

A causa di questo controllo del governo, alcune università stanno chiudendo i loro Istituti Confucio. Per esempio, l’Università dell’Arizona, l’Università della California – Davis, l’Università del Missouri e l’Università dell’Oklahoma. Tali chiusure non significano che i comunisti cinesi stiano perdendo interesse per le università americane. Ne hanno approfittato troppo negli ultimi cinquant’anni per fermarsi ora. Se gli Istituti Confucio svaniscono sotto i riflettori, sicuramente qualcos’altro arriverà a prenderne il posto. La vigilanza continua sui tentativi della Cina di insinuarsi nelle università e nelle imprese americane è vitale. E ora è il momento.

Fonte: Retourn to Order, 25 Luglio 2020. Traduzione a cura di Fatima Oggi

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