Lo spirito di Hollywood contro lo spirito della Croce

Poche istituzioni oggi ispirano più disprezzo tra gli americani timorati di Dio come Hollywood. Solo il nome “Hollywood” evoca immagini di celebrità sfarzose e degenerate in abiti sgargianti che usano la loro ricchezza e influenza per fare la guerra a ciò che resta della moralità cristiana.

Molto più sottile di questa immoralità sessuale e, in definitiva, più dannosa, è la diffusione di una mentalità rivoluzionaria che contraddice la Fede Cattolica al più profondo livello col negare gli effetti del Peccato Originale di Adamo e considerando che lo scopo della vita sulla Terra è la ricerca della felicità fisica e materiale. Pertanto, il peggiore dei mali è la sofferenza in qualsiasi forma e in qualsiasi grado. Secondo questa mentalità, la sofferenza va sradicata con la rapidità ed efficienza che la medicina, la scienza e la tecnologia permettano. 

Potremmo chiamare questa mentalità “lo spirito di Hollywood”. Come una goccia d’olio su un foglio di carta, essa ha imbevuto profondamente la nostra cultura. E costituisce una delle cause principali della nostra crisi moderna, dal disfacimento familiare all’abuso di droghe e praticamente a ogni altro male sociale che oggi vediamo. 

Alcuni dei suoi frutti più amari lì ritroviamo, naturalmente, nella stessa Hollywood. Un esempio particolarmente saliente è stato il suicidio dell’attore e comico Robin Williams. Pochi a Hollywood hanno incarnato il successo e l’ottimismo spensierato come Robin Williams. Aveva un seguito globale di fan, riconoscimento unanime, prestigio e ricchezza. In breve, era un modello di successo mondano.

L’11 agosto 2014, il mondo rimase sotto shock scoprendo che Williams si era ucciso nella sua casa di San Francisco. Il suo assistente personale lo scoprì appeso a una cintura allo stipite di una porta nella sua camera da letto. Il San Francisco Chronicle riferiva sconcertato che il 63enne era “un uomo che apparentemente aveva tutto ma che inspiegabilmente decise di impiccarsi”1.

Dopo il suo suicidio, alcuni fatti iniziarono lentamente a venire a galla. Per anni era stato alcolizzato e aveva anche assunto droghe pesanti come la cocaina. Soffriva di depressione. Non conosciamo tutti i fattori che lo portarono all’abuso di droghe, alla depressione e al suicidio. Ma sappiamo che droghe, grave immoralità sessuale, depressione, abuso di alcol e suicidi sono così comuni a Hollywood da essere ritenuti normali, non eccezionali. 

Certo, questo spirito e i suoi tragici effetti non sono assolutamente esclusivi di Hollywood. La cultura della Silicon Valley, ad esempio, condivide questa filosofia utopica. Credono che ogni problema umano, e quindi ogni fonte di sofferenza, possa essere risolto. Abbiamo solo bisogno di trovare la giusta startup, sviluppare la giusta tecnologia e scrivere l’algoritmo appropriato. Possiamo persino sfuggire alla sofferenza ultima: la morte.

Tragicamente, lo spirito di Hollywood è diventato la mentalità scontata della nazione, con risultati tanto disastrosi quanto prevedibili. La generazione di americani che vive nei primi decenni del ventunesimo secolo è probabilmente quella più infelice, disfunzionale e proclive al suicidio della nostra storia. Secondo il New York Times, un terzo degli adulti e degli adolescenti americani soffre di ansia2. Le overdose di droghe ora uccidono più persone che le armi da fuoco e gli incidenti automobilistici3.  Oltre il 60% delle morti per armi da fuoco non sono omicidi, ma suicidi4. Nel 2011, il suicidio ha sorpassato l’omicidio come la seconda causa di morte tra gli adolescenti5.

Il diniego del Peccato Originale 

La Chiesa cattolica insegna che la morte e la sofferenza sono una conseguenza del peccato originale che abbiamo ereditato dai nostri Progenitori. Dopo il peccato originale, tutte le persone hanno in se stesse una tendenza molto forte al peccato, al disordine e alla malvagità. Ognuno subisce gli effetti del peccato originale in un modo leggermente diverso, ma tutti ci sentiamo spinti a provare disagio per la virtù, l’ordine, il dovere e la bontà. Il fondamento della spiritualità cattolica è costituito della chiamata a condurre una guerra interna incessante contro questo rifiuto per l’ordine rivolgendoci a Dio e alla Madonna, con l’ausilio della preghiera e dei Sacramenti. In caso contrario, corriamo il rischio che questa sete di peccato e di rifiuto dell’ordine abbiano la meglio dentro di noi.  

L’umanità ha bisogno di sofferenza 

Immaginiamo di dover prendere un uomo concepito nel peccato originale, con tutti i difetti e le cattive tendenze che porta con sé, per collocarlo in un luogo come il Giardino dell’Eden. Egli sarà circondato da ogni piacere fisico, ma il semplice fatto di non provare alcuna sofferenza inizierebbe a causargli un certo malessere, disagio, noia e infine infelicità e frustrazione. 

Perché? Perché dopo il peccato originale la natura umana richiede di essere sfidata delle prove, dalle difficoltà e dalla sofferenza al fine di sviluppare le nostre qualità e praticare la virtù. Senza difficoltà e avversità, semplicemente non possiamo svilupparci. 

La sofferenza è un tipo di ossigeno per le virtù. Senza questo ‘ossigeno’, le nostre virtù appassiscono e muoiono, oppure non crescono mai. Anche se il nostro ipotetico personaggio non commettesse mai un peccato mortale, senza prove e sofferenze non si innalzerebbe mai a nessun livello di virtù, men che meno a qualsiasi forma di grandezza dell’anima, come quella dei santi. 

La capacità di soffrire

Dio ha creato la natura umana con determinate facoltà o poteri. Abbiamo le facoltà intellettuali e le facoltà “sensibili”, i nostri cinque sensi. Queste facoltà sono buone di per sé. 

Il professor Plinio Corrêa de Oliveira descriveva un fenomeno che aveva osservato nell’animo umano che, pur non essendo una vera facoltà o capacità, poteva per analogia essere considerato tale. La chiamava facoltà “suffritiva” e si riferiva alla capacità di soffrire, e anche al bisogno psicologico dell’anima umana di soffrire, come risultante del peccato originale. In altre parole, abbiamo bisogno della sofferenza così come il nostro corpo ha bisogno di esercizio, la nostra mente ha bisogno di stimoli e la nostra anima ha bisogno di bellezza. 

Prendiamo gli esercizi fisici. Dopo il peccato originale, il nostro corpo ha bisogno di una certa quantità di esercizi per mantenersi in forma. In esso noi accumuliamo energie che devono essere consumate. Senza esercizi, iniziamo a diventare irritabili e a sentirci male. La sofferenza causata da questo disagio  è peggiore della fatica derivante dall’esercizio.

Al contrario, di solito proviamo un grande benessere dopo l’esercizio. Allo stesso modo, quando questa facoltà “suffritiva” non viene esercitata, sperimentiamo vuoto e frustrazione.  

La vera fonte della felicità 

La vera felicità su questa Terra arriva solo quando accettiamo tutte le sofferenze che Dio ci invia in funzione della nostra vocazione individuale nella vita. È quando discerniamo la nostra vocazione personale e vi facciamo ruotare la nostra vita attorno, dandole tutto il nostro cuore, anima e mente, accettando pacificamente ogni sofferenza che Dio si degna di inviare sulla nostra strada, che otteniamo la vera gioia terrena in attesa della beatitudine eterna del Paradiso. 

Nostro Signore Gesù Cristo lo ha illustrato nel Vangelo con la donna che sta per partorire. L’apprensione che ha per ciò che deve venire può essere molto grande, e potrà soffrire terribili dolori quando arriva il momento di partorire, ma dopo la nascita del bambino il suo dolore si trasforma immediatamente in gioia per aver portato nel mondo una nuova persona. Sebbene la maternità sia piena di sofferenze, la donna che realizza la sua vocazione terrena di madre e accetta quelle sofferenze sperimenta anche la vera gioia. Può guardare indietro con soddisfazione per aver sopportato quelle prove e adempiuto alla sua missione. 

Lo stesso si può dire per gli uomini che soffrono in guerra. I veterani spesso ricordano quel servizio come il momento clou della loro vita guardando indietro con affetto ai tempi in cui soffrirono e si sacrificarono per il loro paese.  

Il male aiuta l’uomo a capire la bontà 

Il male e la sofferenza possono svolgere una funzione preziosa per l’umanità. Comprendiamo meglio il bene quando lo confrontiamo con il male. La psicologia umana impara le cose meglio attraverso i contrasti, e questo vale soprattutto per il bene e il male. Nel contrasto siamo in grado di capire le cose in modo più profondo. 

Prendiamo in considerazione ad esempio le grandi eresie della Chiesa primitiva. L’arianesimo, il nestorianesimo, lo gnosticismo, il manicheismo, l’iconoclastia, il pelagianesimo e le altre eresie furono alcuni dei peggiori mali che abbiano mai afflitto la Chiesa cattolica e portarono molte anime alla perdizione. Tuttavia, queste eresie furono delle occasioni per lo sviluppo della teologia e delle dottrine della Chiesa. La Chiesa è cresciuta nella comprensione delle verità divine quando è stata obbligata a confutare e condannare questi errori. Il Credo di Nicea, ad esempio, fu scritto per confutare le molte nozioni eretiche sulla natura di Dio, di Nostro Signore Gesù Cristo e della Chiesa.

Comprendiamo veramente meglio la bellezza, la bontà e la grandezza di Nostro Signore Gesù Cristo mettendole a confronto con la malizia, la perfidia, la sporcizia e il disonore di Giuda. 

Una civiltà che cerca di nascondersi tutto ciò che è sgradevole e finge che il male non esista, che cerca di sradicare tutta la sofferenza, che forma e deforma la sua cultura, arte e letteratura, in accordo con questa visione del mondo, che abbraccia le cose dolci di questa terra ma rifiuta le croci, produce una società molle e sdolcinata destinata a decadere.  

Come il cattolico deve affrontare la sofferenza 

Il vero cattolico dovrebbe affrontare la sofferenza con eroismo assumendo l’atteggiamento opposto a quello del mondo. Dobbiamo prepararci ad accettare la sofferenza che Dio ci manda. Alcuni cattolici hanno l’idea sbagliata che la tentazione sia una catastrofe, vedendola come un segno che la persona è in decadenza spirituale. Una persona semplicemente non dovrebbe subire tentazioni. La vita spirituale dovrebbe scorrere in avanti come un treno scorre sui binari. 

Al contrario, il cattolico dovrebbe affrontare la sofferenza non come chi trema di preoccupazione al pensiero di un disastro imminente, ma come un cacciatore nella boscaglia africana che dà la caccia a un leone. Quando il cacciatore incontra un leone, non pensa a se stesso: “Oh no, che disastro! C’è un leone laggiù! Povero me! Che farò?”. 

Il male e la sofferenza sono come quel leone. Dobbiamo cercare quel leone per ucciderlo. È bello ed eroico dare la caccia a quel leone; è vile e vergognoso fuggirlo. Il leone non è un disastro, ma un’occasione di eroismo.  

“Amici della Croce”

Forse il più grande trattato sulla gloria e grandezza della sofferenza è quello di San Luigi Maria Grignion de Montfort nella sua Lettera agli amici della Croce6.  Questa breve opera è un tesoro di dottrina e di consigli per quei cattolici che desiderano veramente vivere la loro consacrazione alla Madonna. È per quei pochi che desiderano percorrere il sentiero duro e angusto fino alle vette della santità, combattendo contro i nemici di Nostro Signore e della Sua Chiesa.

Cosa intende lui per “Croce”? La croce è l’insieme di tutto ciò che dovremmo soffrire per salvare le nostre anime. Prima di tutto comprende gli sforzi richiesti per la nostra santificazione; secondo, le disgrazie che ci capitano; e in terzo luogo, i nostri limiti e difetti personali. 

La santificazione consiste nel combattere nelle nostre anime le cattive inclinazioni dovute al peccato originale e al peccato attuale. 

La sventura è la sorte di ogni essere umano perché non c’è nessuno che non subisca disgrazie nella vita. Il professor Plinio Corrêa de Oliviera commentava che, da ragazzo,  sentiva le pie donne più anziane di San Paolo descrivere una disgrazia o un disastro con l’espressione “Dio mi ha visitato”. I cattolici di quel tempo conservavano ancora l’idea che la sfortuna fosse, in effetti, un dono di Dio per il nostro miglioramento e la nostra santificazione. 

Le limitazioni possono essere fonte di sofferenza, siano esse di intelligenza, abilità, temperamento o qualsiasi altra qualità. Spesso siamo tentati di confrontarci con gli altri e di essere invidiosi delle loro superiorità. Piuttosto che invidiare ciò che hanno gli altri, dobbiamo accontentarci di ciò che Dio ci ha dato e, soprattutto, ammirare ciò che Egli nella sua infinita saggezza ha concesso agli altri. 

La “Grande Via” e la “Piccola Via” 

Il professor Plinio Corrêa de Oliveria descrive due modi per portare la propria croce. Il primo è il modo classico o “Grande Via”. È il modo in cui i santi del passato come Sant’Ignazio di Loyola, Santa Teresa d’Avila o Sant’Alfonso de’ Liguori abbracciarono la sofferenza. Si sono visti messi davanti al loro dovere, hanno capito che c’era una grande sofferenza da affrontare, hanno deliberato in modo maturo su quella sofferenza e con un atto forte di volontà le sono andati incontro con gradualità e metodo. 

La nostra generazione, tuttavia, con la sua fragilità, volontà indebolita e peccati, trova molto più difficoltà a portare le sue croci. Siamo, per così dire, spiritualmente handicappati. Le grandi sofferenze dei martiri e dei santi spesso ci spaventano. Sentiamo molto profondamente la nostra insufficienza. 

È qui che entra in gioco la Madonna. Dovremmo avvicinarci a lei e chiederle: “Madre mia, sono troppo debole per affrontare questi doveri. Il semplice pensiero mi fa tremare. Se lo desideri da me, dammi una grazia speciale, opera nella mia anima, rapidamente, in modo sublime, con un’efficacia speciale. Con il regime di grazia ordinaria, non ce la faccio. Quindi vi prego di darmi entusiasmi, favori, aiuti, affinché, a un certo momento, la mia povera anima sia capace”. 

La Madonna prende l’anima debole e la porta sulle sue spalle, in modo molto dolce e agevole. La croce esiste ancora, ma non è più così pesante. Questo era il modo in cui santa Teresa di Lisieux portava la propria croce.  

Il Grande Costruttore 

San Luigi di Montfort paragona Dio a un grande costruttore, e ognuno di noi a una pietra viva con cui Dio edificherà la sua chiesa: 

“Non dovete ignorare di essere dei templi viventi dello Spirito Santo e che dovrete, da pietre viventi, essere collocate da questo Dio d’amore nell’edificio della Gerusalemme celeste. Aspettatevi quindi di essere modellati, tagliati e cesellati dal martello della Croce; altrimenti rimarrete come pietre grezze che non servono a niente, disprezzate e respinte. Assicuratevi che il martello vi colpisca e fate attenzione allo scalpello che vi taglia e alla mano che vi modella! Forse questo abile e amorevole architetto vi vuole fare una delle prime pietre del suo eterno edificio e uno dei più bei ritratti del suo regno celeste. Quindi lasciatelo fare; Egli vi ama, sa cosa sta facendo, ha esperienza; tutti i suoi colpi sono abili e amorevoli; non ne sbaglia uno, a meno che non lo rendiate inutile con la vostra impazienza (Lettera agli Amici della Croce, n. 28).” 

L’essenza della nostra Sacra Schiavitù d’Amore alla Madonna secondo il metodo di San Luigi di Montfort è il desiderio di consacrarsi per accogliere la sua mentalità ed essa consiste soprattutto nello spirito della croce.

Secondo Plinio Corrêa de Oliveira, inerente a questa grazia è una trasformazione sottile ma molto radicale nell’anima, che comincia a provare un vero e proprio trasporto per la Madonna, ovvero un’ammirazione meravigliosa e travolgente, talmente forte da desiderare di darsi interamente all’oggetto della sua ammirazione, desiderando servirla, obbedirla e persino offrire se stessa in olocausto per quell’oggetto. L’unico modo perché la croce sia attraente è considerare Colui che vi è inchiodato e ricevere da Lui la forza necessaria per accoglierla. L’amore per la croce nasce dal nostro rapimento per le cose di Dio, per la passione di Nostro Signore, per la Chiesa.  

Un “amico della Croce” sarà un crociato 

Un “amico della Croce”, cioè un’anima che si fa trasportare per la Passione, la Croce e la Morte di Nostro Signore desidererà naturalmente combattere i nemici della Croce. Sarà naturalmente combattivo. San Luigi di Montfort non predicava uno Spirito della Croce mediocre o autocommiserante. Al contrario, considerava gli amici della Croce un esercito invincibile di crociati in lotta strenua con i nemici della Chiesa: 

“Voi siete uniti insieme, Amici della Croce, come i crociati, per combattere il mondo, non fuggendo come certe anime di religiosi e religiose, per paura di essere sconfitti, ma come valorosi e coraggiosi guerrieri sul campo di battaglia, senza cedere terreno né scappare via. Coraggio! Combattete valorosamente! Congiungetevi fortemente in un’unione di menti e cuori, infinitamente più forte e più terribile per il mondo e per l’inferno di quanto siano le forze armate di un grande regno per i suoi avversari. Se i demoni si uniscono per distruggervi, voi dovete unirvi per sconfiggerli. Gli avari si uniscono per commerciare e accumulare oro e argento; voi dovete unire i vostri sforzi per ottenere i tesori dell’eternità, nascosti nella Croce. I libertini si uniscono per divertirsi; voi dovete unirvi per soffrire” (Lettera agli Amici della Croce, n. 2). 

La nostra vocazione di cattolici è quella di contrastare gli errori dei nostri tempi. Se vogliamo essere veri amici della Croce, dobbiamo resistere alla tentazione di conformarci a questi errori ed essere fortemente impregnati delle verità che questa epoca nega, rifiutando completamente tutto il suo odio per la Croce di Cristo. 

Sarebbe una sottovalutazione dire che viviamo in tempi di crisi straordinaria e tempi di crisi straordinaria richiedono un eroismo straordinario. Il relativismo morale imperante è il più grande nemico che la Chiesa e la civiltà cristiana abbiano mai affrontato, una minaccia di gran lunga peggiore dei turchi nella battaglia di Lepanto o persino dei leoni dell’arena romana. Abbiamo bisogno di un eroismo proporzionato a questa minaccia. 

Un fedele servitore della Madonna, un vero amico della Croce, riceverà la grazia di questo eroismo. Riceverà l’eroismo morale che gli darà la forza d’animo per sopportare le grandi prove, gli inganni, le calunnie, i fallimenti, tutto ciò che l’uomo può aspettarsi di sopportare in questa vita, e soprattutto avrà il grande eroismo morale di affrontare gli errori dei nostri giorni. La Madonna gli concederà grazie speciali di eroismo, fiducia e perseveranza fino alla vittoria finale in questa grande Crociata del ventunesimo secolo, una vittoria promessa cento anni fa a Fatima: il trionfo del Suo Cuore Immacolato.

Note

  1. Peter Fimrite, Evan Sernoffsky e Henry K. Lee, SFGATE, “Grim details of Robin Williams’ death released by investigators” aggiornato al 13 agosto, 2014, at https://www.sfgate.com/bayarea/article/Investigators-Robin-Williams-hanged-himself-5683229.php
  2. Benoit Denizet-Lewis, The New York Times Magazine, “Why Are More American Teenagers Than Ever Suffering From Severe Anxiety?” 11 ottobre 2017, in https://www.nytimes.com/2017/10/11/magazine/why-are-more-american-teenagers-than-ever-suffering-from-severe-anxiety.html
  3. APcommentando CBS News, “Drug overdoses now kill more Americans than guns” pubblicato prima il 9 dicembre 2016, aggiornato l’11 dicembre 2016, in https://www.cbsnews.com/news/drug-overdose-deaths-heroin-opioid-prescription-painkillers-more-than-guns/
  4. Margot Sanger-Katz, The New York Times, “Gun Deaths Are Mostly Suicides” 8 ottobre 2015, in https://www.nytimes.com/2015/10/09/upshot/gun-deaths-are-mostly-suicides.html
  5. Alicia Vanorman and Beth Jarosz, “Suicide Replaces Homicide as Second-Leading Cause of Death Among U.S. Teenagers” pubblicato il 9 giugno, 2016, in http://www.prb.org/Publications/Articles/2016/suicide-replaces-homicide-second-leading-cause-death-among-us-teens.aspx or https://www.prb.org/suicide-replaces-homicide-second-leading-cause-death-among-us-teens/
  6. San Luigi Grignion de Montfort, Letters to the Friends of the Crossat http://www.ewtn.com/library/Montfort/lfcross.htm

Fonte: Tfp.org, 26 Dicembre 2018

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