La debolezza di Biden e della sinistra. Le possibilità per i conservatori

Dopo l’invasione del Capitol Hill e l’inaugurazione di Joe Biden, la maggior parte dei conservatori americani si sente disorientata, impaurita e persino disperata per il futuro dell’America. Ciò non è del tutto irragionevole. I democratici vogliono imporre leggi elettorali in stile californiano a tutto il paese, ammettere il Distretto di Columbia e Porto Rico come Stati e discriminare apertamente i discorsi conservatori, garantendo così una maggioranza sinistrorsa permanente. Ma anche in quest’ora di apparente trionfo, resta il fatto che la sinistra americana soffre di debolezze fondamentali che possono e devono essere sfruttate dalla destra e che rischia la sconfitta se la destra vorrà unirsi attorno a uno stendardo controrivoluzionario.

Lo spettacolo di migliaia di manifestanti che hanno vandalizzato il Campidoglio degli Stati Uniti il ​​6 gennaio ha scioccato un paese disabituato a simili eventi scioccanti. Il simbolo del governo e del potere americano è stato danneggiato, solo che questa volta non dalle truppe britanniche ma dagli stessi cittadini americani. Cinque persone, compreso un membro della polizia del Campidoglio, sono morte a causa dell’invasione e sessanta agenti di polizia sono rimasti feriti.
Ma le immagini degli americani che invadevano e danneggiavano il Campidoglio hanno raddoppiato lo shock per il fatto che gli invasori provenivano dalla destra. I conservatori americani hanno sempre difeso “la legge e l’ordine” (law and order) e vogliono mano dura con il crimine. I conservatori sono i difensori naturali dell’ordine sociale tradizionale. La violenza illegale contraddice lo scopo stesso del conservatorismo, che è quello di preservare l’ordine, mentre è sempre stata la sinistra a cercare di rovesciare l’ordine.

Certo, non è stato il primo atto di violenza nella divisa politica americana. Antifa e BLM – con il pieno sostegno dei media liberal – hanno ucciso, saccheggiato e incendiato città americane per mesi. Le rivolte hanno ucciso almeno 29 persone, causato danni per oltre 2 miliardi di dollari e ferito gravemente grandi città americane.

Se vogliamo parafrasare il diplomatico austriaco del diciannovesimo secolo, il principe Felix di Schwarzenberg, ‘la sinistra americana sta scioccando il mondo con la profondità della sua ipocrisia’. Joe Biden, Kamala Harris, Chris Cuomo, Nikole Hannah-Jones, Don Lemon e innumerevoli altri politici e giornalisti democratici definiscono la violenza al Campidoglio come “insurrezione”, “colpo di stato” e “terrorismo domestico”.

Eppure hanno difeso, promosso e persino celebrato la violenza di Black Lives Matter nel 2020. Quando i vandali hanno abbattuto la statua di Cristoforo Colombo a Baltimora, città natale di Nancy Pelosi, lei ha scrollato le spalle: “La gente fa quel che fa”.

I danni materiali, senza dubbio, verranno riparati rapidamente. Tuttavia, i danni a lungo termine per il Paese saranno gravi. A livello internazionale, ha diminuito la reputazione dell’America come faro di stabilità, potere, libertà e Stato di diritto. Regimi antiamericani come Cina, Cuba e Venezuela stanno già usando sia le rivolte del BLM che la vandalizzazione del Campidoglio come pretesti per attaccare gli Stati Uniti e giustificare i propri abusi contro i loro popoli.

La destra è divisa, demoralizzata e sulla difensiva. È possibile una grande spaccatura nel Partito Repubblicano che rischia di menomare la sua capacità di opporsi alla sinistra in questo momento cruciale. I media e i Democratici –  a torto o ragione – fanno di tutto per attribuire l’invasione del Campidoglio all’intero spettro del movimento conservatore. Le grandi aziende Big Tech come Google, Amazon, Twitter e Facebook adducono la “violenza” come pretesto per eliminare i contenuti anti-sinistra dalle loro piattaforme. I Democratici al Congresso già mordono il freno per promuovere un programma di estrema sinistra e sono meno disposti che mai a scendere a compromessi.

Eppure Joe Biden e i democratici sono molto più deboli di quanto sembrano

Joe Biden probabilmente tenterà di governare come il presidente più socialista della storia americana. Certamente annullerà molte buone politiche della presidenza Trump, dall’aborto all’ambientalismo alla ricostruzione dell’esercito e danneggerà il Paese, forse in modo irrevocabile. Eppure, la sinistra americana è molto più debole di quanto sembri.

Con il controllo di quasi tutte le istituzioni e dopo quattro anni di propaganda mediatica ininterrotta, Joe Biden e i Democratici avrebbero dovuto vincere a valanga. Tuttavia, secondo il conteggio ufficiale dei voti, Joe Biden ha sconfitto Donald Trump con poco più di 300.000 voti (meno dello 0,5% dei suoi voti totali) negli stati chiave di Arizona, Georgia, Michigan, Nevada, Pennsylvania e Wisconsin.

Infatti, se Biden ha vinto grazie a una frode elettorale, come crede il 75% degli elettori repubblicani, allora è una sconfitta umiliante dover ricorrere all’inganno per gridare alla vittoria. Se Biden ha vinto invece legittimamente, senza frode, allora l’ha fatto con il più stretto dei margini. In ogni caso, non ha vinto a valanga e non ha un mandato ampio. Non appena svolterà troppo a sinistra, subirà un enorme rigetto (proprio come avvenne a Obama).

A livello personale, Biden è innegabilmente il presidente più debole e poco entusiasmante dai tempi di Jimmy Carter. A 78 anni, è anche l’uomo più anziano a prestare giuramento presidenziale nella storia americana. In numerose apparizioni pubbliche durante la campagna elettorale dell’anno scorso, ha mostrato chiari segni di declino mentale, spesso dimenticando battute preparate e persino lo Stato in cui si trovava. Egli stimola poche persone ed è quasi certo che servirà un solo mandato, come lui stesso ha indicato.

In quanto “cattolico” pro-aborto e pro-LGBT, Joe Biden dovrà anche fare i conti con un blocco unificato di fedeli cattolici americani che lo combatteranno con le unghie e con i denti per le sue posizioni immorali su questi temi. Sarà costretto a stare sulla difensiva per quanto riguarda la ricezione della Santa Comunione, come del resto è accaduto in campagna elettorale. I cattolici fedeli martelleranno con forza e spesso su questo problema.

Kamala Harris è ancora più debole. Durante le primarie democratiche dello scorso anno, ha vinto esattamente zero delegati ed è costantemente arrivata dietro alla maggior parte degli altri candidati. Spaventa i moderati con il suo score di voti radicali al Senato e fa arrabbiare i progressisti che l’accusano per il suo mandato come Ministro della Giustizia della California. Probabilmente non avrebbe potuto vincere se fosse stata lei il candidato Presidente e sarà per lei molto difficile se ci proverà nel 2024. È essenzialmente una Nancy Pelosi più giovane, che spaventa di più, un buon incentivo per gli elettori incerti a cambiare schieramento.

In mezzo a tante polemiche su presunte frodi elettorali e appelli per “annullare” le elezioni presidenziali, i conservatori hanno perlopiù trascurato lo stupefacente rovescio che i Democratici hanno subito sia nel Congresso Federale che in quelli statali. I Democratici hanno quasi raddoppiato la spesa dei Repubblicani (6,9 miliardi di dollari contro 3,8 miliardi di dollari), tuttavia al Congresso i Repubblicani hanno guadagnato almeno dieci seggi, con un possibile undicesimo da New York, sebbene quella gara sia ancora in discussione. I Democratici ora hanno una maggioranza di soli dieci seggi (da 221 a 211 alla Camera di Rappresentanti). Molti dei Democratici che hanno perso incolpano di ciò la retorica di estrema sinistra sul “togliere il finanziamento alla polizia”. I conservatori dovranno ricordare incessantemente agli americani queste proposte radicali promosse dai Democratici.

Anche nei singoli Stati il Partito Democratico ha fallito in modo clamoroso la sua gara per ribaltare a proprio favore il risultato alle camere. A seguito del censimento del 2020, molti Stati dovranno ridisegnare le proprie mappe dei collegi elettorali. Negli Stati in cui un partito politico controlla sia la Camera, il Senato che il governo statale (una “trifecta”), i collegi potranno essere disegnati a suo vantaggio.

Questo è esattamente ciò che hanno fatto i Repubblicani dopo le elezioni del 2010. Il contraccolpo subito quell’anno da Obama permise loro di assumere diverse camere e governi statali che si adoperarono prontamente a tracciare mappe elettorali più favorevoli in Stati come Texas, Wisconsin, Pennsylvania, Ohio e Florida. Dal 2008 al 2016, i Democratici sono passati dal controllo di entrambi i corpi legislativi in 27 stati a soli 13 e hanno subito una perdita netta di 816 seggi, un record per qualsiasi partito al potere dal tempo di Eisenhower.

Per evitare la ripetizione di quanto accaduto nel 2010, nel 2017 i Democratici crearono una organizzazione chiamata National Democratic Redistricting Committee. Guidata dall’ex Ministro della Giustizia  Eric Holder, essa ha investito milioni di dollari in competizioni dal voto incerto in tredici stati chiave: Florida, Georgia, Kansas, Kentucky, Louisiana, Minnesota, New Hampshire, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, Texas, Virginia e Wisconsin.

Soldi serviti a niente. I Democratici non solo non sono riusciti a ribaltare un singolo corpo legislativo mentre i Repubblicani ne hanno addirittura ribaltati due (la Camera e il Senato del New Hampshire),  ma hanno persino ampliato la maggioranza in molti altri. I Repubblicani ora controllano 59 delle 98 camere statali.

I Democratici hanno anche perso diversi referendum promossi dall’ala progressista d’avanguardia. In California, un referendum per abrogare la Proposizione 209 e legalizzare l ‘”azione affermativa” (quote basate sull’etnia) è stato respinto 57% – 42%. Un’altra iniziativa di voto in California per abrogare le restrizioni della Proposizione 13 sull’ aumento delle tasse per le proprietà è fallita 52% – 48%. In Illinois, il 55% degli elettori ha rifiutato un’iniziativa per sostituire l’imposta sul reddito forfettaria con una imposta progressiva e, in Massachusetts, il 55% ha rifiutato il voto a scelta classificata, un’altra priorità progressista.

Quattro cose che ora i conservatori americani devono fare

Come può il movimento conservatore rispondere all’assalto che sicuramente arriverà dalla sinistra? Come possiamo resistere, per non dire sconfiggere, una sinistra ardita e radicalizzata?

Primo, dobbiamo riporre la nostra fede in Dio, non negli uomini. Abbiamo bisogno di un movimento conservatore profondamente cristiano e che difenda prima di tutto la legge naturale e i Dieci Comandamenti. La nostra crisi odierna è, in fondo, religiosa. Solo un ritorno a Dio e al Suo ordine renderà possibile una sconfitta della sinistra. Dobbiamo difendere la moralità tradizionale e la famiglia tradizionale, soprattutto contro la cultura della morte e la rivoluzione LGBT. Dobbiamo ripristinare le nozioni di bene e male che sono quasi scomparse nella nostra epoca relativistica. E ciò deve iniziare dalle nostre vite personali.

In secondo luogo, dobbiamo riconoscere che la sinistra “progressista” non sta promuovendo il vero progresso, né una mera rivolta, bensì una rivoluzione. La teoria critica della razza, il Green New Deal, la tirannia LGBT (in particolare il transgenderismo), l’aborto senza restrizioni, la teoria monetaria moderna, l’immigrazione illegale e il Medicare for All sono armi di uno stesso esercito che vuole radere al suolo ciò che resta della civiltà cristiana. Gli americani conservatori devono capire che sono in una lotta titanica per la civiltà stessa. Dobbiamo studiare e comprendere la natura di questa rivoluzione, le sue caratteristiche, le sue tattiche e le sue forze motrici. E se il nemico sta conducendo una rivoluzione, l’unica risposta adeguata è una controrivoluzione. Il libro Rivoluzione e Controrivoluzione di Plinio Corrêa de Oliveira è un buon punto di partenza.

Terzo, dobbiamo decidere non solo di eleggere buoni politici per le cariche di governo, ma anche di agire direttamente sull’opinione pubblica attraverso una controrivoluzione culturale. Si dice spesso che la politica è a valle della cultura. La sinistra ha sovvertito l’America e soprattutto la nostra gioventù attraverso la cultura: musica, moda, cinema, televisione, scuola, tecnologia digitale e molto altro ancora. Come i primi cristiani, dobbiamo combattere una crociata contro-culturale contro la perversione della società in cui viviamo. Dobbiamo agire sull’opinione pubblica: una persona, una famiglia, un quartiere alla volta. Per vincere la battaglia dell’opinione pubblica centimetro dopo centimetro, dobbiamo essere più dediti alla nostra causa di quanto i rivoluzionari siano stati alla loro. Solo una cultura intrisa di principi cristiani e difesa da uomini e donne dalle forti convinzioni religiose è in grado di resistere e sconfiggere il rullo compressore culturale dei nostri tempi. Il futuro appartiene a chi combatte.

Infine, dobbiamo pregare Nostro Signore Gesù Cristo, per l’intercessione della Sua Madre Maria, per ricevere grazie di pentimento, saggezza e fortezza. Dio inviò la sua S.ma Madre nel mondo a Fatima, in Portogallo, nel 1917, per mettere in guardia sugli errori della Russia e sui futuri castighi che sarebbero arrivati. Se l’umanità non si fosse convertita, disse, molte nazioni sarebbero state annientate. Stiamo ora assistendo all’adempimento finale di quelle profezie. Non è ancora troppo tardi per l’America e per il mondo tornare a Dio con un cuore umile e contrito.

 

Fonte: Return to Order, Gennaio 2021. Traduzione a cura di Fatima Oggi  

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