L’“ecoteologo” estremista – 1

Possiamo pure chiamarlo un gioco delle parti. Consiste nel lanciare, per interposta persona di fiducia, idee e tendenze borderline che abbagliano per il loro estremismo, piantano una bandiera oltre i confini dell’accettabile o anche del ragionevole, provocando, scuotendo, diroccando. E, se la maggioranza le rigetta, è sempre possibile lavarsene le mani: “Lasciamo stare… è bravo… magari un po’ esaltato…”, mentre si presentano in alternativa proposte rivoluzionarie che, a confronto con quelle dell’estremista, sembrano all’acqua di rose e, perciò, più accettabili. 

Anche quando rigettati dalla maggioranza, i movimenti radicali hanno un ruolo importante nella marcia del processo rivoluzionario. Spiega Plinio Corrêa de Oliveira: “Si direbbe che i movimenti più veloci siano inutili. Ma non è vero. L’esplosione di questi estremismi alza una bandiera, crea un punto di attrazione fisso che affascina per il suo stesso radicalismo i moderati, e verso cui questi cominciano lentamente a incamminarsi. Così, il socialismo respinge il comunismo, ma lo ammira in silenzio e tende a esso. Ancora prima nel tempo si potrebbe dire lo stesso a proposito del comunista Babeuf e dei suoi seguaci negli ultimi bagliori della Rivoluzione francese. Furono schiacciati. Ma lentamente la società sta percorrendo la via sulla quale essi avevano voluto portarla. Il fallimento degli estremisti è, dunque, soltanto apparente. Essi danno il loro contributo indirettamente, ma potentemente, alla Rivoluzione, attirando lentamente verso la realizzazione dei loro colpevoli ed esasperati vaneggiamenti la moltitudine innumerevole dei ‘prudenti’, dei ‘moderati’ e dei mediocri”[1].

È appena terminato il convegno internazionale “The Economy of Francesco”. Originariamente programmato come un mega-evento ad Assisi, alla fine si è tenuto online per via delle restrizioni sanitarie. Esso ha coinvolto, sotto l’egida di Papa Francesco, decine di relatori e centinaia di partecipanti in un evento che voleva essere storico: intendeva, nientedimeno, che cambiare l’economia del pianeta modificando la stessa mentalità dell’uomo contemporaneo, proponendo un “nuovo sviluppo umano integrale”.

A giudicare dai numeri, pare che l’evento abbia mancato il bersaglio. E di parecchio.

Le riunioni – con uno spiegamento tecnico veramente notevole che collegava centoventi Paesi con traduzione simultanea in varie lingue – non hanno mai raggiunto un numero di ascoltatori consono a un evento di tale portata. Il messaggio del Papa ha avuto poco più di 5mila visualizzazioni. Vuol dire che non tante persone stanno ascoltando Francesco. Pure l’eco nei media è stata al di sotto di quanto ci si aspettava data l’importanza del promotore.

Alla conferenza, comunque, non è mancato il suo estremista: il teologo brasiliano Leonardo Boff, che sta sempre più assumendo un ruolo di apripista per Papa Francesco. Ispiratore (alcuni dicono co-autore) dell’enciclica Laudato Sii, persona molto vicina all’attuale Pontefice, portavoce di alcune delle sue proposte più audaci, l’ex frate francescano è stato uno dei principali relatori in “The Economy of Francesco”.

Chi è Leonardo Boff, o meglio Genézio Darci Boff?

Si condanna il peccato, non il peccatore. Quando si tratta, però, di una figura presentata dal Vaticano come mentore di idee e di tendenze che dovrebbero fungere da modello per lo “sviluppo umano integrale”, allora credo sia lecito sollevare il velo della vita privata.

Per anni, ancora frate francescano, Boff mantenne un rapporto equivoco con la sua assistente Márcia Monteiro da Silva Miranda, divorziata e madre di sei figli, militante nei movimenti dell’estrema sinistra brasiliana. Nel 1992, dovendo affrontare nuovi processi disciplinari, Boff scelse di lasciare l’Ordine dei Frati Minori. Senza che gliene fosse stata concessa la necessaria dispensa, egli si dichiarò slegato dall’Ordine e si unì civilmente alla signora Monteiro da Silva, presentata sempre come “compagna”.

Leonardo Boff è meglio conosciuto come uno dei principali alfieri di quella “Teologia della liberazione” (TdL) condannata da Papa Giovanni Paolo II nel 1984[2]. La TdL parte dall’analisi dei processi rivoluzionari in corso, e in concreto di quelli che portano verso il comunismo. E per questo ricorre all’analisi marxista. Dichiarava Leonardo Boff: “Ciò che proponiamo non è teologia nel marxismo, ma marxismo, materialismo storico, nella teologia” [3].

Quest’analisi va fatta dall’interno dei processi rivoluzionari. Secondo Boff, il teologo della liberazione deve partecipare attivamente alle rivoluzioni. È il “primato della prassi”, un altro concetto preso dal marxismo: “Il teologo della liberazione non è un intellettuale da salotto. Egli è un teologo militante, situato all’interno della marcia del Popolo di Dio. (…) Egli ha un piede nella riflessione e un altro nella vita della comunità. Questo, anzi, è il suo piede destro” [4].

L’impegno marxista portò Boff ad appoggiare le dittature comuniste del secolo scorso, a cominciare da quella cubana. Nel 1985 un trio di teologi della liberazione — i fratelli Leonardo e Clodovis Boff, insieme al frate domenicano fra Betto — si recarono a Cuba. Le impressioni sul regime di Fidel Castro sono riportate in un’insolita «Lettera teologica su Cuba», scritta in nome del trio da Fra Clodovis: “Anche se la presenza della Chiesa è molto debole, quella del Regno è, invece, molto forte. (…) Il Regno di Dio è scritto nelle strutture cubane”. Non potendo negare l’estrema povertà in cui versava l’antica “Perla delle Antille”, cercò di conferirgli un carattere spirituale: “C’è una grande sobrietà e austerità. Mi è piaciuta la vita ridotta all’essenziale. Per me l’austerità è un ideale di vita sociale. (…) Cuba mi è sembrata un’immensa comunità di religiosi che vivono la povertà evangelica” [5].

Alla «Lettera teologica su Cuba» fece seguito una non meno insolita «Lettera teologica sull’URSS», frutto di un viaggio compiuto dallo stesso trio nell’Unione Sovietica nel 1987. E anche qui, i teologi della liberazione notarono i “valori del Regno”: “Troviamo valori del Regno nel socialismo reale sovietico. (…) Lo Spirito Santo mostra la sua presenza nei processi rivoluzionari di liberazione, come la rivoluzione bolscevica del 1917”. E sottolinearono anche la povertà: “È impossibile non paragonare l’Unione Sovietica a un immenso convento, dove le persone vivono una vita sobria[6].

Per completare il giro delle dittature comuniste, il trio si recò anche nella Cina maoista, elogiando quindi la “vita modesta e ristretta” dei cinesi sotto il socialismo. “Il socialismo non va visto come sinonimo di ricchezza”, osservarono[7].

Per quanto scioccanti possano essere le posizioni socio-politiche di Leonardo Boff, lo è ancor di più la sua ecclesiologia, formalmente condannata dal Vaticano nel 1985: “Le opzioni di L. Boff [in tema di ecclesiologia] sono tali da mettere in pericolo la sana dottrina della fede” [8].

Ciò che Boff propone è una rivoluzione ecclesiale che comporterebbe la fine della Chiesa cattolica come l’abbiamo conosciuta per duemila anni e l’emergere di una nuova Chiesa: “Si sta assistendo, un po’ dovunque, al sorgere di una nuova chiesa, generata nel cuore della vecchia” [9]. Il termine usato per descrivere questa immane metamorfosi è “reinvenzione”. Boff pretende nientemeno che “reinventare” la Chiesa: “La migliore concettualizzazione di questa esperienza ecclesiale è l’espressione ‘reinvenzione della chiesa’. La chiesa sta cominciando a nascere dalla base”[10].

Boff parte da un presupposto modernista formalmente condannato come eretico da S. Pio X: “Durante la sua vita, Gesù non ha fondato una chiesa”[11]. Egli invoca a sostegno della sua tesi addirittura lo scomunicato Alfred Loisy: “Alfred Loisy, il modernista, ha formulato bene il problema quando ha scritto, un po’ sconcertato: Cristo ha predicato il Regno di Dio, e invece è venuta la Chiesa”[12].

Secondo Boff, la Chiesa sarebbe stata costituita dagli Apostoli quando si accorsero che il Regno non sarebbe venuto nel loro tempo. La Chiesa sarebbe, dunque, un sostituto transitorio del “progetto originale” di Gesù, un accidente storico senza un’intrinseca ragion d’essere e che può essere quindi cambiata a piacimento: “Gesù non ha predicato la chiesa ma il Regno di Dio. (…) Nella predicazione e nella realizzazione di questo Regno, Cristo ha introdotto delle realtà che più tardi avrebbero costituito il fondamento della chiesa: la scelta dei dodici, l’istituzione del battesimo e della cena eucaristica. Ma tali elementi non costituiscono ancora tutta la realtà della chiesa. La stessa chiesa solo esiste a condizione che il Regno di Dio non venga accolto dai giudei e che Gesù sia rigettato dal popolo. Se il Regno predicato da Cristo si fosse realizzato, non ci sarebbe stato posto per la chiesa. La quale ha essenzialmente una funzione sostitutiva del Regno e deve definirsi, teologicamente, come lo strumento per la realizzazione piena del Regno e come il suo segno di realizzazione reale. (…) La chiesa-istituzione non si basa, come si dice di solito, sull’incarnazione del Verbo, ma sulla fede nel potere degli apostoli, ispirati dallo Spirito Santo”[13].

L’aspetto più controverso della sua ecclesiologia, però, è la proposta di una “Chiesa pneumatica” o “cosmica”.

Dopo aver ripudiato con forza il Magistero della Chiesa, criticando specialmente le encicliche Satis Cognitum di Leone XIII e Mystici Corporis Christi di Pio XII, Leonardo Boff scrive: “L’espressione Chiesa corpo di Cristo dev’essere definita con cura. (…) La chiesa dev’essere pensata non tanto a partire dal Gesù nella carne, quanto e principalmente a partire dal Cristo risorto, identificato con lo Spirito. La Chiesa non ha soltanto un’origine cristologica, ma anche e specialmente pneumatologica (pneuma = Spirito). (…) Essa ha una dimensione dinamica e funzionale, che la definisce in termini di energia, carisma, costruzione del mondo”[14].

La “Chiesa pneumatica” sarebbe una fluida agglomerazione di persone che ricevono ispirazione direttamente dallo “Spirito”, sotto forma di movimenti interni e di “carismi”. Essa non conoscerebbe limiti, non avrebbe né dottrina, né liturgia, né strutture né autorità visibile. Per appartenere a tale Chiesa sarebbe sufficiente seguire le ispirazioni dello Spirito, che soffia dove vuole. Non ci sarebbe più bisogno né di credere a certi dogmi, né di obbedire a una gerarchia, né — a quanto pare — di essere battezzato.

Col titolo “La chiesa, corpo del Cristo risorto: sua dimensione cosmica”, Leonardo Boff spiega la sua dottrina in merito: “Il carattere pneumatico della chiesa traspare meglio se veniamo ad analizzare l’espressione ‘chiesa è il corpo di Cristo’. Che cosa significa tale formula? Come si è detto, l’espressione porta a confusioni teologiche se si prende il termine ‘corpo’ in senso terrestre (carnale) e non spirituale (pneumatico). Come abbiamo già approfondito, con la resurrezione Cristo da carnale è stato fatto spirituale, cioè il suo modo di esistere in corpo anima e divinità non si è trovato più limitato a un determinato luogo”.

In un linguaggio alquanto arcano, egli trae le ultime implicazioni di tale affermazione: “Ora, come Spirito, egli si trova libero da tutte le coordinate terrestri e acquisisce realmente delle dimensioni cosmiche, aperte alla totalità del reale. Il suo corpo è un ‘corpo spirituale’. Come tale, è presente a tutte le cose. Egli è ‘tutto in tutte le cose’ e niente di ciò che esiste è fuori della sua presenza. Come diceva un testo antico che faceva parlare il Risorto: ‘Ho sollevato la pietra e sto sotto di essa, ho spaccato la legna e sto dentro di essa. Sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi’. Con questo, Cristo risorto ha spalancato tutte le barriere”.

Secondo il teologo brasiliano, Cristo non è carnale bensì “pneumatico” e “cosmico”, una sorta di presenza immanente nel cosmo e indistinguibile da esso, un’energia che scorre dentro tutte le cose. La Chiesa come corpo di Cristo avrebbe, dunque, le dimensioni del Cristo pneumatico, cioè non avrebbe nessun limite: “Cristo risorto ha spalancato tutte le barriere (…), ha abolito ogni separazione. (…) Niente può limitare la sua ineffabile e pneumatica comunicazione. Ma dove si manifesta tale realtà del Cristo? (…) Se il Cristo pneumatico (risuscitato) non conosce più le limitazioni e i limiti chiusi, allora il suo corpo che è la chiesa non può incapsularsi nei limiti della propria dogmatica, riti, liturgia, diritto canonico. La chiesa ha le stesse dimensioni del Cristo risorto. E queste dimensioni sono cosmiche”.

Chi apparterrebbe a questa Chiesa cosmica? Risponde il teologo della liberazione brasiliano: “Tutti gli uomini salvati e che vivono nello Spirito Santo dovrebbero perciò sentirsi membri della chiesa. (…)Nessuno sta fuori della chiesa, perché non esiste nessun ‘fuori’, come nessuno sta fuori della realtà di Dio e del Cristo risorto”[15].

Che cosa intende esattamente l’ex frate francescano quando parla di “Chiesa pneumatica” o “cosmica”? Una Chiesa che sembra abbracciare non solo tutti gli uomini, ma anche le cose inanimate? Una Chiesa governata non da un’autorità visibile, ma da una forza immanente alla comunità stessa e non vista come persona? Sono questioni delicatissime che rimangono senza una risposta soddisfacente. D’altronde ci chiediamo: tale “Chiesa pneumatica” conserverebbe ancora qualche somiglianza con la Chiesa cattolica?

Come tanti suoi confratelli liberazionisti, dopo la caduta dell’URSS e la conseguente fine della prassi rivoluzionaria che lo aveva ispirato per decenni, Leonardo Boff ha dovuto riciclarsi. Lasciandosi alle spalle la militanza comunista, egli si è autoproclamato “ecoteologo”, lanciando quindi l’“Ecoteologia della liberazione”, figlia e continuatrice di quella marxista.

“Al grido dei poveri dobbiamo aggiungere il grido della Terra – proclama adesso l’ex frate francescano – La Terra è un superorganismo vivo denominato Gaia”, che va “liberato” da ogni fattore di “oppressione”[16]. Ed è proprio nella veste di “ecoteologo” della liberazione che egli ha ispirato alcuni capitoli dell’enciclica Laudato Sii. Ed è anche in questa veste che egli è intervenuto nel convegno “The Economy of Francesco”.

Lasciamo, però, tutto questo per il prossimo articolo.

Note

[1] Plinio CORRÊA DE OLIVEIRA, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Luci sull’Est, Roma 1998, p. 50.

[2] Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Libertatis Nuntius. Istruzione su alcuni aspetti della «Teologia della liberazione», 6 agosto 1984.

[3] Leonardo BOFF, Marxismo na Teologia, in “Jornal do Brasil”, 6 aprile 1980. Per una disanima in profondità della TdL, si veda mio libro «Teologia della liberazione. Salvagente di piombo per i poveri», Cantagalli 2014.

[4] Leonardo BOFF e Clodovis BOFF, Como fazer teologia da libertação, Editora Vozes, Petrópolis 1986, p. 34.

[5] Clodovis BOFF, Carta Teológica Sobre Cuba, São Paulo, Centro de Educação Popular do Instituto Sedes Sapientiae, 1987, pp. 62-63.

[6] Leonardo BOFF, O socialismo como desafio teológico, in “Vozes”, 6, novembre-dicembre 1988, pp. 52-53. Cfr. anche Clodovis BOFF, Carta teológica sobre a URSS, in “Revista de Cultura Vozes”, novembre-dicembre 1987, n. 6, p. 13.

[7] FRA BETTO, A Igreja na China, CEPIS, São Paulo 1988, p. 133.

[8] Notificazione della Congregazione per la Dottrina della Fede circa il volume del Rev. P. Leonardo Boff, O.F.M. «Chiesa: Carisma e Potere», 11 marzo 1985.

[9] Leonardo BOFF, O.F.M., Chiesa: Carisma e Potere, Borla, Roma 1983, p. 109.

[10] Leonardo BOFF, Ecclesiogenesis. The Base Christian Communities Reinvent the Church, Orbis Books, New York l986, p. 23. Rimproverando questa posizione, Benedetto XVI affermava nell’udienza generale del 10 marzo 2010: “Sappiamo, infatti, come dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente ‘altra’. Un utopismo anarchico!”  (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2010/documents/hf_ben-xvi_aud_20100310_it.html).

[11] Leonardo BOFF, Ecclesiogenesis. The Base Christian Communities Reinvent the Church, p. 50.

[12] Ibid., pp. 49-50.

[13] Leonardo BOFF, Chiesa: carisma e potere, pp. 241-242.

[14] Leonardo BOFF, Chiesa: carisma e potere, pp. 240-241.

[15] Ibid., pp. 250-251.

[16] Leonardo BOFF, As Quatro Ecologias: Ambiental, Politica e Social, Mental e Integral, Mar de Idéias, Rio de Janeiro 2013, p. 33.

Fonte: Duc in Altum – Aldo Maria Valli, 25 Novembre 2020

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1 commento su “L’“ecoteologo” estremista – 1”

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