Abbiamo bisogno di un Great Reset (ma non di quello che pensate)

C’è un grande piano per il cambiamento della società che si chiama Great Reset. Raramente ho visto un piano così apertamente presentato al pubblico. La rivista Time ha dedicato un intero numero all’argomento. La maggior parte degli amministratori delegati delle principali società (il gruppo di Davos) ha aderito alla proposta. Questo va oltre la teoria della cospirazione; sta diventando una vera e propria politica.

Il Great Reset (Grande Ripristino, n.d.r.) nasce da un’idea di Klaus Schwab sponsorizzata dal World Economic Forum. Schwab lo vede come un modo per “reinventare il capitalismo” al fine di renderlo un sistema di creazione di ricchezza più verde ed equo. Egli sottolinea l’idea di un capitalismo di “stakeholders” (parti interessate, ndt) che consideri gli interessi di tutta la società piuttosto che una sua versione per azionisti (shareholders) concentrata sui profitti degli investitori.

Il Great Reset arriva nel momento della crisi del COVID, tanto che sembra troppo adeguato per essere sprecato. Molte persone sono favorevolmente disposte alle sue proposte immediate e radicali per cambiare il mondo. Per quanto aborrisca essere d’accordo con il gruppo di Davos, anch’io penso che abbiamo bisogno di un great reset. Ne abbiamo bisogno perché i nostri sistemi attuali sono freneticamente intemperanti e costringono le persone a desiderare tutto immediatamente e senza sforzo, a scapito del bene comune. Inoltre, siamo in uno stato di polarizzazione e crisi, e l’epidemia di COVID-19 non fa che peggiorare le cose. Qualcosa deve essere fatto. I tempi sono maturi per un grande cambiamento nella società. Non possiamo sostenere il sistema attuale per molto più tempo a meno che non cambiamo direzione. Abbiamo bisogno di un great reset, ma non del Great Reset di Schwab.

Due “reset” possibili

Possiamo dire che la storia ruota attorno a grandi “reset”. Ci sono momenti in cui le nazioni si deteriorano e non riescono a fare nulla. Allora devono prendere decisioni cruciali sulla direzione da prendere. Di solito, una crisi innesca una decisione che determina il futuro della nazione. Ritengo inoltre che siano possibili solo due “reset”, né più né meno. I dettagli dei reset possono variare a seconda delle circostanze, ma le scelte sulla direzione sono limitate a due; prevedibilmente una verso il bene e l’altra verso il male. Siamo ormai arrivati ​​a un punto della nostra storia in cui dobbiamo scegliere quale reset seguire.

Il Great Reset

La domanda non è se ci deve essere un reset, ma quando. Questa decisione ci è stata imposta dal Great Reset di Schwab. I suoi promotori dicono apertamente che tutti devono salire a bordo, piaccia o meno. Molti ricchi e potenti hanno aderito. Schwab afferma che il suo reset ci porterà lungo la strada sicura di un futuro migliore. Non sono d’accordo. Credo che sia un male, una scelta sbagliata che ci porterà alla rovina. Nonostante tutto il clamore su questo nuovo programma, il piano di Schwab è straordinariamente poco originale. Riflette il vecchio pensiero socialista sull’umanità, la società e l’industria. In effetti, la sinistra progredisce sempre riciclando idee vecchie e ammuffite. Il Great Reset ripropone le nozioni della sinistra su grande pianificazione centrale, strutturazione egualitaria della società e cambiamento della natura umana che hanno fallito nei decenni precedenti. Il pericolo del piano è la sua ingannevolezza. Nasconde i suoi obiettivi con il pretesto di “reinventare” il capitalismo. Il Great Reset di Schwab è totale. Chiede al mondo di “agire congiuntamente e rapidamente per rinnovare tutti gli aspetti delle nostre società ed economie, dall’istruzione ai contratti sociali e alle condizioni di lavoro”. Ogni paese deve partecipare e tutte le industrie devono essere trasformate. Non è prevista alcuna alternativa.

Le componenti principali del Great Reset consistono in politiche globali per trasformare il mondo. Esse includerebbero un’agenda sul cambiamento climatico con ampi poteri per porre fine ai combustibili fossili, innalzare le tasse e decidere le linee guide.

Promuoverebbe anche un programma ugualitario di politica d’identità con appelli alla diversità e all’inclusione. Il piano arruolerà i servizi di Big Tech per “sfruttare le innovazioni della Quarta Rivoluzione Industriale al fine di sostenere il bene pubblico, specialmente affrontando le sfide sociali e sanitarie”, alla luce della crisi COVID-19.

Come tutte le valorose visioni distopiche di un nuovo mondo, il Great Reset omette ogni riferimento alla moralità. Tollera ogni tipo di peccato e perseguita coloro che sostengono le norme di virtù. Si tratta di un mondo senza morale o Dio che porterà al caos.

 

Un secondo Great Reset

C’è però una migliore opzione di reset che porterebbe la nostra società verso il bene. Questa opzione non è proposta da nessun Klaus Schwab ma dalla Madre di Dio a Fatima. Il messaggio di Fatima propone un Great Reset su misura per i nostri tempi. È notevolmente simile all’altro Reset poiché ripete un tema comune del passato, richiede una trasformazione completa della società ed è rivolto a tutte le nazioni. Tuttavia, le somiglianze finiscono qui. Quando la Beata Vergine Maria apparve ai tre pastorelli a Fatima nel 1917, parlò a un mondo in crisi, invitando quel mondo peccaminoso a pentirsi e convertirsi, cioè a resettarsi. Ella fornì un programma completamente diverso per effettuare questo reset consistente nella preghiera, nella penitenza e nella correzione della vita. Predisse quelle tragiche conseguenze che abbiamo visto adempiute se non si ci si fosse attenuti al suo messaggio. Eppure cose peggiori devono arrivare se continuiamo a ignorare il suo messaggio. Infine, la Madonna convalidò le sue parole con un grande miracolo in cui il sole “danzò” nel cielo davanti a 70.000 persone, dimostrando di avere i mezzi per fare grandi cambiamenti se le persone solo ascoltassero.

La battaglia dei due reset

Il triste stato del mondo richiede un grande reset. Potremmo dire che la storia del mondo da Fatima in poi è stata una battaglia tra reset, quello proposto dalla Madonna e altri reset proposti dal comunismo, socialismo, nazismo, laicismo, islamismo e ideologie totalitarie varie. Le opzioni di sinistra propongono sempre soluzioni totalitarie che promettono di trasformare tutto senza un ritorno alla vita morale e alla virtù. Tali schemi incentrati sull’uomo hanno fallito miseramente. Ecco perché l’ultima opzione di reset proposta da Schwab deve essere respinta nella sua interezza poiché non affronterà il problema delle nostre iniquità ma le aggraverà e, inoltre, introdurrà la terribile supervisione tecnologica di un Grande Fratello, non lo sguardo premuroso di una Madre amorevole.

La Madonna ha chiesto un great reset, con il quale potremmo riorientare le nostre priorità verso Dio che ci ha creati. Chiede una trasformazione della società in cui Cristo sarebbe di nuovo Re. Sebbene il potere e il denaro del mondo intero siano schierati contro di Lei, la vittoria finale è sua, anche se l’umanità rifiutasse il suo consiglio.

Ciò che rende più attraente la sua proposta è che ci ha promesso che alla fine il suo Cuore Immacolato trionferà, indipendentemente dalle nostre follie. Dato che la sua vittoria è un dato di fatto, sarebbe del tutto insensato ignorarla. 

 

John Horvat II è uno studioso, ricercatore, educatore e conferenziere. E’ autore del libro Return to Order, nonché di centinaia di articoli ed è vicepresidente dell’American Society for the Defense of Tradition, Family and Property.

Fonte: tfp.org, 16 Dicembre 2020. Traduzione a cura di Fatima Oggi

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