Mons. Schneider: “Oggi la Chiesa Romana si trova in uno stato di rovina spirituale”

Il vescovo Athanasius Schneider ha condiviso i suoi pensieri su Fratelli Tutti con The Remnant Newspaper ed ha espresso il suo dolore per l’ultima enciclica di Papa Francesco Fratelli Tutti, osservando che “manca di un orizzonte chiaramente soprannaturale”, travisa San Francesco e favorisce la confusione teologica che Papa Francesco ha creato con la Dichiarazione di Abu Dhabi [vedi].
Riflettendo sul tempo di San Francesco, quando il santo fu chiamato da Cristo per ricostruire la Chiesa, l’Arcivescovo Schneider dice: “Oggi la Chiesa di Roma si trova in una situazione simile di rovina spirituale, a causa del torpore spirituale della maggioranza dei Pastori della Chiesa, dell’eccessivo coinvolgimento dello stesso Papa negli affari temporali e dei suoi sforzi per promuovere un’aspirazione universale a una fraternità mondana e naturalistica”. 
In una nuova intervista a The Remnant, il vescovo Schneider afferma: “Papa Francesco presenta San Francesco come se fosse stato un sostenitore della diversità delle religioni”. Piuttosto, sottolinea il vescovo ausiliare di Astana in Kazakistan, San Francesco era tutto incentrato sulla conversione delle persone all’unica vera fede. Nel sottolineare la sua posizione, il vescovo Schneider cita la descrizione di Papa Pio XI di San Francesco come un uomo che “si mise personalmente in cammino e comandò ai suoi discepoli di occuparsi prima di ogni altra cosa della conversione dei pagani alla Fede e alla Legge di Cristo”. (accentuazione dell’originale)
Piuttosto che correggere il relativismo religioso che affligge la controversa dichiarazione di Abu Dhabi del Papa, nella  falsa affermazione che “il pluralismo e la diversità delle religioni” è “voluta da Dio nella sua saggezza”, il Papa, secondo il vescovo Schneider, “non ha corretto Abu Dhabi, ma lo ha consolidato.”
“Sarebbe stato un bene se Fratelli Tutti avesse sottolineato la necessità che tutti gli uomini credano in Gesù Cristo, Dio e Uomo, per trovare la fonte indispensabile della vera fraternità e la chiave per risolvere i problemi delle società temporali”…. 

Ecco l’intervista completa:

Diane Montagna: Eccellenza, quali sono le sue impressioni generali sulla nuova enciclica di Papa Francesco, Fratelli Tutti?
 
Mons. Schneider: Questa nuova enciclica dà l’impressione generale di essere un’istruzione prolissa sull’etica della pacifica convivenza basata sui termini chiave di “fratellanza” e “amore” intesi in una prospettiva fortemente temporale e altamente politica, “contribuire alla rinascita di un’aspirazione universale alla fraternità” (Fratelli Tutti, n. 8). Sebbene l’enciclica utilizzi passaggi chiave del Vangelo, come la parabola del buon Samaritano (Luca 10: 25-37) e le parole di Cristo nel giudizio finale, nell’identificarsi con i bisognosi come “i miei fratelli più piccoli” (cfr Mt 25,40), ne applica il significato, tuttavia, in un orizzonte più umanistico e questo mondano. Vista nel suo insieme, l’enciclica manca di un orizzonte chiaramente soprannaturale; manca qualsiasi riferimento a parole come “soprannaturale”, “Incarnazione”, “Redentore”, “Pastore”, “evangelizzazione”, “battesimo”, “filiazione Divina”, “perdono Divino dei peccati”, “salvifico”, “eternità”, “cielo”, “immortale”, “Regno di Dio o di Cristo”.

Pur affermando lodevolmente che “Cristo ha versato il suo sangue per tutti e per ciascuno e che nessuno resta fuori del suo amore universale” (n. 85) [di fatto resta fuori chi non lo accoglie o lo tradisce -ndT], l’enciclica riduce poi purtroppo il significato della redenzione soprannaturale alla prospettiva nebulosa e secolare di una “Comunione universale”. Si legge: “Da esso «scaturisce per il pensiero cristiano e per l’azione della Chiesa il primato dato alla relazione, all’incontro con il mistero sacro dell’altro, alla comunione universale con l’umanità intera come vocazione di tutti»” (n. 277). Il primato, però, in tutti i rapporti umani, va dato all’incontro con Gesù Cristo, Uomo-Dio, e con la Santissima Trinità, mediante la grazia santificante e il dono della virtù soprannaturale dell’amore. Papa Francesco afferma giustamente in Fratelli Tutti, n. 85: “Se andiamo alla fonte ultima di quell’amore che è la vita stessa del Dio uno e trino, incontriamo nella comunità delle tre Persone divine l’origine e il modello perfetto di tutta la vita nella società”. Altrove, dice: “Altri bevono da altre fonti. Per noi la fonte della dignità umana e della fraternità è nel Vangelo di Gesù Cristo ”(n. 277). Tuttavia, la perfetta dignità umana e la fraternità per tutti gli esseri umani possono avere una sola fonte, ed è Gesù Cristo, poiché è solo attraverso il Figlio di Dio incarnato che la dignità umana è stata restaurata in modo ancora più mirabile di quanto è stato creato (Ordine, Preghiera all’Offertorio). Sarebbe stato un gran bene se Fratelli Tutti avesse sottolineato la necessità che tutti gli uomini credano in Gesù Cristo, Dio e Uomo, al fine di trovare la sorgente indispensabile di una vera fratellanza, nonché la chiave per risolvere i problemi delle società temporali.

Papa Francesco apre la nuova enciclica rilevando che il suo titolo, “Fratelli Tutti”, è tratto dalle “Ammonizioni” di san Francesco, rivolte ai suoi confratelli. Nel suo libro Christus Vincit lei ha detto che san Francesco l’ha ispirata a seguire Cristo nella vita religiosa. Secondo Lei, l’uso di questi testi da parte di Papa Francesco è fedele al significato loro attribuito da San Francesco?

Mons. Schneider: Papa Francesco qui usa l’espressione “Fratelli Tutti” (Tutti fratelli) in modo chiaramente diverso da San Francesco. Per san Francesco, “tutti fratelli” sono coloro che seguono e imitano Cristo, cioè tutti i cristiani, e certamente non semplicemente tutti gli uomini, e tanto meno gli aderenti alle religioni non cristiane. Possiamo constatarlo guardando il contesto più completo da cui sono tratte queste parole:
Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce. Le pecore del Signore l’hanno seguito nella tribolazione e persecuzione, nell’ignominia e nella fame, nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. Perciò é grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle!” (Ammonizioni, 6).
San Francesco, infatti, “Sapeva non lusingare le colpe, ma sferzarle; non blandire la condotta dei peccatori, ma abbatterla con dure rampogne. Con pari fermezza di spirito parlava ai piccoli e ai grandi.”(Legenda Maior, 12, 8) Papa Francesco presenta San Francesco come se fosse stato un sostenitore della diversità delle religioni. Lo scopo della visita di san Francesco al sultano Malik-el-Kamil in Egitto, tuttavia, non era quello di mostrare “la sua apertura di cuore, che non conosceva confini e trascendeva le differenze di religione” (Fratelli Tutti, n. 3). Piuttosto, il suo scopo preciso era predicare al Sultano il Vangelo di Gesù Cristo. Deve rammaricarsi che Papa Francesco riduca San Francesco in Fratelli Tutti a un uomo che “cercava di abbracciare tutti” e ad esempio di “sottomissione” umile e fraterna a chi non condivideva la sua fede ”(n. 3) . San Bonaventura attesta nella Legenda Maior che san Francesco predicava esplicitamente il Vangelo al Sultano, invitando lui e tutto il suo popolo a convertirsi a Cristo, scrivendo: “E predicò al Sultano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito…” (Legenda Maior, 9, 8). Inoltre, mentre San Francesco predicava il Vangelo al Sultano, inviò cinque frati a predicare il Vangelo ai musulmani in Spagna e in Marocco. Quando San Francesco ebbe notizia del loro martirio, ha gridato: “Ora posso davvero dire di avere cinque fratelli” (Analecta Franciscana, III, 596).

L’intera tradizione cattolica ha sempre presentato San Francesco come un santo apostolico e veramente missionario. Scriveva Papa Pio XI: “San Francesco da « uomo cattolico e tutto apostolico », come attendeva in modo mirabile alla riforma dei fedeli, così si adoperava personalmente ed ordinava ai suoi discepoli di impiegarsi con alacrità alla conversione degli infedeli alla fede e alla legge di Cristo.” (Enciclica Rite Expiatis, 37)

Quali sono i punti di forza o gli elementi positivi di questa nuova enciclica?

Mons. Schneider: Uno dei passaggi più luminosi e teologicamente sani di Fratelli Tutti è la seguente affermazione di Papa Francesco: “Se andiamo alla fonte ultima, che è la vita intima di Dio, ci incontriamo con una comunità di tre Persone, origine e modello perfetto di ogni vita in comune.” (n. 85). Questa affermazione è una vera luce in mezzo al ristretto orizzonte naturalistico, al relativismo religioso e alla carente prospettiva soprannaturale di questa enciclica. Un altro elemento importante è il rifiuto di Papa Francesco di ogni tentativo di costruire una società contro il piano di Dio. Scrive: “Il tentativo di costruire una torre (Torre di Babele)… è stato un tentativo maldestro, nato dall’orgoglio e dall’ambizione, di creare un’unità diversa da quella voluta da Dio nel suo piano provvidenziale per le nazioni (cfr Gen 11: 1-9) ”(n. 144).
Altrettanto significative sono le seguenti affermazioni, che riflettono l’insegnamento di Papa Benedetto XVI: “Senza verità, l’emotività si vuota di contenuti relazionali e sociali” (n. 184); “La carità ha bisogno della luce della verità che cerchiamo costantemente. “Quella luce è sia la luce della ragione che la luce della fede (Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate)” e non ammette alcuna forma di relativismo” (n. 185). Papa Francesco ricorda anche l’importanza di verità oggettive sempre valide, basate sulla natura umana secondo il piano di Dio nella creazione, affermando che ci sono “verità fondamentali da sostenere sempre, … trascendono le nostre situazioni concrete e rimangono non negoziabili, … in se stesse, sono ritenute durature in virtù del loro significato intrinseco” (n. 211), e che « conseguentemente, non c’è bisogno di contrapporre la convenienza sociale il consenso e la la realtà di una verità oggettiva » (n° 212).

Fratelli Tutti mette inoltre in guardia da un falso universalismo e dal virus di un individualismo radicale (vedi n. 100). A tal proposito, Papa Francesco scrive: “un modello di globalizzazione che «mira consapevolmente a un’uniformità unidimensionale e cerca di eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una superficiale ricerca di unità. […] Se una globalizzazione pretende di rendere tutti uguali, come se fosse una sfera, questa globalizzazione distrugge la peculiarità di ciascuna persona e di ciascun popolo»” (n. 100). Anche le seguenti affermazioni in Fratelli Tutti mirano a tutelare il diritto delle nazioni alla propria identità e tradizioni: “Non può esserci apertura tra i popoli se non sulla base dell’amore per la propria terra, la propria gente, le proprie radici culturali” (n. 143); “Posso accogliere altri che sono diversi… solo se sono saldamente radicato nella mia gente e nella mia cultura” (n. 143); e “allo stesso modo il bene comune esige che proteggiamo e amiamo la nostra patria” (n. 143). Anche Fratelli Tutti parla giustamente di “diritto alla proprietà privata e suo significato sociale” (n. 123).
Papa Francesco alza la sua voce contro una società disumana, che accetta solo i forti e i sani e disprezza ed elimina chi è malato e debole. Scrive: “Le persone hanno questo diritto anche se è nato o cresciuto con delle limitazioni; infatti ciò non sminuisce la sua immensa dignità come persona umana, che non si fonda sulle circostanze bensì sul valore del suo essere. Quando questo principio elementare non è salvaguardato, non c’è futuro né per la fraternità né per la sopravvivenza dell’umanità.” (n. 107). Sono anche lodevoli le seguenti importanti affermazioni di Papa Francesco in Fratelli Tutti: “Va riconosciuto come «tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti»” (n. 275); e “ Non esistono il bene e il male in sé, ma solamente un calcolo di vantaggi e svantaggi. Lo spostamento della ragione morale ha per conseguenza che il diritto non può riferirsi a una concezione fondamentale di giustizia, ma piuttosto diventa uno specchio delle idee dominanti. Entriamo qui in una degenerazione: un andare “livellando verso il basso” mediante un consenso superficiale e compromissorio. Così, in definitiva, la logica della forza trionfa.” (n. 210). 

Papa Francesco ha presentato Fratelli Tutti come una riflessione sul documento di Abu Dhabi, che ha firmato con il Grand Imam el-Tayeb nel febbraio 2019. Lei ha apertamente espresso preoccupazione per quel documento, in particolare per l’affermazione che la “diversità delle religioni” è “voluta da Dio” [qui – qui – qui]. Questa nuova enciclica ha attenuato o approfondito queste preoccupazioni?

Mons. Schneider: Fratelli Tutti dedica un intero capitolo al tema “Le religioni al servizio della fraternità nel mondo” (cap. 8). Già il titolo rivela un certo tipo di relativismo religioso. Le religioni sono viste qui come un mezzo di fraternità naturale. Quindi, si è portati a capire la religione come mezzo per promuovere il naturalismo. Ciò è contrario all’essenza del cristianesimo, che è l’unica vera religione autenticamente soprannaturale. La fede cristiana non può essere messa indiscriminatamente sullo stesso livello delle altre religioni; sarebbe un tradimento del Vangelo. L’affermazione che, “Dalla nostra esperienza di fede … noi, credenti delle diverse religioni, sappiamo che rendere presente Dio giova alle nostre società” (n. 274) promuove il relativismo religioso, poiché il concetto di “Dio” è sicuramente diverso tra i varie religioni. Ci sono anche alcune religioni in cui vengono adorati gli spiriti maligni. Non si può mettere il concetto di Dio nella religione cristiana allo stesso livello di una religione che pratica l’idolatria. La Sacra Scrittura dice che “tutti gli dèi delle nazioni sono demoni” (Salmo 96: 5), e San Paolo insegna che “i sacrifici dei pagani sono offerti ai demoni, non a Dio” (1 Cor 10:20). Secondo la Divina Rivelazione e il costante insegnamento della Chiesa, il concetto di “fede” significa quanto segue:
Poiché l’uomo è un essere totalmente dipendente da Dio, come suo Creatore e Signore, e la ragione creata è completamente soggetta alla verità non creata, siamo tenuti a cedere a Dio, mediante la fede nella Sua rivelazione, la piena obbedienza della nostra intelligenza e volontà. La Chiesa cattolica professa che questa fede, che è l’inizio della salvezza dell’uomo, è una virtù soprannaturale, per cui, ispirati e assistiti dalla grazia di Dio, crediamo che le cose che Egli ha rivelato siano vere. …Pertanto, senza fede nessuno ha mai ottenuto la giustificazione, né alcuno otterrà la vita eterna” (Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3).
Quindi, gli aderenti alle religioni non cristiane non hanno il dono della virtù soprannaturale della fede e quindi non possono essere chiamati “credenti” nel senso proprio di questa parola. I non cristiani non accettano la rivelazione divina data tramite Gesù Cristo. Quindi, la loro conoscenza di Dio e la loro pratica religiosa sono solo un’espressione della luce della ragione naturale, e non della fede. Lo insegna l’infallibile Magistero della Chiesa, dichiarando:
La Chiesa cattolica, con un consenso, ha anche sempre sostenuto e sostiene che vi sia un duplice ordine di conoscenza, distinto sia in linea di principio che anche in oggetto; in linea di principio, perché la nostra conoscenza, nell’una, è per ragione naturale e, nell’altra, è per fede divina; in oggetto, perché, oltre a quelle cose cui può giungere la ragione naturale, vengono proposti, per la nostra fede, misteri nascosti in Dio, che, a meno che non siano rivelati divinamente, non possono essere conosciuti. … Se qualcuno dirà che la fede divina non è distinta dalla conoscenza naturale di Dio e delle verità morali, e quindi che non è richiesto per la fede divina che la verità rivelata sia creduta a causa dell’autorità di Dio che la rivela; sia anatema ”(ibid., cap. 4 e can. 3 de fide).
I cristiani non sono semplicemente “compagni di viaggio” insieme ad aderenti a false religioni – religioni che Dio proibisce (Fratelli Tutti, n. 274). Memorabile al riguardo è la seguente affermazione teologicamente precisa di Papa Paolo VI: “La nostra religione cristiana stabilisce efficacemente con Dio un rapporto autentico e vivo che le altre religioni non riescono a stabilire, anche se hanno, per così dire, le braccia tese verso il cielo” (Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi, n. 53).

Diverse espressioni in Fratelli Tutti trasmettono sostanzialmente lo stesso relativismo religioso esposto nel Documento di Abu Dhabi, in cui si afferma che “il pluralismo e la diversità delle religioni, colore, sesso, razza e lingua sono voluti da Dio nella Sua saggezza”. Fratelli Tutti non ha corretto Abu Dhabi ma l’ha consolidato. La verità che Nostro Signore ha rivelato, e la Sua Chiesa ha proclamato immutabilmente e costantemente, rimane per sempre valida: “Il dovere principale di tutti gli uomini è di aggrapparsi alla religione sia nella sua portata che nella sua pratica, non quella religione che possono preferire, ma la religione che Dio comanda, e che certi e più chiari segni mostrano essere l’unica vera religione” (Papa Leone XIII, Enciclica Immortale Dei, 4).

Il seguente insegnamento infallibile della Chiesa nella Costituzione dogmatica, Dei Filius, del Concilio Vaticano I, rifiuta l’insegnamento fallibile sulla “diversità delle religioni” espresso nel Documento di Abu Dhabi e in Fratelli Tutti: “Non c’è parità tra condizione di coloro che hanno aderito alla verità cattolica mediante il dono celeste della fede, e la condizione di coloro che, guidati da opinioni umane, seguono una falsa religione” (cap. 3); e “Se qualcuno dirà che la condizione dei fedeli e di coloro che non hanno ancora raggiunto la sola vera fede è alla pari, sia anatema” (ibid., can. 6 de fide).

Conosciamo due tipi di fraternità: quella del sangue, in Adamo ed Eva, e quella della grazia, in Gesù Cristo, attraverso la Chiesa e i sacramenti. Quale “nuova visione” (n. 6) della fraternità propone Papa Francesco in questa enciclica? E come Vescovo e Successore degli Apostoli, potete incoraggiare i fedeli ad aspirare alla visione di fraternità che Papa Francesco propone in questa enciclica?

Mons. Schneider: La vera fraternità, che piace a Dio, è la fraternità in e per Cristo, il Figlio di Dio incarnato. Il cardinale Ratzinger (Papa Benedetto XVI) ha delimitato giustamente il concetto cristiano di fraternità, quando ha detto: “’Uno è il vostro maestro, ma siete tutti fratelli’ (Mt 23,8). Con questa parola del Signore si determina il rapporto tra i cristiani come rapporto di fratelli e sorelle come nuova fratellanza dello spirito, contrapposta alla fratellanza naturale, che nasce dalla relazione di sangue” (Die Christliche Brüderlichkeit, München 1960, 13). Indispensabile è il riconoscimento della differenza tra una fraternità basata sulla natura, cioè il vincolo di sangue, e una fraternità basata sull’elezione e rivelazione divina: “Mentre Dio è il Padre dei popoli del mondo solo per la creazione, è inoltre il Padre di Israele per elezione “(Ibid., 20)

Fin dall’inizio, i cristiani conoscevano la differenza essenziale tra la semplice fratellanza naturale e la fratellanza tramite il battesimo. San Giovanni Crisostomo ha detto: “Perché cos’è che fa la fratellanza? Il lavaggio della rigenerazione e l’essere abilitati, quindi, a chiamare Dio nostro Padre” (Omelia 25 sugli Ebrei, 7). Similmente, sant’Agostino ha scritto: “Allora cesseranno di essere nostri fratelli, quando cesseranno di dire: “Padre nostro”. Per i pagani non chiamiamo fratelli secondo la Scrittura e il modo di parlare ecclesiastico”. (En. In Sal. 32, 2, 29).

Ogni cattolico e tutti i pastori della Chiesa, primo fra tutti il Papa, devono ardere di zelo e di amore per tutti coloro che, purtroppo, sono solo nostri fratelli secondo la carne e il sangue, affinché possano nascere da Dio nella filiazione soprannaturale in Cristo e diventare veramente fratelli in Cristo. Se i responsabili della Chiesa dei nostri giorni si accontentano della fratellanza di carne e sangue, di “fratelli tutti” in carne e ossa, stanno trascurando il comandamento di Dio nel Vangelo, cioè il comandamento di rendere i membri di tutte le nazioni e religioni discepoli di Cristo, figli nell’Unigenito Figlio di Dio, fratelli in Cristo, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e insegnando loro ad osservare tutte le cose che Cristo ha comandato (vedi Mt 25: 19-20). Tale zelo è, per un’anima cristiana, la più profonda espressione dell’amore del prossimo: amarlo come ami te stesso. Se la tua filiazione divina in Cristo rappresenta per te il più grande dono di Dio concepibile – e lo è davvero – allora ti manca il vero amore e la carità per il tuo prossimo se non ardi dal desiderio di comunicargli questo dono, ovviamente con delicatezza e rispetto. Non conoscere Cristo, non avere il dono divino della fede cattolica soprannaturale e non essere battezzato, significa che non si è veramente illuminati, che non si possiede la vera vita dell’anima. Significa rimanere nelle tenebre e nell’ombra della morte, come dice il Vangelo (vedi Lc 1:79; Mt 4:16; Gv 9: 1-41). Se la tua filiazione divina in Cristo rappresenta per te il più grande dono di Dio concepibile – che è veramente – allora ti manca il vero amore e la carità per il tuo prossimo se non ardi dal desiderio di comunicargli questo dono, ovviamente con delicatezza e rispetto. Non conoscere Cristo, non avere il dono divino della fede cattolica soprannaturale e non essere battezzato, significa che non si è veramente illuminati, che non si possiede la vera vita dell’anima. Significa rimanere nelle tenebre e nell’ombra della morte, come dice il Vangelo (vedi Lc 1:79; Mt 4:16; Gv 9: 1-41).
Nella Chiesa antica, il Battesimo era giustamente chiamato “illuminazione” (photismós) e rigenerazione (anagénnesis). Sant’Agostino evidenzia la differenza essenziale tra la vita mortale data attraverso la carne e il sangue e la vita eterna data attraverso il battesimo: “Abbiamo trovato altri genitori, Dio nostro Padre, e la Chiesa nostra Madre, dalla quale siamo nati alla vita eterna. Consideriamo quindi di chi abbiamo cominciato a essere figli” (Sermo 57 ad competente, 2). Che prospettiva temporale angusta, meramente terrena e impoverita ci rivela la seguente affermazione di Fratelli tutti: “Sogniamo dunque come un’unica famiglia umana, come compagni di viaggio che condividono la stessa carne, come figli della stessa terra che è la nostra casa comune, ognuno di noi portando la ricchezza delle proprie convinzioni e convinzioni, ognuno di noi con la propria voce, fratelli e sorelle tutti” (n. 8). Una fraternità di sangue, una fraternità limitata al qui e ora, che è deperibile, una fraternità limitata alla pacifica convivenza nella gentilezza, implica una straordinaria povertà spirituale, una vita carente, una felicità carente, poiché in una tale prospettiva manca la cosa più importante nel mondo intero e in tutta la storia umana, cioè Cristo, il Dio incarnato, l’Unigenito ed Eterno Figlio di Dio, il fratello, l’amico e lo sposo dell’anima di tutti coloro che sono rinati in Dio.

Quanto è urgente che il Vicario di Cristo ai nostri giorni proclami di nuovo al mondo intero le parole del suo predecessore, Giovanni Paolo II: “Tutti voi che cercate ancora Dio, tutti voi che avete già l’inestimabile fortuna di credere, e anche voi che siete tormentati dal dubbio: ascoltate ancora una volta le parole pronunciate da Simon Pietro. In quelle parole è la fede della Chiesa. In quelle stesse parole sta la nuova verità, anzi, la verità ultima e definitiva sull’uomo: il figlio del Dio vivente: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. ”(Omelia per l’inaugurazione del suo Pontificato, 22 ottobre 1978) Quanto sarebbe coraggioso, quanto apostolico, quanto magnifico, se queste parole fossero risuonate anche in Fratelli Tutti!

Ha detto spesso che la Chiesa oggi manca di una prospettiva soprannaturale. In che modo questa nuova enciclica rimedia o aggrava questo problema?

L’enciclica Fratelli Tutti acuisce purtroppo la crisi pluridecennale dell’indebolimento della prospettiva soprannaturale nella vita della Chiesa, con il conseguente abbraccio eccessivo delle realtà temporali, e l’ancora peggiore tendenza a interpretare in chiave naturalistica anche le realtà spirituali e teologiche. e modo razionalistico. Ciò significa diluire il Vangelo, cioè le verità rivelate, in un umanesimo naturalistico – racchiudere la propria prospettiva sulla vita della Chiesa nell’orizzonte ristretto di queste realtà mondane. Significa trasformare il vero Vangelo, che è il Vangelo della vita eterna, in un nuovo Vangelo falsificato della vita materiale e materiale.

L’attuale tendenza al naturalismo, e la mancanza del soprannaturale nella vita della Chiesa, corrisponde a quanto disse San Paolo: “Se in questa vita solo abbiamo speranza in Cristo, siamo di tutti gli uomini i più miserabili” (1 Cor . 15:19). Per contenuto e orizzonte intellettuale, l’enciclica Fratelli Tutti si può riassumere in queste parole: “la nostra cittadinanza è sulla terra”. La nuova enciclica aggrava il naturalismo che regna oggi nella Chiesa, che può essere descritto come una mancanza di amore per la Croce di Cristo, per la preghiera, una mancanza di consapevolezza della gravità del peccato e la necessità di riparazione. In una certa misura Fratelli Tutti è in contrasto con quanto scrisse san Paolo all’inizio della Chiesa: “La nostra cittadinanza è nei cieli e da esso attendiamo un Salvatore, il Signore Gesù Cristo” (Fil 3,20). Memorabili sono le parole della prima enciclica sociale del Magistero, Rerum Novarum, dove Papa Leone XIII insegna che la Chiesa deve sempre guardare alle realtà anche temporali con una prospettiva soprannaturale. Lui scrive:
“Le cose del tempo non è possibile intenderle e valutarle a dovere, se l’animo non si eleva ad un’altra vita, ossia a quella eterna, senza la quale la vera nozione del bene morale necessariamente si dilegua, anzi l’intera creazione diventa un mistero inspiegabile. Quello pertanto che la natura stessa ci detta, nel cristianesimo è un dogma su cui come principale fondamento poggia tutto l’edificio della religione: cioè che la vera vita dell’uomo è quella del mondo avvenire. Poiché Iddio non ci ha creati per questi beni fragili e caduchi, ma per quelli celesti ed eterni; e la terra ci fu data da Lui come luogo di esilio, non come patria. Che tu abbia in abbondanza ricchezze ed altri beni terreni o che ne sia privo, ciò all’eterna felicità non importa nulla; ma il buono o cattivo uso di quei beni, questo è ciò che sommamente importa. Le varie tribolazioni di cui è intessuta la vita di quaggiù, Gesù Cristo, che pur ci ha redenti con redenzione copiosa, non le ha tolte; le ha convertite in stimolo di virtù e in maniera di merito, tanto che nessun figlio di Adamo può giungere al cielo se non segue le orme sanguinose di Lui.” (n. 21).
Libertà. Fraternità. Uguaglianza. Questi tre temi attraversano “Fratelli Tutti”. I cattolici dovrebbero preoccuparsi che un Papa abbia ripreso il motto della Rivoluzione francese nella sua ultima enciclica?

Di per sé, i tre concetti “Libertà, Fraternità, Uguaglianza” hanno un significato cristiano e sono stati usati in modo improprio dalla Rivoluzione francese massonica. Riguardo al concetto di “libertà”, la Sacra Scrittura insegna che la vera libertà è la libertà dalla più grande schiavitù, cioè la schiavitù dal diavolo e dal peccato, e l’ignoranza delle verità divine: “Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi.” (Gv 8:32); “Se il Figlio vi rende liberi, sarete veramente liberi” (Gv 8:36). La libertà che Gesù Cristo dà è un dono della sua opera redentrice: “La creazione stessa sarà liberata dalla sua schiavitù della corruzione e otterrà la libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,21). La libertà che Dio concede è un dono soprannaturale dello Spirito Santo, lo Spirito di verità: “Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà” (2 Cor 3: 17). La vera fraternità non è la fratellanza di coloro che sono nati da sangue, carne e dalla volontà del vecchio Adamo, ma piuttosto la fraternità di coloro che sono nati da Dio (vedi Gv 1:13) che sono fratelli in Cristo, il nuovo Adamo (vedi Rom 5:14). Questi sono “quelli che ha preconosciuti, e li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine di suo Figlio, affinché Egli fosse il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8:29).

Il concetto cristiano di vera “uguaglianza” significa che tutti i peccatori hanno ugualmente bisogno della salvezza in Cristo: “Non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Rm 3: 22-23). Tutti i battezzati hanno la stessa dignità oggettiva dei figli adottivi di Dio: “In Cristo Gesù siete tutti figli di Dio, mediante la fede. Non c’è né giudeo né greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è maschio e femmina, perché siete tutti uno in Cristo Gesù” (Gal 3: 26.28). Pertanto, “ Vi siete infatti spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni 10 e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. Dove non c’è né gentile o ebreo, né circoncisione o incirconcisione, né barbaro o scita, né schiavo o libero. Ma Cristo è tutto in tutti” (Col 3: 9-11). Anche tutti gli uomini staranno allo stesso modo dinanzi al giudizio di Dio, poiché “nessuna creatura è nascosta alla vista di Dio, ma tutti sono nudi ed esposti agli occhi di Colui al quale dobbiamo rendere conto” (Eb 4:13). E “qualunque cosa di buono faccia qualcuno, questa la riceverà in cambio dal Signore, sia che sia schiavo o libero. Non c’è parzialità in Dio” (Ef 6: 8.9).

Il significato distorto del concetto di libertà e uguaglianza introdotto dall’Assemblea nazionale della Rivoluzione francese è stato immediatamente condannato da Papa Pio VI. Condannandolo, il magistero della Chiesa ha fornito simultaneamente il vero significato di libertà e uguaglianza. Pio VI scriveva:
“L’Assemblea nazionale stabilisce come diritto dell’uomo nella società questa libertà assoluta che non solo assicura il diritto di essere indifferenti alle opinioni religiose, ma garantisce anche la piena licenza di pensare, parlare, scrivere e persino stampare liberamente qualsiasi cosa si desideri su questioni religiose – anche le fantasie più disordinate. È un diritto mostruoso, che l’Assemblea sostiene, tuttavia, deriva dall’uguaglianza e dalle libertà naturali di tutti gli uomini. Ma cosa c’è di più imprudente che stabilire tra gli uomini questa uguaglianza e questa libertà incontrollata, che soffoca ogni ragione, il dono più prezioso che la natura ha fatto all’uomo, quello che lo distingue dagli animali? Dopo aver creato l’uomo in un luogo pieno di delizie, Dio non lo ha minacciato di morte se dovesse mangiare il frutto dell’albero del bene e del male? E con questo primo divieto non ha stabilito limiti alla sua libertà? Quando, dopo che l’uomo ha disobbedito al comando e quindi è incorso in colpa, Dio non gli impose nuovi obblighi tramite Mosè? E anche se ha lasciato al libero arbitrio dell’uomo la scelta tra il bene e il male, Dio non gli ha fornito precetti e comandamenti che potrebbero salvarlo “se li avesse osservati”? Dov’è dunque questa libertà di pensare e di agire che l’Assemblea concede all’uomo nella società come un diritto naturale indiscutibile? Questo diritto inventato non è contrario al diritto del Creatore Supremo al quale dobbiamo la nostra esistenza e tutto ciò che abbiamo? Possiamo ignorare il fatto che l’uomo non è stato creato solo per se stesso, ma per essere d’aiuto al prossimo?” (Breve Apostolico Quod Aliquantum, 10 marzo 1791).
Nella sua monumentale enciclica sulla Massoneria, Humanum Genus, Papa Leone XIII ha spiegato il vero significato cristiano di “libertà, fraternità e uguaglianza”, come realizzato nel Terzo Ordine di San Francesco, respingendo così esplicitamente il significato distorto massonico. Leone XIII ha scritto:
“Tra i molti benefici attesi dal Terz’Ordine di San Francesco ci sarà il grande vantaggio di ricondurre gli animi alla libertà, alla fraternità, alla uguaglianza: non quali va sognando assurdamente la sètta Massonica, ma quali Gesù Cristo recò al mondo e Francesco nel mondo ravvivò. La libertà diciamo dei Figli di Dio, che affranca dal servaggio di Satana e dalle passioni, tiranni pessimi: la fraternità, che da Dio prende origine, Creatore e Padre di tutti: l’uguaglianza che, fondata sulla giustizia e carità, non distrugge tra gli uomini tutte le differenze, ma dalla varietà della vita, degli offici, delle inclinazioni forma quell’accordo e quasi armonia, voluta da natura a utilità e dignità del civile consorzio.” (n. 34).
È deplorevole che Papa Francesco abbia usato questo motto ideologico centrale della Massoneria anche come sottotitolo in un capitolo di Fratelli Tutti (vedi nn.103-105), senza presentare i chiarimenti e la distinzione necessari per evitare malintesi e strumentalizzazioni.

Lei ha parlato molto di come i papi nel corso dei secoli, compreso Papa Francesco (Discorso ai giovani a Torino, 15 giugno 2015), abbiano condannato la Massoneria. Vede qualche somiglianza o sovrapposizione tra l’idea massonica di fraternità e quella proposta in questa nuova enciclica?

Mons. Schneider: In una dichiarazione ai media, la Gran Loggia di Spagna ha espresso la sua soddisfazione per l’ultima enciclica di Papa Francesco, Fratelli Tutti [qui], dichiarando che il Papa ha adottato il concetto massonico di fraternità e ha allontanato la Chiesa cattolica dalle sue precedenti posizioni. La loro dichiarazione recita:
“300 anni fa ha visto la nascita della Massoneria Moderna. Il grande principio di questa scuola iniziatica non è cambiato in tre secoli: la costruzione di una fratellanza universale dove gli esseri umani si chiamano fratelli al di là dei loro credi specifici, delle loro ideologie, del colore della loro pelle, della loro estrazione sociale, della loro lingua, della loro cultura o la loro nazionalità. Questo sogno fraterno si è scontrato con il fondamentalismo religioso che, nel caso della Chiesa cattolica, ha portato a testi duri che condannano la tolleranza della Massoneria nel XIX secolo. L’ultima enciclica di Papa Francesco dimostra quanto sia lontana l’attuale Chiesa cattolica dalle sue precedenti posizioni. In Fratelli Tutti, il Papa abbraccia la Fraternità Universale, il grande principio della Massoneria Moderna”.
Le somiglianze e le sovrapposizioni tra l’idea massonica di fraternità e quella proposta in Fratelli Tutti sono sorprendenti. In sostanza, Papa Francesco presenta una fraternità di carne e sangue meramente terrena e temporale a livello naturale. In definitiva è una fraternità basata e nata dal primo Adamo, e non da Cristo, il nuovo Adamo. Questa prospettiva è formulata nelle seguenti affermazioni in Fratelli Tutti: “è mio desiderio contribuire alla rinascita di un’aspirazione universale alla fraternità” (n. 8); e “Questo bisogno di andare oltre i propri limiti vale anche per le varie regioni e i vari Paesi. Di fatto, «il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende più palpabile la consapevolezza dell’unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra. Nei dinamismi della storia, pur nella diversità delle etnie, delle società e delle culture, vediamo seminata così la vocazione a formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri».” (n.96).

Una fraternità universale e meramente naturalistica basata sui legami del sangue e della natura è il nucleo della teoria e della prassi della Massoneria. Un famoso massone francese, il marchese de La Tierce, ha scritto nella sua introduzione alla traduzione delle prime costituzioni dei massoni di Anderson, che fraternità universale significa “una religione universale, su cui tutti gli uomini sono d’accordo. Consiste nell’essere buoni, sinceri, modesti e persone d’onore, per qualsiasi denominazione o particolare convinzione che si possa distinguere” (vedi Revue d’Histoire Moderne et Contemporaine 1997 / 44-2, 197). Secondo La Tierce, l’obiettivo della Massoneria consiste nel consentire a individui di tutte le nazioni di entrare in un’unica fraternità (vedi Histoire de Franc-maçons contenant les sugli obblighi et statuts de la très vénérable confraternité de la Maçonnerie, 1847, I, 159). Lo stesso autore lo ha scritto esplicitamente : « E’ per far rivivere ed espandere questi principi essenziali presi nella natura dell’uomo, che la nostra scoietà è stata stabilita » (vedi ibid., 158).

Papa Leone XIII indicava proprio il naturalismo come la caratteristica centrale della Massoneria, poiché persegue come obiettivo “la sostituzione di un nuovo stato di cose secondo le loro idee, le cui basi e leggi devono essere tratte dal mero naturalismo” (Enciclica Humanum Genus, 10). Questo è il dogma principale della Massoneria: “C’è una sola religione, una sola vera, solo una naturale, la religione dell’umanità” (vedi Henri Delassus, La Conjuration Antichretienne, Lille 1910, tomo 3, p. 816). Dal punto di vista religioso e spirituale, il naturalismo è una delle più grandi tentazioni e inganni con cui Satana allontana gli uomini dal Regno di Cristo, dal regno della grazia e dalla vita soprannaturale. Senza proclamare i diritti di Dio, i diritti di Cristo Re su tutti gli uomini e le nazioni, i diritti degli uomini, il benessere sociale, la giustizia e la pace mancheranno di una solida garanzia. Papa Leone XIII affermò giustamente:
Il mondo ha sentito abbastanza parlare dei cosiddetti “diritti dell’uomo”. Lascia che ascolti qualcosa dei diritti di Dio. Possa Dio guardare con misericordia questo mondo, che ha davvero peccato molto, ma che ha anche sofferto molto in espiazione! E, abbracciando nella Sua amorevole benignità tutte le razze e le classi dell’umanità, possa Egli ricordare le Sue stesse parole: ‘Io, se sarò innalzato da terra, attirerò ogni cosa a Me stesso’ (Gv 12:32) ”(Enciclica Tametsi Futura Prospicientibus, 13).
 
Fratelli Tutti offre una critica alla politica, sia del liberalismo che del populismo, e include numerosi tropi anti-Trump. Pensi che questo sia un documento politico programmato per le elezioni presidenziali statunitensi di novembre?

Penso che papa Francesco farebbe bene a seguire l’esempio degli Apostoli e la grande tradizione della Chiesa nel non proporre modelli politici ed economici concreti e transitori. Papa Giovanni Paolo II ha detto giustamente: “La Chiesa non propone sistemi o programmi economici e politici” e “la Chiesa offre il suo primo contributo alla soluzione dell’urgente problema dello sviluppo quando proclama la verità su Cristo, su se stessa e sull’uomo” (Enciclica Sollicitudo Rei Socialis, 41). Papa Leone XIII ha insegnato che “i cattolici, come ogni cittadino, sono liberi di preferire una forma di governo a un’altra” (vedi Enciclica Immortale Dei). Lo stesso insegnamento ritroviamo nei documenti del Concilio Vaticano II: “La Chiesa, in ragione del suo ruolo e della sua competenza, non si confonde in alcun modo con la comunità politica e npn è legata ad alcun sistema politico»” (Gaudium et Spes, 76).

Eccellenza, ci sono delle considerazioni finali che desidera aggiungere?

Visto nel suo insieme, Fratelli Tutti dà la triste impressione che, al prezzo di un’aspirazione universale alla fraternità per la pace nel mondo e la convivenza (intesa come buona e sincera), è sacrificato l’annuncio dell’unicità di Gesù Cristo come unico Salvatore e Re di tutta l’umanità e delle nazioni. Quanto sarebbe stato necessario e benefico, per l’intera umanità, se Papa Francesco avesse proclamato in questa sua enciclica sociale ciò che hanno fatto tutti gli Apostoli, i Padri della Chiesa e i Papi, dichiarando agli uomini di tutte le nazioni e religioni questa verità: “Il più grande beneficio e felicità è accettare Gesù Cristo, Uomo-Dio, l’unico Salvatore e credere in Lui”. Una nuova enciclica sociale oggi dovrebbe riecheggiare anche queste parole della prima enciclica sociale della Chiesa, Rerum Novarum:
“La società civile è stata rinnovata in ogni sua parte dalle istituzioni cristiane; di questa benefica trasformazione Gesù Cristo fu contemporaneamente la prima causa e il fine ultimo; come da Lui tutto viene, così a Lui deve essere tutto ricondotto. Perché, quando la razza umana, alla luce del messaggio del Vangelo, conobbe il grande mistero dell’Incarnazione del Verbo e della redenzione dell’uomo, la vita di Gesù Cristo, Dio e Uomo, pervase contemporaneamente ogni razza e nazione e li ha compenetrati con la Sua fede, i Suoi precetti e le Sue leggi. E se la società umana deve essere guarita ora, in nessun altro modo può essere guarita se non con un ritorno alla vita cristiana e alle istituzioni cristiane. Quindi, abbandonare la sua costituzione originaria implica malattia; per tornarci, guarigione” (n. 27).
Questo insegnamento riecheggia l’intera tradizione cattolica, che risale già a Sant’Agostino, che scrisse:
“Chi dice che la dottrina di Cristo è incompatibile con il benessere dello Stato, ci dia un esercito composto di soldati come la dottrina di Cristo esige che siano; lascia che ci diano tali soggetti, tali mariti e mogli, tali genitori e figli, tali padroni e servi, tali re, tali giudici – in fine, anche tali contribuenti e esattori delle tasse, come la religione cristiana ha insegnato che gli uomini dovrebbero essere, e poi lasciate che osino dire che è contrario al benessere dello Stato; anzi, piuttosto, che non esitino più a confessare che questa dottrina, se fosse obbedita, sarebbe la salvezza della Cosa pubblica” (Ep. 138 ad Marcellinum, 2, 15).
L’enciclica Fratelli Tutti rappresenta una soluzione puramente umana all’emergenza e limita l’umanità all’orizzonte di un’aspirazione universale alla fraternità naturalistica. Una tale soluzione non avrà effetti di guarigione duraturi, poiché non è costruita sull’esplicita proclamazione di Gesù Cristo come il Dio incarnato e l’unica via per la salvezza. La Chiesa, anche nel suo insegnamento sociale, deve edificare la Casa di Dio, che è il Regno di Gesù Cristo nel mistero della Sua Chiesa e della Sua Regalità Sociale. Non è missione della Chiesa costruire una “nuova umanità” sul piano naturalistico (vedi Fratelli Tutti, n. 127), o “lavorare per la promozione dell’umanità e della fraternità universale” (Fratelli Tutti, n. 276) , ovvero per costruire un “mondo nuovo” per la giustizia e la pace temporali (vedi Fratelli Tutti, n. 278). In una certa misura, si possono applicare a Fratelli Tutti queste parole della Sacra Scrittura: “Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano coloro che la costruiscono. A meno che il Signore non vegli sulla città, la sentinella rimane sveglia invano” (Salmo 126: 1). Piene di vero potere profetico e rilevanza per l’attuale situazione della Chiesa e del mondo sono le seguenti parole del Servo di Dio, il sacerdote italiano don Dolindo Ruotolo (+1970), nella sua lettera a Papa Pio XI:

I mali più gravi minacciano la Chiesa e il mondo. Questi mali non sono scongiurati da soluzioni umane di emergenza, ma unicamente con la vita divina di Gesù in noi. Inizia una grande battaglia tra il bene e il male, tra l’ordine e il disordine, tra la verità e l’errore, tra la Chiesa e l’apostasia. I sacerdoti gemono sotto la desolazione di una vita inerziale, i religiosi sono diventati poveri nella vita santa. I pastori, i vescovi, hanno sonno. Si trascinano e non hanno la forza di animare il loro gregge, che è disperso ”(Lettera del 23 dicembre 1924).

San Francesco una volta pregò notoriamente nella cappella di San Damiano, ad Assisi, e sentì Cristo dirgli dal crocifisso di “riparare la mia chiesa, che sta cadendo in rovina” (vedi Legenda maior 2, 1). San Bonaventura attesta che papa Innocenzo III, “in sogno vide, come raccontava, la Basilica Lateranense sul punto di cadere, quando un poveretto, di statura meschina e di aspetto umile, la appoggiò con le proprie spalle, salvandola dalla caduta. “In verità,” dice, “egli è che con la sua opera e il suo insegnamento sosterrà la Chiesa di Cristo” (Legenda maior 3, 10). Oggi la Chiesa di Roma si trova in una simile situazione di collasso spirituale, a causa del torpore spirituale della maggioranza dei Pastori della Chiesa, dell’eccessivo assorbimento dello stesso Papa nelle vicende temporali,

Il Signore conceda, per intercessione di san Francesco, che papa Francesco possa giungere ad offrire un esempio a tutti i vescovi, proclamando ancora una volta con vigore queste parole di Nostro Signore: “Che gioverebbe all’uomo guadagnare il mondo intero e perdere la sua anima ?” (Mc 8, 36), e ripetendo con Sant’Ilario di Poitiers: “Non accettare Cristo, è il pericolo più grande per il mondo! [quid mundo tam periculosum, quam non recepisse Christum!] ” (In Mt 18).
 
Di Mons. Athanasius Schneider
Raccolto da Diane Montagna
 
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

Fonte: Chiesa e post Concilio, 18 Ottobre 2020

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