Cosa ci insegna il caso di Harry e Meghan

La maggior parte delle persone è impiegata per quello che fa. Altre trovano lavoro per quello che sanno. Tuttavia, poche persone trovano la loro funzione esclusivamente in ciò che sono.

Dei tre lavori, quest’ultimo è di gran lunga il più importante e difficile. Gli altri due comportano situazioni in cui gli individui possono riposarsi dalle loro occupazioni. Il terzo lavoro invece richiede che le persone rappresentino ciò che sono in ogni momento e luogo. Devono essere all’altezza degli standard specifici che li definiscono e per i quali sono noti.

Questo è stato il caso di Harry e Meghan, duca e duchessa di Sussex, che un tempo vivevano come parte della famiglia reale d’Inghilterra. Il loro ruolo era quello di essere modelli quasi fiabeschi per un mondo che ne ha bisogno. Sono stati chiamati a incarnare quanto di più eccellente c’è nella nazione britannica in modo che altri potessero sforzarsi di imitarli.

Il tragico racconto all’Oprah Winfrey Show

Tutti ora conoscono la loro tragica storia. Nella recente intervista allo show di Oprah Winfrey la coppia ha cercato di giustificare l’abbandono del loro ruolo di modelli. Hanno espresso invece il desiderio di vivere una contraddizione: mentre vogliono condurre una vita normale, vogliono godersi e incassare la notorietà derivante dal loro ruolo straordinario.

Molti hanno guardato l’intervista con fastidio. Un esercizio di vittimismo “woke”* in cui la coppia ha accusato la famiglia reale di razzismo, elitismo e altri malanni, inveendo contro il sistema monarchico che richiede servizio e moderazione. I due reali si sono divertiti ridefinendo liberamente i loro ruoli secondo il loro volere.

Molti potrebbero essere tentati di liquidare l’intero episodio come una prova del marciume di tutte l’élite e pensare che il mondo sarebbe migliore senza di loro.

Personaggi rappresentativi

Una tale conclusione è in contrasto con il mondo reale. Le persone hanno bisogno di figure eroiche che possano incarnare il meglio dell’umanità. Devono esserci persone che stabiliscano uno standard. Tali figure sono capaci di grandi prodezze e azioni. Tuttavia, il loro ruolo principale è quello di unire, armonizzare ed elevare la società con il potere della loro presenza. Portateli via e vedrete che la società decade nella mediocrità e nell’indolenza.

In effetti, i sociologi riconoscono questo bisogno innato e alcuni identificano queste figure con ciò che denominano “personaggi rappresentativi”. Come scrive lo studioso Alasdair MacIntyre, tali personaggi “sono, per così dire, i rappresentanti morali della loro cultura e lo sono per il modo in cui le idee e le teorie morali e metafisiche assumono attraverso di loro un’esistenza incarnata nel mondo sociale”.

“Un personaggio rappresentativo è una specie di simbolo”, scrive Robert N. Bellah. “È una maniera in cui possiamo riunire in un’immagine concentrata il modo in cui le persone in un dato ambiente sociale si organizzano e danno significato e direzione alle loro vite”.

Le vere élite unificano la società

Quindi, Harry e Meghan dovrebbero essere personaggi rappresentativi. Dovrebbero assumersi il sacrificio di essere modelli per la società. Il privilegio di far parte dei reali è semplicemente una piattaforma da cui possono offrire meglio un loro servizio disinteressato a tutti.

Il ruolo delle vere élite è quello di essere personaggi rappresentativi che incoraggiano, persuadono e interpretano tutto ciò che c’è di più eccellente nella società. Per quanto riguarda i reali, essi mirano a standard così elevati che molti spesso li considerano roba da fiabe. Questo è il motivo per cui tutti i livelli della società trovano beneficio in personaggi rappresentativi. Lungi dal provocare lotte di classe, queste persone servono a unificare la società attorno a ideali sublimi. Il loro ruolo è sacrificarsi per il bene comune della nazione.

Così, la regina attira il rispetto di tutti, anche dei due reali erranti. Nonostante i suoi limiti, porta molto bene i suoi novant’anni, rappresentando la nazione britannica con grazia e dignità. Lei è un simbolo vivente di stabilità, abnegazione e decoro in un mondo freddo, crudele e instabile.

False élite: da eroi a vittime

La società postmoderna distrugge le narrazioni che danno un supporto ai personaggi rappresentativi, incoraggiando l’auto-esaltazione e il successo senza doveri connessi.

L’intervista di Oprah Winfrey ai reali lo ha dimostrato bene, presentando un modello di false élite che detengono una visione egoista e individualista priva di standard oggettivi di eccellenza. Tutto è soggettivo e introspettivo. Le questioni più importanti sono emotive e appassionate. Tutto riguarda se stessi, non il servizio degli altri.

Se per caso gli eventi vengono a rivoltarsi contro queste false élite, i protagonisti si rivoltano contro il sistema con risentimento e amarezza. Le false élite non conducono più comportamenti eroici e si lamentano dell’ingiustizia dello stesso sistema, che offre loro tanti privilegi. Lo sforzo estremo dell’eroe è sostituito dalla facile indolenza della vittima che pretende tutto.

Perciò, molte persone trovano il motivo per denunciare la palude delle false élite che distruggono la società con la bruttura dei loro cattivi esempi.

Questi personaggi non rappresentativi non ispirano e non ingannano nessuno. Al contrario, le false élite sono come il sale del Vangelo che perde il suo sapore. Non serve a niente se non a essere calpestati, che è ciò che fanno le moltitudini disprezzate.

Il bisogno di buone élite

Contrariamente allo spirito populista dei tempi, la società ha bisogno di buone élite costituite da quei personaggi rappresentativi che i sociologi ritengono essere essenziali.

La società ha bisogno di modelli e i giovani hanno bisogno di eroi. La gente è stanca di agende politiche ideologiche e partitiche. Deve esserci chi si sacrifica per il bene comune.

Soprattutto, questo tipo di società presuppone l’aiuto della grazia di Dio per superare la debolezza della natura umana decaduta. Ecco perché le vere élite sono naturalmente cristiane. La loro figura suprema è Nostro Signore Gesù Cristo, che abbracciò la Croce e morì su di essa per fornire un modello divinamente eroico per tutte le età a venire.

 

*La tendenza “woke”, parola traducibile come risveglio, prende sempre più corpo nei paesi di lingua inglese. Consiste nel rivolgere una sistematica accusa ai popoli occidentali di avere discriminato ed emarginato altre etnie e culture, accompagnando questa accusa non solo dal rifiuto teorico dei valori dell’Occidente ma anche dalla distruzione dei suoi simboli. Il paradosso del movimento “woke” sta nel fatto che fiorisce più negli ambienti degli accusati che in quello degli accusatori. 

Image Credit: Mark Jones/CC BY 2.0

Fonte: Return to Order, Marzo 2021. Traduzione a cura di Fatima Oggi

© La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su email
Condividi su whatsapp

Newsletter

Newsletter_left

  • Hidden
  • Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.

Archivi

Post Recente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.