VACCINI. E SE IMITASSIMO IL BUON ESEMPIO DELLA COMUNITÀ EBRAICA?

È nelle applicazioni pratiche dei principi che i cuori vengono rivelati al meglio. L’urgente approvazione, da parte delle autorità sanitarie nordamericane, del vaccino anti-Covid prodotto dal laboratorio Johnson & Johnson è stata occasione di una divergenza di atteggiamenti tra i vescovi degli Stati Uniti.

Diversi arcivescovi e vescovi, compresi quelli di New Orleans, Bismarck, Saint Louis e Providence, hanno indicato ai rispettivi fedeli che, poiché questo vaccino è più compromesso con la cultura della morte, dovrebbero optare per dei vaccini alternativi se questa possibilità fosse loro offerta.

Un significativo appoggio a questa posizione è arrivata dai presidenti dei comitati Dottrina e Attività pro-vita dell’USCCB, rispettivamente dal vescovo Kevin C. Rhoades di Fort Wayne-South Bend e dall’arcivescovo Joseph F. Naumann di Kansas City, che hanno rilasciato una dichiarazione chiara. Mentre “i vaccini Pfizer e Moderna hanno sollevato preoccupazione perché una linea cellulare derivata dall’aborto è stata utilizzata per testarli, ma non nella loro produzione”, hanno detto quei prelati, il vaccino Johnson & Johnson “è stato sviluppato, testato e prodotto con linee cellulari derivate da aborto, cosa che solleva ulteriori preoccupazioni morali”. I fedeli, aggiungono, devono “scegliere il vaccino che ha il minor legame con le linee cellulari derivate dall’aborto” e, quindi, “se la persona ha la possibilità di scegliere un vaccino, deve scegliere tra i vaccini creati da Pfizer o Moderna, invece di quello prodotto da Johnson & Johnson”.

Il giorno successivo, i sette vescovi dello Stato del Michigan hanno dichiarato pubblicamente che “è moralmente lecito vaccinarsi se non ci sono alternative e ci sono seri rischi per la salute”, ma che “comunque i vaccini Johnson & Johnson e AstraZeneca sono più problematici moralmente” in modo che “possono essere ricevuti solo se non ci sono altre alternative”.

Le suddette affermazioni chiariscono, tuttavia, che le persone non hanno l’obbligo morale di essere vaccinate, nel qual caso devono prendere ulteriori precauzioni per evitare il contagio. Soprattutto sottolineano la necessità di “continuare a insistere affinché le aziende farmaceutiche smettano di utilizzare linee cellulari derivate dall’aborto” (USCCB) poiché “la nostra coscienza non deve essere offuscata, né possiamo in alcun modo far capire che l’aborto sia accettabile” (Michigan).

Alcune poche voci episcopali dissonanti si sono levate per minimizzare la collaborazione remota con gli aborti e insistere su un presunto dovere di coscienza di farsi vaccinare, senza fare distinzione tra i vaccini più compromessi e gli altri. Uno di questi è stato quello del vescovo Kevin Rhoades, di Forth Wayne-South Bend (Indiana), che ha dichiarato in un video che “la cosa più importante è che le persone vengano vaccinate”.

Anche la Catholic Health Association ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che è moralmente accettabile ricevere vaccini Johnson & Johnson, senza fare alcuna distinzione con gli altri. Il portavoce dell’associazione ha dichiarato che “la nostra priorità è garantire che tutti abbiano accesso al vaccino”. Il National Catholic Reporter ha intitolato il suo editoriale in modo provocante: “L’opposizione dei vescovi al vaccino, sollievo al COVID-19, rivela quasi un’ossessione per l’aborto”. Dopo aver accusato di “irresponsabilità” e “anti-vita” la dichiarazione, conclude: “Se i vescovi vogliono evitare l’accusa di preoccuparsi solo della vita all’interno del grembo materno, potrebbero rilasciare dichiarazioni che esprimano un vero interesse per la vita al di fuori l’utero”.

Voci come queste sono quelle che impediscono ai cattolici di formare un blocco fermo e unito davanti ai laboratori farmaceutici per dissuaderli dal continuare a utilizzare linee cellulari fetali moralmente compromesse, anche minacciandoli di boicottaggio.

I cattolici dovrebbero prendere come esempio di fermezza l’atteggiamento assunto, qualche decennio fa, dalla comunità ebraica. Dopo aver scoperto che l’Università di Heidelberg stava usando una coltura derivata da tessuti cellulari di corpi di vittime del campo di concentramento di Dachau, le organizzazioni ebraiche mobilitarono la comunità scientifica globale e, insieme, fecero pressioni sul laboratorio dell’università per distruggere queste colture. Quindi, nessun beneficio scientifico ha continuato a provenire dall’Olocausto.

Perché noi cattolici – con il Papa e tutti gli episcopati in testa – non potremmo ottenere un risultato analogo se agissimo con la stessa parrhesia dimostrata dalla comunità ebraica? Se il laboratorio Johnson & Johnson fosse seriamente colpito finanziariamente da un diffuso boicottaggio di una parte consistente della popolazione, è altamente improbabile che continuerebbe a sviluppare vaccini basati su linee cellulari inaccettabili per i cattolici.

Da questo punto di vista della consapevolezza e della mobilitazione dei cattolici, merita sostegno la recente dichiarazione firmata da 100 eminenti medici e attiviste pro-vita, richiamando, in termini molto forti, gli aspetti barbari dell’abominevole crimine dell’aborto e della commercializzazione di feti abortiti.

Questo è il retroscena che non deve essere dimenticato da chi, costretto alla vaccinazione per gravi motivi, ha la possibilità di scegliere tra vari vaccini. Senza esitazione, devono optare per i meno compromessi con l’aborto, come indicato dai vescovi nordamericani. E tanto meglio se va a scapito degli affari della Johnson & Johnson.

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