Il messaggio socialista di Biden nella battaglia dei busti

Ogni giorno che passa, il presidente Joe Biden definisce più chiaramente l’indirizzo della sua nuova amministrazione. Gli ottimisti hanno potuto sperare che il tema dell’unità nel suo discorso di inaugurazione si traducesse in alcuni gesti di buona volontà verso i conservatori. Tuttavia, le imponenti pile di ordini esecutivi divisivi cancellano quelle speranze e preparano un palcoscenico per il conflitto.

Un piccolo gesto la dice lunga sull’agenda radicale del presidente. È venuto a mancare dallo Studio Ovale il busto di sir Winston Churchill mentre al suo posto è stato collocato un busto di bronzo del sindacalista e attivista californiano Cesar Chavez.

La partenza del busto di Churchill è sia ironica che deliberata.

Ironica perché la figura di Churchill avrebbe potuto rivelarsi un’ispirazione per i tempi.

“Siamo in un’emergenza nazionale. Dobbiamo agire come se fossimo in un’emergenza nazionale “, ha commentato di recente il presidente Biden. Quale modello migliore di Sir Winston per gestire un’emergenza? Ha condotto l’Inghilterra attraverso la guerra unendo tutte le fazioni e concentrandosi sulla crisi in corso. La sua leadership, tenacia e arguzia sarebbero benvenute in un’America divisa.

Per quanto controverso, nessuno può negare che Churchill abbia avuto i suoi momenti brillanti. La rimozione del suo busto manda un segnale: non aspettatevi alcun fiorire di grandezza o magnificenza di espressione churchilliane. Non c’è più spazio per statisti di statura. Adesso è tempo di uomini piccoli, di politica meschina e di orizzonti ristretti.

Il busto di Cesar Chavez rappresenta questi tempi nuovi e la sua collocazione è stata molto deliberata. La squadra di transizione Biden si è recata al centro visitatori del Monumento Nazionale Cesar E. Chavez a Keene, in California, per chiedere il busto scolpito ivi esposto. La squadra sapeva cosa rappresenti e così invia un messaggio di ciò che ci si può aspettare dall’amministrazione Biden.

Per quelli troppo giovani per saperlo, Cesar Chavez è stato un dirigente sindacale per gli United Farm Workers negli anni Sessanta e Settanta. Come Barack Obama, era un seguace di Saul Alinsky. Si era formato presso la Community Services Organization (CSO) in California, una creatura della Alinsky’s Industrial Areas Foundation. In questo modo ha servito la rivoluzione per tutta la vita.

Nel 1965, guidò un boicottaggio dei prodotti agricoli dell’uva da tavola che consolidò la sua fama di dirigente sindacale. Divenne anche il beniamino della sinistra cattolica che sostenne i suoi sforzi per organizzare i lavoratori agricoli e la sua lotta contro la rivale Teamsters Union. Oggi è appena un piè di pagina nella storia americana, ma nei turbolenti anni Sessanta e Settanta il nome di Chavez era sinonimo di cause di sinistra.

Scegliendo il busto di Cesar Chavez per lo Studio Ovale il nuovo Presidente stabilisce un chiaro legame con la sinistra del passato lontano. Manifesta il suo desiderio di rafforzare il suo prestigio tra i sindacalisti e la sinistra cattolica, seguendo le orme dell’ex presidente Obama.

La mossa si costruisce attorno a un attivista che era divisivo e che rimane tale per i molti che ricordano i suoi violenti scioperi. Chavez non era rassicurante poiché molti temevano le sue simpatie e legami comunisti.

La scelta del busto di Chavez riflette quindi bene l’indirizzo della nuova amministrazione. Le scelte del suo gabinetto di altre cariche ufficiali vanno a figure legate a un passato di sinistra, molti dei quali sono cattolici favorevoli all’aborto. Altri ancora sono all’avanguardia nelle cause sinistrorse e LGBTQ+. Tutti sono come Chavez, fedeli soldati che marciano allo stesso ritmo della sinistra.

Le sfacciate celebrazioni della sinistra annunciano un futuro minaccioso che epurerà la nazione da chiunque abbia valori diversi. Il busto di Churchill deve scomparire, insieme a chiunque possa ricordare ad altri la grandezza del passato. Sotto l’ombra di Cesar, tutto deve ora riflettere gli utopici sogni socialisti di un mondo sfuggente, di uguaglianza completa e di radicale sfrenatezza.

Fonte: tfp.org, 26 gennaio 2021

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