L’“ecoteologo” estremista – 2

Nel precedente articolo ho presentato un personaggio forse poco noto al grande pubblico italiano, e che tuttavia sta assumendo sempre più il ruolo dell’apripista di Papa Francesco: il brasiliano Leonardo Boff. Ispiratore dell’enciclica Laudato Sii, persona molto vicina all’attuale Pontefice, l’ex frate francescano è stato uno dei principali relatori all’evento internazionale “The Economy of Francesco” tenutosi nei giorni scorsi dal 19 al 21 novembre.

Ho mostrato il suo appoggio al comunismo, con tanto di panegirico nei confronti dell’URSS. Ho poi spiegato la sua ecclesiologia, condannata dal Vaticano come “pericolosa per la sana dottrina della Fede”, e sintetizzata nella frase: “La chiesa si definisce in termini di energia. Come Spirito, essa si trova libera da tutte le coordinate terrestri e acquisisce realmente delle dimensioni cosmiche”.[1]

Questa “Chiesa cosmica”, secondo il teologo della liberazione brasiliano, abbraccia non solo gli uomini ma tutto l’universo: “Nessuno sta fuori della chiesa, perché non esiste nessun ‘fuori’”. Sarebbe la perfetta realizzazione del “tutto in tutti”, tanto caro a Papa Bergoglio.

Dopo la caduta dell’URSS, Leonardo Boff ha dovuto riciclarsi. Proclamantosi ormai “ecoteologo”, ha lanciato l’“Ecoteologia della liberazione”. Ed è in questa veste che egli è intervenuto al convegno “The Economy of Francesco”. Per capire questa teologia dobbiamo spendere una parola sul suo nucleo dottrinale.

Boff parte dal concetto marxista di “alienazione”, secondo cui qualsiasi distinzione genera una gerarchia e, di conseguenza, la soggezione dell’inferiore al superiore. E questo è un male. L’unico modo per essere “libero” è di sbarazzarsi di ogni “alienazione”. E ciò può avvenire soltanto cancellando ogni e qualsiasi traccia di gerarchia nell’universo. La Civiltà cristiana medievale, secondo questa concezione, ha segnato l’auge dell’alienazione in ogni campo. Da allora, per un processo rivoluzionario di progressiva emancipazione, l’umanità cammina verso forme sempre più libere e uguali: “L’ansia di liberazione è la forza motrice della cultura moderna”, scrive Boff[2].

Secondo il teologo brasiliano, questo processo libertario si è svolto per tappe:

            – l’Umanesimo ha “liberato la ragione dalla costrizione della religione, che ostacolava il libero corso dell’intelletto”[3];

            – il Protestantesimo ha segnato la liberazione della coscienza individuale, non più costretta a seguire la “dittatura del papato”[4];

            – l’Illuminismo, con Cartesio e Kant, e poi l’idealismo con Hegel, hanno liberato il pensiero umano dalla testimonianza dei sensi e dai rigori della logica: “Hegel intraprese la liberazione dello spirito dall’alienazione della materia, verso la trasfigurazione dello spirito assoluto”[5];

            – la Rivoluzione francese ha attuato la liberazione politica: “Poi venne la liberazione del cittadino dall’assolutismo dei re, e l’idea che il cittadino possiede diritti politici, che poi delega, come sosteneva  J.J. Rousseau”[6];

            – il comunismo ha liberato il proletariato dall’oppressione della borghesia: “Marx cercò di liberare i proletari dalla dominazione economica del capitalismo, verso una società socialista senza classi”[7];

            – Nietzsche ha poi proclamato la liberazione degli istinti: “Nietzsche voleva liberare la vita, che egli riteneva fosse sepolta sotto il peso della metafisica, della morale e della cultura”[8];

            – il passo successivo fu la liberazione della psiche: “Freud elaborò un vasto progetto per la liberazione della psiche umana da ogni costrizione interiore”[9];

            – più recentemente, Marcuse e i filosofi del Sessantotto hanno proclamato una liberazione totale: “Marcuse proclamò la liberazione dell’uomo industriale, oppresso dai sistemi di produzione di massa”[10].

Secondo Boff: “La teologia della liberazione va intesa sulla scia di questi processi di liberazione che caratterizzano la storia moderna”[11]. Questo processo libertario dovrebbe portare non solo al sorgere di una nuova società, ma alla creazione di un uomo nuovo: “Portare avanti un’evangelizzazione libertaria, promuovere una prassi cristiana che comprenda anche la trasformazione della società, aiutare a plasmare l’uomo nuovo (…) ecco ciò che si prefigge la teologia della liberazione”[12].

Dopo aver “liberato” l’uomo da ogni costrizione intellettuale, religiosa, sociale, politica, economica, morale, culturale e psicologica, ci si domanda se vi restino ancora nell’universo tracce di gerarchia che necessitino una “liberazione”. Il teologo brasiliano risponde in modo affermativo: dobbiamo “liberare” la terra dall’“oppressione” dell’uomo, e lo stesso universo dall’“oppressione” delle leggi naturali. Utopico? Certamente! Di recente, però, sembra che l’utopia sia diventata tema di Magistero. Lo stesso Boff non evita di chiamare la sua posizione proprio “utopica”: “Stiamo inconfondibilmente di fronte a un grande sogno sulla scia delle grandi utopie umane… Dobbiamo sognare un’umanità diversa”, scrive in un saggio che anticipava il suo intervento in “The Economy of Francesco”[13].

L’utopia di Boff comprende sviluppi che vanno molto lontano. Esponendo il suo concetto di “Regno di Dio”, egli afferma che esso implica “il totale e globale ribaltamento dei fondamenti di questo vecchio mondo, da trasformare adesso, per l’intervento di Dio, in un mondo nuovo, di superamento del peccato, delle sofferenze, dell’odio e di tutte le alienazioni che straziano la vita umana e il cosmo”[14].

Per il teologo brasiliano l’avvento del Regno suppone dunque la distruzione delle “alienazioni”, cioè dei fattori che producono gerarchia e dipendenza, non solo tra gli uomini ma anche nel cosmo. Cosa intende con questo riferimento ad alienazioni che producono gerarchie nell’universo? Non è questa una conseguenza della volontà di Dio? Dio ha creato un universo gerarchico. Egli ha sottoposto tutte le creature alla Sua legge, e le creature inferiori a quelle superiori. Che cosa implica questa liberazione del cosmo propugnata da Boff? Come può caratterizzare il Regno?

Una risposta è data, appunto, dall’“ecoteologia”. Nel nome dei diritti degli animali, e addirittura di quelli delle piante, questa teologia contesta il dominio dell’uomo sulla natura come un’oppressione inammissibile, una sorta di “imperialismo della specie” tanto o più insopportabile dell’imperialismo socio-politico ed economico denunciato dalle forme più primitive della Teologia della liberazione. Boff proclama quindi una liberazione del cosmo che ponga fine a tale dominio. In effetti, se l’intero cosmo è animato da una forza vitale unica, immanente, diventa imperativo per l’uomo trattare la natura alla pari, come una sorella, e non cercare di subordinarla ai propri fini: “[Dobbiamo cercare] un nuovo rapporto, tenero e fraterno, fra gli esseri mani e con tutti gli altri fratelli della natura”[15].

In cosa, esattamente, consisterebbe la liberazione della natura, parte integrante della “liberazione cosmica” proclamata da Boff? Quali sarebbero, per esempio, le sue implicazioni per la moderna civiltà industriale? Dovrà l’uomo rinunciare allo sfruttamento industriale delle risorse naturali e ritornare a un tipo di vita più semplice, forse ispirato ai modelli tribali, come lo stesso Boff suggerisce? In questo caso, in cosa consisterebbe uno sfruttamento non “oppressivo” della natura?

Almeno come ipotesi di lavoro, possiamo intravedere orizzonti di “liberazione” ancor più massimalisti? Ci sarà, per esempio, una versione dell’ecoteologia che sollevi il problema dei diritti dei minerali, proclamando una liberazione in questo regno? Impensabile? Pochi anni fa la sola idea dei diritti degli animali, per non parlare poi di quelli delle piante, sarebbe stata schernita come una stravaganza. Eppure, oggi se ne occupano perfino autorevoli organismi internazionali.

A rigore, una liberazione del regno minerale sarebbe nella logica della teologia di Leonardo Boff. Dopo aver liberato tutta la natura vivente, rimarrebbe ancora una sfera del cosmo in cui esisterebbe l’“alienazione”, appunto la materia inerte. Assoggettando le cose al loro comando, e stabilendo in questo modo l’ordine nell’universo, le leggi che governano la materia sono strumenti e simboli del Supremo Legislatore e Governatore. Dovrebbero anch’esse subire un processo di liberazione? Cosa ne sarebbe dell’universo, però, se perfino questi elementi basilari dell’ordine venissero a mancare? Cosa implicherebbe tale nihilismo radicale, se non la totale distruzione di ogni immagine del Creatore nella creazione?

Proprio a ciò sembra accennare il teologo brasiliano quando, commentando Papa Francesco, si scaglia contro le varie “dominazioni”: “Dominazione dell’altro, delle classi sociali, dei popoli, delle culture d’Africa, Asia e delle Americhe, della natura fino alle particelle subatomiche come il bosone di Higgs, e della propria sorgente della vita come il codice genetico”[16].

Cosa mai può intendere il teologo brasiliano quando afferma che il bosone di Higgs (quello che conferisce massa alle particelle fondamentali) soffre “dominazione”?  Da chi? Dalle leggi della fisica?

Vorrà il teologo brasiliano portare il delirio iconoclasta fino a tali estremi? Non è inverosimile, visto che nel pensiero moderno, al quale egli fa sempre riferimento, vi sono correnti estremiste (anche l’utopia ha i suoi estremisti…) che propongono una trasmutazione della natura che porti alla fusione finale di tutti gli esseri, cancellando perciò ogni distinzione tra loro, e quindi, la possibilità stessa di “alienazione”. Ecco riapparire il vecchio sogno gnostico come avanguardia del pensiero moderno.

Fondata sulla testimonianza delle Sacre Scritture, la Chiesa insegna che il punto che divise gli angeli nel cielo fu il rifiuto di alcuni di obbedire, cioè di sottomettersi (“alienarsi”) al Creatore. Satana e i suoi seguaci proferirono  quindi quell’ urlo rivoluzionario e libertario per eccellenza: “Non serviam! Non ti servirò!” (Gn 2, 20). Furono precipitati nell’inferno, da dove cospirano eternamente per eliminare ogni legittima soggezione delle creature alla legge di Dio, come modo per eliminare la gloria dovuta al Creatore.

Ancora una volta domandiamo: quali sono gli ultimi orizzonti della “liberazione” proposta da Leonardo Boff?

Una cosa è chiara, ciò che si propone non sono cambiamenti cosmetici o parziali. È proprio un cambio di paradigma. Lo afferma lo stesso Boff: “Assistiamo oggi alla fine dell’egemonia del Logos. (…) Tutto indica che oggi siamo giunti al termine di questo lungo processo dell’egemonia della ragione. (…) Nella luce ancora incerta possiamo scorgere una nuova aurora, l’inizio d’una nuova egemonia culturale, quella dell’Eros e del Pathos. La civiltà è nata con la repressione dell’Eros. Adesso dobbiamo organizzare la vita e la cultura sotto l’egemonia dell’Eros, e non più del Logos. (…) Dobbiamo lasciare che riemergano le strutture arcaiche della vita costituite dall’Eros, cioè la spontaneità creativa, la libertà, la fantasia”[17].

Parlare di fine della civiltà del Logos e del ritorno alle “strutture arcaiche” sembra proprio la vecchia utopia gnostica dal sapore panteista: “L’uomo avrà un’unione mistica con tutte le realtà, compreso Dio, e le conoscerà per simpatia”[18].

Di nuovo: quali sono gli ultimi orizzonti della “liberazione” proposta da Leonardo Boff? È chiaro che non intendo rispondere a questa domanda. Essa andrebbe affrontata dallo stesso Boff, al fine di chiarire la sua posizione.

Termino scusandomi con il lettore se, in più di un’occasione, forse ho dato l’impressione di star scrivendo delle assurdità. Quando si parla di Leonardo Boff, è inevitabile. La domanda è: come mai un tale personaggio è riuscito a diventare portavoce di Papa Francesco?

Note

[1] Leonardo BOFF, Chiesa: Carisma e Potere, Borla, Roma 1983, pp. 240-241, 250-251.

[2] Leonardo BOFF, São Francisco de Assis, ternura e vigor, Petrópolis, Editora Vozes, 1985, p. 203.

[3] Ibid., p. 103.

[4] Leonardo BOFF, Chiesa: carisma e potere, p. 90.

[5] Leonardo BOFF, São Francisco de Assis, ternura e vigor, p. 103.

[6] Ibid., p. 103.

[7] Ibid., p. 103.

[8] Ibid., p. 103.

[9] Ibid., p. 103.

[10] Ibid., p. 104.

[11] Ibid., p. 104.

[12] Ibid., p. 106.

[13] Leonardo BOFF, “A Fratelli tutti, um novo paradigma de sociedade mundial: de senhor (dominus) a irmão (frater)”, UNISINOS, 14 novembre 2020.

[14] Leonardo BOFF, Chiesa: carisma e potere, p. 240.

[15] Leonardo BOFF, “A Fratelli tutti, um novo paradigma de sociedade mundial: de senhor (dominus) a irmão (frater)”.

[16] Ibid.

[17] Leonardo BOFF, São Francisco de Assis. Ternura e vigor, pp. 19, 22-23, 31.

[18] Ibid., p. 25.

© La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

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