Il Papa che benedice le famiglie gay nuovo testimonial della legge Zan

L’improvvida uscita di Bergoglio sulla necessità di un riconoscimento legale delle “unioni civili” in Italia ha rappresentato un formidabile assist per i promotori della proposta di legge Zan in tema di omolesbotransfobia. Proprio pochi giorni prima della discussione alla Camera dei Deputati della tanto controversa “legge bavaglio”. Un timing perfetto. Ora, è vero, come ha autorevolmente riconosciuto il cardinale Burke, che «il contesto e l’occasione in cui queste dichiarazioni sono state rilasciate le rendono prive di ogni peso magisteriale», che si tratta di «mere opinioni personali di chi le ha rilasciate», e che «non vincolano, in alcun modo, la coscienza dei fedeli, i quali sono invece obbligati ad aderire con obbedienza religiosa a ciò che, sulla materia, viene insegnato dalle Sacre Scritture e dalla Sacra Tradizione e dal Magistero ordinario della Chiesa». È, però, altrettanto vero che a parlare non è uno qualunque e dal punto di vista politico il messaggio non può non avere effetti. In questo caso devastanti. L’occasione era troppo ghiotta per non essere colta al volo innanzitutto da quella che è stata la madrina della legge sulle unioni civili omosex: Monica Cirinnà. Costei, infatti, non ha perso tempo a dichiarare: «Dal Papa parole rivoluzionarie su unioni tra persone omosessuali. Importanti per credenti Lgbt, di ispirazione per i laici. Fratellanza, solidarietà ed eguaglianza attraversano i confini di culture e religioni». È seguita a ruota la catto-progressista Maria Elena Boschi, che rivendica fieramente un passato da chierichetta, con questa affermazione: «Quattro anni fa abbiamo portato a casa la legge sulle unioni civili. Ricordo le polemiche di una parte del mondo cattolico contro di noi, tra cui striscioni polemici del Family day: “Renzi ci ricorderemo”. Quattro anni dopo portiamo a casa il Family Act mentre Papa Francesco difende le leggi sulle unioni civili. Chissà che cosa si ricordano adesso quelli che allora contestavano. In ogni caso fare politica significa sempre difendere la laicità delle istituzioni. Come diceva il Vangelo di domenica scorsa? Date a Cesare quello che è di Cesare. Un abbraccio alle tante coppie che possono amarsi senza più nascondersi grazie alla nostra legge». Sempre in campo femminile si è levata persino la voce della kompagna vendoliana Laura Boldrini, ex presidente della Camera, riscopertasi improvvisamene papista: «Belle le parole di Papa Francesco sulle unioni civili omosessuali. È il riconoscimento del diritto di ogni persona ad amare senza paura e senza essere bersaglio d’odio. Per questo è importante approvare subito la legge contro l’omotransfobia e la misoginia». E non poteva certo mancare la voce di colui che ha dato addirittura il nome alla proposta di legge citata dalla Boldrini, ovvero l’onorevole Alessandro Zan: «Le parole di Bergoglio sulle unioni civili riconoscono il diritto delle persone Lgbt alla vita familiare e aiutano il contrasto all’odio e alle discriminazioni. È compito del legislatore combattere questi fenomeni violenti: ora acceleriamo su legge contro omotransfobia». 

È risorto persino il “padre” del Pensiero Debole, il filosofo Gianni Vattimo. In un’intervista rilasciata al “Messaggero”, Vattimo ha commentato l’apertura di Bergoglio sulle unioni civili omosex addirittura come l’epifania di un nuovo «cristianesimo aperto e inclusivo».

Il filosofo torinese ha dichiarato pubblicamente la sua felicità perché le parole di Francesco hanno «finalmente scardinato delle eredità spurie, sedimentate e persistenti da chissà quali epoche, ma di cui non si capivano le vere motivazioni», ed hanno «definitivamente smontato una barriera atavica che non ha nulla a che fare col Cristianesimo». Per Vattimo le esternazioni bergogliane compiono un passo in avanti rispetto al percorso fin qui raggiunto: «Papa Francesco aveva già detto che due persone che si amano vanno rispettate e quindi c’era già un’apertura, ma adesso si fa carico programmaticamente di tutto questo con una dichiarazione che corrisponde appieno alla sua immagine della Chiesa». Un programma che, giustamente, sconvolge i veri credenti cattolici.

Poi Vattimo si ricorda di essere il filosofo del Pensiero Debole e, da vero esperto della materia, interpreta l’ultima uscita di Bergoglio in questi termini: «Vuol dire che il Cristianesimo si deve emancipare da tutti gli elementi metafisici che hanno rovinato la nostra situazione di essere finiti facendoci illudere che esista una qualche ordine oggettivo anche dei valori etici, qualcosa che invece non era altro che l’ordine che la società ha creduto di imporre per tanti anni». Beh, se io fossi un Papa e con le mie dichiarazioni avessi scatenato una reazione simile, qualche domanda me la porrei. Scopro, invece, che Bergoglio e Vattimo coltivano un rapporto che risale a qualche hanno fa, quando Francesco, come da sua abitudine, ha telefonato personalmente al filosofo. Era il 2018 e in occasione di quella telefonata lo stesso papa argentino dichiarò al suo interlocutore di essere ancora più convinto che la teologia cattolica necessitasse di un rinnovamento. C’è da crederci visto il vezzo narcisistico di telefonare a chiunque, che ormai caratterizza il modus operandi di questo particolarissimo pontefice. C’è solo un numero che il dito papale proprio non riesce a comporre. È quello del capo dell’opposizione Matteo Salvini. Per lui non v’è nessuna misericordia.

Fonte: La Verità, 25 Ottobre 2020

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