Far parlare tutti? Su Leonardo Boff relatore a “Economy of Francesco”

Leonardo Boff è stato relatore all’evento Economy of Francesco che si è tenuto on line dal 19 al 21 novembre scorso. La cosa fa problema? Io penso di sì, e dirò subito perché, ma intanto va osservato che casi di questo tipo, ormai molto frequenti in Vaticano e nella Chiesa, pongono la questione su cosa significhi che la Chiesa parla a tutti, cosa vuol dire parli con tutti e, soprattutto, se essa debba far parlare tutti nel contesto di proprie iniziative. Boff è preso solo ad esempio di una tendenza dilagante.

Il problema non è nuovo. Il cardinale Martini aveva dato il via alla prassi di far parlare gli atei in chiesa. Papa Francesco ha fatto parlare Eugenio Scalfari, lasciando che il giornalista diventasse sue interprete senza smentite. Durante la campagna elettorale americana del 2016, fu chiamato a parlare in Vaticano il candidato di sinistra Bernie Sanders. L’economista Jeffrey Sachs parla continuamente alle convention della Pontificia Accademia delle scienze sociali. Quando il papa parla o scrive ai cosiddetti Movimenti popolari, li loda per le loro iniziative e li incoraggia, parla a tutti indistintamente, anche a quelli che promuovono politiche contro l’uomo e adoperano la violenza. Questa prassi è non solo del Vaticano ma anche nelle diocesi che invitano gli onorevoli Cirinnà o Zan a propagandare le loro leggi ingiuste. In questo modo non si comprende più quale sia la posizione della Chiesa, confusa in questo indistinto parlare a tutti, con tutti e far parlare tutti.

Il caso di Leonardo Boff è particolarmente significativo. Egli non è ormai più un semplice teologo della liberazione ma si è dedicato all’ecologismo iper-ideologico. Boff rifiuta la signoria di Dio sull’universo in quanto potere dispotico, predica l’uguaglianza non solo tra gli uomini ma tra tutti gli esseri viventi, intende il divino come un fluido che tutto permea di sé, tutto accomuna, tutto amalgama. Non si tratta quindi solo di teologia della liberazione, né si tratta solo della sua vita personale, ma di affermazioni teologiche completamente eterodosse. Eppure Boff ha contribuito alla redazione della Laudato si’ e nei giorni scorsi ha parlato in un consesso organizzato dal Vaticano.

Che la chiesa parli a tutti è vero nel senso che il suo messaggio ella lo deve trasmettere fino ai confini della terra. Ma questo non significa che parli a tutti indistintamente, come se non esistessero, tra chi la ascolta, delle differenze. La Chiesa parla prima di tutto ai propri fedeli ed ha il dovere di non confonderli. Poi parla agli uomini di buona volontà e che cercano la verità, nell’intento di confermarli. Poi parla anche a chi è lontano e perfino la odia, ma senza porre tutti questi livelli sullo stesso piano e, soprattutto, senza il rispetto umano che comporta di addomesticare la verità a seconda di coloro a cui si rivolge.

La Chiesa deve parlare con tutti? Anche questo in un certo senso è vero, ma la cosa deve essere fatta nella chiara distinzione delle posizioni e con un imprescindibile intento di annuncio. Se il papa si congratula con Biden per la vittoria elettorale non dovrebbe accomunare la posizione sua e quella di Biden, indicando, come ha fatto, solo i temi di una collaborazione possibile, ma dovrebbe marcare le diversità che rendono impossibile una collaborazione nell’indifferenza. Inoltre nella chiamata telefonica ci dovrebbe essere l’annuncio di Cristo, perché altrimenti la figura del papa viene appiattita su quella di Biden. Oggi accade spesso così: le voci di personaggi mondani vengono equiparate a quella del papa, perché il papa parla a tutti e parla con tutti in modo indifferenziato, cioè non parlando da papa.

Infine: la Chiesa deve far parlare tutti? In un convegno sul futuro della popolazione è bene che la Chiesa faccia parlare un sostenitore della pianificazione familiare e dell’aborto? In una convention sull’ambiente è veramente utile far parlare un panteista o un materialista? In una conferenza sul benessere dei bambini è bene far parlare Sachs che è a favore del controllo delle nascite? In un convegno su Dio è bene far parlare un ateo? Io penso decisamente di no. La Chiesa non dovrebbe fare da volano per le idee sbagliate, né dare l’impressione che le idee sbagliate siano comunque utili alla discussione, né trasformare una sua iniziativa in un indifferente talk-show di opinioni senza verità: non è bene che il papa partecipi al Maurizio Costanzo Show o che addirittura lo organizzi.

Se oggi la Chiesa fa questo non è per caso ma perché è cambiata la visione teologica di cui essa si avvale. Nella fase storica della post-verità, anche la Chiesa subisce l’influenza di chi vuole sostituire la verità col dialogo, inteso come prassi di fraternità. La Chiesa finisce per intendersi come una componente dell’umanità di oggi che, insieme alle altre componenti, cammina alla ricerca di una verità che non potrà mai raggiungere, perché o la Verità c’è già fin dall’inizio ed è la guida al nostro cammino, o non potrà assolutamente risultare dalla somma delle opinioni provenienti da chiunque.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24 Novembre 2020

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