Cile: approvazione o rifiuto – chi ha vinto?

La stampa ha presentato il risultato del plebiscito in Cile come una grande vittoria della sinistra. Infatti, oltre tre quarti dei votanti hanno approvato un cambiamento della Costituzione, mentre solo meno di un quarto ha detto No. Ma un’analisi meno superficiale mostra che in realtà la coalizione per il Sì formata da Governo, sinistra e destra non ha conseguito alcun successo. 

***

La risposta a questo titolo potrebbe sembrare così evidente a lettori superficiali, che non dovrebbe neppure essere data.

Tuttavia, a noi sembra che una risposta ed una riflessione siano necessarie.

Per comprendere appieno il risultato del referendum di domenica (25 ottobre n.d.t.), dobbiamo immaginare una grande agenzia pubblicitaria al servizio di una catena di prodotti alimentari. Un’agenzia che abbia a disposizione tutte le risorse propagandistiche; il sostegno dell’autorità civile per la promozione dei suoi  prodotti; tutti gli esponenti del mondo dell’alimentazione che le forniscono la massima credibilità; proprio tutti pubblicizzano che, se si mangiano i tali cibi, la popolazione troverà la massima soddisfazione e realizzazione di tutti i propri bisogni nutrizionali. Insomma, quei cibi sarebbero una specie di manna caduta dal cielo.

Ebbene, immaginiamo tutto questo e anche di più, ma poi scopriamo che, arrivato il momento di recarsi nel luogo dove si ottiene e consuma in modo gratuito questa “manna”, offerta dappertutto persino con orari preferenziali per la terza età, constatiamo che solo la metà della popolazione se ne interessa. Non solo, anche fra quelli che si recano sul posto indicato, il 25% dichiara che un prodotto del genere non interessa loro affatto.

Diresti che l’agenzia pubblicitaria ha avuto successo o, al contrario, che la sua campagna si è conclusa con un clamoroso fallimento?

Quanto successo domenica scorsa in Cile è stato, politicamente parlando, esattamente questo. Un enorme fallimento della propaganda che sinistra, destra e Governo hanno portato avanti insieme a favore di una nuova Costituzione.

Se l’attuale Costituzione costituisce una “frode della dittatura di Pinochet”; una “camicia di forza che opprime i poveri”; un fattore di “disunione dei cileni”, e, insomma, la causa di tutte le piaghe a lei attribuite nel corso di quest’anno di disordini sociali, allora, per sana logica, le file degli elettori per porre fine a tanta  ingiustizia avrebbero dovuto essere sterminate.

A causa di quanto sopra, sono rimasto colpito dallo scarso pubblico che ho trovato nel Campus Est della Università Cattolica di Santiago dove di solito vado a votare. Spinto da questa impressione ho chiesto ai responsabili dei vari seggi qual era l’affluenza. Tutti mi hanno confermato, già quasi al tramonto della giornata, che gli elettori non erano più del 50% di quelli in lista.

Confesso di essere andato via con una sensazione di sollievo. Beh, ho pensato, se questa proporzione si ripete in tutto il Paese, il risultato è un fallimento per coloro che organizzarono questo immenso spettacolo di “malcontento sociale”.

Quale non è stata la mia sorpresa quando, non appena i risultati hanno cominciato a comparire, i commentatori hanno omesso quel fattore fondamentale del Referendum, cioè che metà del Paese non era nemmeno interessata a parteciparvi.

Al contrario, il direttore del Servel (Servizio Elettorale) dichiarava con entusiasmo che si trattava di una chiamata “storica” ​​e che “il 100% dei seggi era stato allestito sin dal mattino”.

Dimenticava solo di dire che quei seggi, come nel banchetto del re del Vangelo, sono stati lasciati vuoti da almeno la metà degli invitati e che quasi un quarto dei convenuti ha rifiutato il menù che veniva loro offerto. Forse qualche lettore, mosso da un sentimento di frustrazione per il 78% ottenuto dal fronte del Sì (alla riforma della Costituzione n.d.t), riterrà che stiamo esagerando l’importanza dell’astensione.  Vediamo cosa pensava uno dei maggiori ideologi della sinistra cilena, Fernando Atria, nel maggio di quest’anno: “Se il 35% di coloro che hanno diritto di voto voterà nel plebiscito di ottobre, il processo non sarà reale; (…) Ma se l’80 o il 90% dei cileni voterà, il processo avrà forza sociale, il che ci porterà a una nuova costituzione”1.

Cioè, per Atria, se il Plebiscito non avesse raggiunto un’affluenza dell’”80 o 90% dei cileni”, non avrebbe avuto “forza sociale”.

La deputata Catalina Pérez, di Rivoluzione Democratica, prevedendo una bassa affluenza alle urne, aveva già dichiarato: “Se il partito al governo intende proclamare la legittimità del plebiscito sulla base della partecipazione, (allora) legiferiamo questa settimana per ristabilire il voto obbligatorio, (…) per avere una partecipazione sicura e massiccia”2.

Da parte sua, la senatrice Allende prevedeva invece ch: “avremo un’ampia partecipazione, perché i cittadini hanno capito che per cambiare le ingiustizie, le iniquità e le grandi difficoltà che dobbiamo affrontare ogni giorno, è necessario avere una nuova Costituzione”.

In conclusione, e rispondendo alla domanda iniziale: se per vittoria si intende la somma dei voti contati, ha vinto il Sì. M, se si intende che solo una partecipazione massiccia della popolazione avrebbe dimostrato che questa vuole darsi una nuova Costituzione che la rappresenti,  allora è il No che ha vinto.

Juan Antonio Montes Varas (Credo, pasado, presente y futuro de Chile)

 

Fonte: Tradición Viva, 28 Ottobre 2020. Traduzione a cura di Fatima Oggi

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