Come la sinistra ha trasformato la libertà in tirannia

Ryszard Legutko sa cos’ è la libertà. Era privo della libertà quando la sua nativa Polonia era sotto il comunismo e lo Stato controllava tutto ed ha provato l’euforia della liberazione quando la nazione prigioniera venne liberata nel 1989.

E ora egli percepisce il clima soffocante di soppressione della libertà da parte di ideologi che proclamano la libertà, ma che invece propongono ciò che lui chiama la “tirannia del liberalismo”. Nel suo libro The Cunning of Freedom: Saving the Self in an Age of False Idols (L’astuzia della libertà: come salvarsi in un’epoca di falsi idoli), il dotto filosofo polacco esplora il significato della libertà e dei suoi abusi. Il libro non potrebbe essere più tempestivo. Basti pensare al caos politico attuale.

La libertà è astuta

In effetti, la libertà è astuta poiché si presenta in molti modi. Alcuni pensano che sia solo una mancanza di coercizione (libertà negativa), mentre altri la vedono come un mezzo per controllare le passioni indisciplinate (libertà positiva).

La Modernità ha rappresentato la tensione costante tra questi due concetti classici. Così, oggi, la maggior parte delle persone definisce positivamente la libertà come un sistema per fare tutto ciò che si vuole, il che è solo limitato negativamente dai diritti degli altri i quali vanno rispettati e non feriti.

Una tale definizione impoverisce la libertà e la mette al servizio dell’interesse personale e dell’autogratificazione, preparando l’annientamento della libertà della postmodernità mediante ciò che l’autore chiama il “sé minimo”. Senza vera libertà, le persone entrano quindi nel regno schiavizzante dell’irrealtà e della fantasia.

Libertà oltre i luoghi comuni

L’analisi del prof. Legutko è uno sguardo quanto mai necessario sulla libertà, oggi ridotta a luoghi comuni e slogan in una cultura superficiale, in cui libertà è fare qualunque cosa, sempre e ovunque. Il che significa vivere un permanente presente con disprezzo per il passato e senza preoccupazione per il futuro.

L’autore racconta l’assalto filosofico della modernità alla libertà, che spesso usa la libertà contro se stessa. Ancora più importante, egli smaschera nozioni contraffatte di libertà, che sono attacchi velati alla civiltà occidentale e alla Chiesa. In effetti, i filosofi moderni attaccano la libertà sopprimendo il libero arbitrio e adorando il governo delle facoltà inferiori. I pensatori postmoderni vanno oltre arrivando ad odiare la realtà, la logica e tutte le strutture interne che impediscono la marcia verso il nichilismo.

Una ricca eredità da recuperare

Tuttavia, il libro non è solo di critica. L’autore descrive il magnifico contributo della Cristianità per rendere l’uomo veramente libero.

Questa prospettiva è il motivo per cui quest’opera è così importante giacché recupera la nozione classica secondo cui la libertà è un regime di autodisciplina che consente a una persona di vivere libera dalla tirannia delle passioni. Elaborando a partire da questa nozione classica, essa presenta la grande attrazione della libertà come una facilitazione per vivere una vita piena di verità e bellezza. Le persone oggi farebbero bene a orientarsi di conseguenza e così sentirebbero una maggiore libertà.

Meno male che questi concetti non sono fantasie dell’autore e hanno fatto parte della ricca eredità del pensiero cattolico basato sulla natura umana e sulla legge divina costituendo la vasta infrastruttura metafisica che la maggior parte delle persone premoderne dava per scontata. Diventa ahinoi evidente quanto è stato perso. . . e quanto dobbiamo recuperare, se l’Occidente mai vorrà tornare all’ordine.

Dare priorità all’anima rispetto al corpo

Un concetto centrale per godere della vera libertà è che gli individui sono padroni di se stessi solo se guidati da ciò che vi è di più alto nella natura umana: l’anima. Così l’anima funge da faro usando nobili ideali, la ragione, il logos, la metafisica e le norme morali per guidarci verso il buono, il vero e il bello e, infine, con la grazia, verso Dio.

Il prof. Legutko afferma che il desiderio di dare la priorità all’anima rispetto al corpo ha ispirato “uno sviluppo spettacolare di comunità, istituzioni e modi di vita” nella cristianità medievale. Ha dimostrato che “la vita secondo l’anima non era solo possibile, ma trovava un senso”. Questa preoccupazione per la “salute dell’anima” ha costituito il fondamento di una civiltà che favoriva il pieno sviluppo e la santificazione dell’individuo e serviva come base per l’armonia sociale e per arricchire la cultura.

Il concetto classico di vergogna

Sebbene non sia il punto più centrale del libro, la trattazione che l’autore fa del concetto classico di vergogna è particolarmente bella. Si basa sulla nozione dell’anima che governa il corpo. L’autore osserva che la vergogna è “la reazione degli elementi più elevati della natura umana davanti all’incursione dei suoi istinti più bassi”.

Il senso di vergogna era sostenuto dai “veicoli dell’anima: la religione, la metafisica e l’etica della virtù”. Pertanto, l’ordine si manteneva poiché “ci si vergognava quando si faceva o si diceva qualcosa che contraddiceva questi elevati presupposti e quando si sapeva che facendo o dicendo qualcosa si stava cedendo a tentazioni, debolezze o desideri moralmente dubbi”.

Una volta che l’ordine è stato ribaltato, ha dato origine alle influenze schiavizzanti della volgarità, della pornografia, della sessualizzazione e di altri tabù che dominano l’attuale anti-cultura.

Attacchi alla vera libertà

Il brutale attacco della modernità a tale libertà è consistita in bordate continue contro il primato dell’anima rispetto al corpo e l’ha fatto cercando soprattutto di distruggere il fondamento metafisico che rende possibile questo governo dell’anima. Questo è il motivo per cui Nietzsche, ad esempio, afferma che “l’anima e i suoi nobili ideali erano una finzione, una pura fantasia ostile alla vita”.

I filosofi moderni hanno impiegato ogni sorta di formule per giustificare lo spogliamento delle norme sociali, morali e religiose in nome di una libertà sempre più sfuggente. I loro successori postmoderni sono andati oltre, diminuendo la nozione dell’essere e del sé, minando così la volontà e tutte le certezze.

Il prof. Legutko mostra come questo processo porti alla “tirannia del liberalismo” che ha poi scoperto nella sua Polonia liberata e si è stupito verificando che l’attuale ordine di ‘correttezza politica’ e le politiche in favore di gruppi minoritari che si ritengono emarginati stia creando un nuovo mondo che renderà difficile la vera libertà.

The Cunning of Freedom è un libro importante perché penetra nell’oscurità delle odierne e superficiali nozioni di libertà ed espone i pericoli di continuare lungo il corso attuale.

Tuttavia, la sua trattazione positiva del tema lascia i lettori con una sensazione di liberazione. Il libro mette le persone davanti a verità trascendentali da tempo abbandonate nella desolata landa postmoderna. Questa prospettiva è accessibile a tutti. Così, l’autore indica un percorso metafisico attraverso il quale l’uomo postmoderno potrebbe trovare quella verità che lo renderà libero.

Fonte: Return to Order, Gennaio 2021. Traduzione a cura di Fatima Oggi 

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